Violenza di genere – Foto di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – “Dopo 18 anni, ho lasciato il mio lavoro per la mia integrità psico-fisica”, ha detto al giudice, raccontando in aula il suo calvario, l’impiegata di banca viterbese di 46 anni costretta a licenziarsi, secondo l’accusa, da un ex collega ed ex sindacalista 69enne, finito a processo per diffamazione e su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio per stalking.
Fatti avvenuti tra il 2019 e lo scorso mese di marzo, quando la parte offesa ha rassegnato le dimissioni.
Caso ha voluto che la vicenda sia venuta alla luce il 3 dicembre, in occasione della ricorrenza della Giornata internazionale delle persone con disabilità.
La presunta vittima, parte civile con l’avvocato Giuseppe Picchiarelli, è infatti mamma di un minore disabile e proprio i permessi legati alla legge 104 sarebbero stati all’origine della persecuzione, scaturita dal rifiuto della donna a un trasferimento che, nel 2019, avrebbe scatenato le ire del sindacalista, all’epoca già in pensione da un anno.
Contro la donna perfino una foto postata su Facebook durante il lockdown, in cui fa i compiti in dad col figlio, con la didascalia “mi rilasso in 104”.
Viterbo – Un’aula del tribunale
Le dà dell’imboscata e definisce “famigerata” la 104
L’imputato, scrivendo mail ai colleghi, e anche ai vertici dell’istituto, le avrebbe dato dell’imboscata, di quella che le rare volte che sta in ufficio passa ore al telefono per fatti suoi o a scrivere lettere per le innumerevoli associazioni cui appartiene, di prendere apposta appuntamenti coi clienti nei giorni in cui già sa che non ci sarà, arrivando a definire “famigerata” la legge 104.
Abbracciata al figlio disabile scrive “mi rilasso in 104”
Tra le contestazioni ce n’è una relativa al periodo del lockdown. L’imputato, a giugno del 2020, esternando frasi offensive della sua reputazione, avrebbe inviato a firma “Pasquino” una mail a diversi dipendenti dello stesso istituto di credito, corredata da una foto della parte offesa abbracciata al figlio disabile, mentre stanno davanti al computer a fare i compiti in dad, che era stata postata su Facebook dalla vittima accompagnata dalla didascalia “mi rilasso in 104”, ironica secondo la donna e anche secondo l’accusa, come si evince dal contesto.
Contro la collega anche un esposto per truffa allo stato
Al centro sempre i permessi per il figlio disabile previsti dalla legge 104. “Nel luglio 2020 l’imputato presentò anche un esposto in procura contro di me – racconta la 46enne – in seguito al quale fu aperto un fascicolo nei miei confronti per truffa ai danni dello stato, poi archiviato”.
In calce alla mail “donna avvisata mezza salvata”
“Avevo timore dell’imputato – sottolinea la 46enne – anche perché il successivo mese di agosto, sempre del 2020, è stata diffusa una seconda mail con le stesse caratteristiche della prima, che riportava in calce la frase ‘donna avvisata mezza salvata’, avendo inoltre contezza di altre mail minacciose in cui l’imputato si dichiarava instancabile nel suo intento persecutorio”.
– Spinge collega a licenziarsi, ex sindacalista accusato di diffamazione e stalking
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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