Viterbo – (sil.co.) – Cavalli rubati, assolto il fratello denunciato dal fratello.
Cavalli rubati e bastonate tra fratelli, sono saliti così agli onori delle cronache i due processi in cui i due congiunti, in lite da anni per questioni ereditarie, sono sia imputati che parti civili, essendosi denunciati reciprocamente.
I fatti tra Arlena di Castro e Piansano.
Uno accusa l’altro, a processo davanti al giudice monocratico per lesioni gravissime, di averlo colpito alla testa con una bastonata, sette anni fa, riportando una prognosi di 110 giorni.
L’altro, assolto la settimana scorsa, era invece a processo davanti al got Roberto Cappelli per il presunto furto di quattro cavalli del fratello, risalente a otto anni fa.
Sono difesi, rispettivamente, dagli avvocati Corrado Cocchi e Luca Paoletti.
Il fratello difeso da Cocchi, l’11 maggio 2015, secondo l’accusa avrebbe spaccato un bastone sulla testa del fratello, nelle campagne di Arlena di Castro, in località Banditaccia.
Venerdì davanti al giudice Cappelli, è giunto invece a conclusione il processo in cui la presunta vittima della bastonata figurava come imputato, difeso da Paoletti.
Il 25 febbraio scorso, il fratello accusato del furto dei cavalli si è lasciato interrogare, fornendo la sua versione, a partire dal fatto che i cavalli fossero suoi e intestati al fratello, non ricordando però i colori esatti dei cavalli, nonostante nei libretti fossero indicati perfettamente.
Avrebbe inoltre ammesso di averli venduti a terzi senza chiedere al fratello proprietario, percependo dei soldi, e di avere fatto sfilare un cavallo senza chiedere nulla al fratello sapendo che non erano assicurati.
Era la festa di Sant’Antonio che si celebra ogni anno a Piansano. Nel 2014 l’imputato avrebbe prestato uno dei cavalli della parte civile agli organizzatori della manifestazione religiosa che lo hanno fatto sfilare per le vie del paese, cavalcato da una ragazza.
L’imputato, infine, avrebbe venduto i cavalli e poi fatto denuncia di smarrimento.
Il 16 dicembre l’accusa aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione, ma il giudice ha assolto l’imputato con la formula perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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