Claudio Marini
Viterbo – C’è anche una ventenne viterbese tra le presunte vittime del “regista” che con la scusa dei casting avrebbe violentato tra Roma e Milano oltre una decina di aspiranti attrici.
La giovane ha sporto denuncia nel 2020. Dopo un primo provino conoscitivo, il regista l’avrebbe invitata a casa sua per provare a interpretare con lui una scena “hot”.
“La forza dell’amore”, “Un gioco pericoloso”, “Miele amaro” i titoli dei fantomatici film che avrebbe dovuto girare.
Imputato un cinquantenne originario di Frosinone, Claudio Marini, arrestato a Roma il 14 agosto 2021 alla vigilia di Ferragosto. Dopo un anno di carcere, è ai domiciliari rafforzati dal braccialetto dallo scorso mese di settembre.
Tredici le aspiranti attrici vittime con cui si sarebbe spacciato, in maniera”seriale”, per stimato regista e produttore cinematografico, alla ricerca di una protagonista per un suo nuovo film, responsabile della fantomatica agenzia “Trend Communications”.
Il processo per violenza sessuale ai danni della giovane viterbese, per cui Marini è stato rinviato a giudizio mentre era già recluso a Regina Coeli, è entrato nel vivo davanti al collegio del tribunale di Roma il 17 novembre. Al cinquantenne viene contestata l’aggravante della recidiva. È stato sentito come testimone il carabiniere che per primo ha raccolto la denuncia della ventenne, parte civile con l’avvocato Luigi Mancini. Riprenderà il prossimo mese di febbraio.
Nel frattempo prosegue l’altro processo, sempre per violenza sessuale, con 12 parti offese, otto ragazze di Roma e quattro di Milano, tutte sotto i 30 anni, in seguito all’unificazione nella capitale dei due procedimenti promossi dalle procure capitolina e lombarda.
A Roma si sarebbe fatto chiamare Alex Bell, a Milano invece per tutti sarebbe stato semplicemente David.
Il difensore di parte civile Luigi Mancini
Per cominciare un colloquio professionale
Secondo l’accusa, l’imputato, difeso dagli avvocati Mario Di Sora del foro di Frosinone e Sarah Grieco del foro di Cassino, avrebbe promosso online, su un sito specializzato, un casting per selezionare delle giovani attrici in vista della produzione di un suo nuovo film. La ventenne viterbese si sarebbe iscritta ai provini pubblicizzati dal cinquantenne.
L’imputato avrebbe poi invitato la ragazza a un primo incontro conoscitivo in un ufficio di via della Sforzesca, presentandosi all’aspirante attrice come un importante regista e produttore cinematografico.
I due avrebbero iniziato a chiacchierare, Marini avrebbe osservato bene la giovane, come un vero professionista alla ricerca dell’attrice perfetta per una buona riuscita di un progetto. Le avrebbe descritto il film in produzione ed esaminato il curriculum della candidata, senza avances di alcun tipo. Un appuntamento professionale. A colloquio finito, per i pm, la ragazza l’avrebbe colpito in positivo.
Fast food e “provino” in appartamento
Il cinquantenne avrebbe poi dato un altro appuntamento alla ventenne, presso un fast food di viale Giulio Cesare. “Per fare un secondo provino per il ruolo cinematografico in questione”, scrive negli atti il sostituto procuratore Stefania Stefania, titolare del fascicolo.
La ragazza si sarebbe presentata, puntuale. L’imputato l’avrebbe fatta salire nella sua auto e “da qui la conduceva con la propria automobile – si legge nel capo d’imputazione – presso un appartamento, luogo che a suo dire utilizzava come ufficio”.
Ma, una volta saliti nell’appartamento, secondo quanto ricostruisce l’accusa, l’imputato avrebbe detto alla ragazza di recitare tra le mura del locale alcune scene hot del copione.
“Baciami, fa parte del copione”
“Baciami, fa parte del copione”, avrebbe detto alla persona offesa palpeggiamdole glutei e seni. Secondo il pm, il cinquantenne “si era sostituito ad un produttore cinematografico regista – ricostruisce il magistrato nel capo d’imputazione – e induceva la vittima a compiere atti sessuali contro la sua volontà tali da impedire una pronta reazione di difesa”.
Gli abusi su aspiranti attrici, sfociati come detto anche in un maxi processo con il numero record di 12 parti offese tra Milano e Roma, sarebbero proseguiti anche in piena emergenza Covid, prospettando alle vittime partecipazioni a casting di nuovi film da girare non appena terminato il lockdown.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva
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