Viterbo – (sil.co.) – È stata rinviata a primavera l’udienza in programma ieri davanti al collegio del processo al pastore del lago di Mezzano arrestato il 13 gennaio dell’anno scorso quando la moglie, per sfuggire alle botte, avrebbe fatto 7 chilometri scalza e insanguinata per raggiungere la caserma dei carabinieri più vicina. Un caso che fece scalpore. Ieri, a distanza di oltre un anno, la presunta vittima avrebbe dovuto deporre in aula, per ricostruire l’accaduto. La coppia, nel frattempo, si sarebbe riavvicinata.
Carabinieri – foto di repertorio
Il marito, che sarebbe stato già ubriaco alle 11 del mattino, l’avrebbe pestata a sangue per non avere trovato il pranzo pronto, in uno dei casolari isolati nei 600 ettari di terreno invaso dai partecipanti al famoso rave party dell’estate di due anni fa sulle rive del lago di Mezzano. L’imputato è difeso dall’avvocato Enrico Valentini.
Lo scorso 13 luglio, davanti al collegio all’epoca presieduto dal giudice Elisabetta Massini, hanno testimoniato i carabinieri intervenuti per primi in soccorso della vittima dopo la chiamata al 112 in cui diceva “Correte, correte, mio marito mi ha picchiato, lago di Mezzano” prima che cadesse la linea.
“Scalza e insanguinata ha fatto 7 chilometri a piedi per sfuggire alle botte del marito”, hanno spiegato. “La linea è caduta quando il marito le ha strappato il telefono dalle mani per poi bruciarlo nel fuoco del camino acceso”, hanno precisato i militari alla pm Eliana Dolce, raccontando di essere accorsi sul posto, molto isolato.
Il marito era a casa, con la parte sinistra del volto e le mani insanguinate: “Ci disse che era sangue di animali, poi ha confessato che era il sangue della moglie che gli era schizzato addosso mentre la picchiava”. Anche la vittima aveva il viso e i vestiti grondanti sangue, a causa del feroce pestaggio.
La donna, scappata di casa senza scarpe e con un coltello in mano, per difendersi dal marito armato a sua volta di coltelli, avrebbe cominciato a correre lungo le strade sterrate, difficili da praticare perfino con trattori e fuoristrada, percorrendo tutto d’un fiato i 7 chilometri necessari per raggiungere la stazione dei carabinieri di Farnese.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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