Hanno indagato i carabinieri, coordinati dalla Dda di Roma
Viterbo – Tenta di adescare una tredicenne, i genitori della vittima si costituiscono parte civile anche per la figlia al processo con giudizio immediato, per stalking e violenza sessuale su minori, che entrerà nel vivo coi primi testimoni in primavera davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
Imputato un quarantenne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, mentre la famiglia della parte offesa è assistita dall’avvocato Alessandro Fortuna. Ieri la prima udienza, mentre ad aprile sarà fissato un calendario per il prosieguo.
La richiesta di giudizio immediato della Dda di Roma che ha coordinato le indagini dei carabinieri è stata accolta lo scorso mese di ottobre. Il presunto “adescatore” è stato arrestato per stalking esattamente un anno fa, il 18 febbraio 2022, indagato a piede libero per violenza sessuale ai danni della tredicenne.
I fatti risalgono all’estate del 2021. Tra agosto e settembre, il quarantenne avrebbe ripetutamente importunato l’adolescente, ammiccando e facendo apprezzamenti a sfondo sessuale sul suo aspetto. Secondo l’accusa, avrebbe inoltre tentato di convincerla a salire in macchina.
“Quanto sei bella”, le avrebbe detto ammiccando, mentre lei camminava in strada e lui si trovava seduto al bar con alcuni amici. Secondo la difesa una battuta fine a se stessa, innocente, senza alcun secondo fine. Per il resto, sempre secondo la difesa del quarantenne, solo incontri casuali, come succede in un piccolo centro.
La tredicenne, incontrando nuovamente l’uomo per strada, si sarebbe impaurita e avrebbe raccontato ai familiari di temere che quell’adulto fosse un maniaco sessuale, in quanto le avrebbe sorriso e avrebbe cercato sempre di incrociare il suo sguardo.
Dopo meno di un mese, il 9 marzo 2022, l’uomo è stato rimesso in libertà con la misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 50 metri dalla vittima dal tribunale del riesame, su ricorso del difensore Luigi Mancini.
A febbraio di un anno fa, l’imputato è finito ai domiciliari rafforzati dal braccialetto elettronico su richiesta della Dda di Roma, competente per gli abusi su minori, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del centro in provincia di Viterbo dove risiedono sia la vittima che l’indagato.
Il quarantenne è stato denunciato dalla madre e dal fratello maggiore della ragazzina, per la quale avrebbe avuto una vera e propria ossessione, arrivando a mettere in atto le condotte tipiche degli stalker, con appostamenti, pedinamenti e facendosi trovare nei luoghi da lei frequentati.
Una volta, in particolare, avrebbe tentato di adescare la minorenne, avvicinandola mentre era alla guida della sua vettura, offrendole un passaggio in macchina. Evento che avrebbe terrorizzato la tredicenne.
Il quarantenne durante l’interrogatorio di garanzia si è difeso dicendo di essersi limitato a fare un complimento al passaggio della ragazzina, “come sei bella”.
A distanza di meno di un mese dall’applicazione della misura di custodia cautelare, è stato rimesso in libertà. col divieto di avvicinarsi a abitazione, scuola, negozio della madre della vittima nonché di comunicare con la stessa telefonicamente o con altri mezzi.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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