Il tribunale di Latina (nel riquadro Claudio Moscardelli)
Latina – (sil.co.) – Concorsopoli pontina, dai candidati una valanga di richieste di accesso agli atti. Parlano i primi testimoni della difesa.
E’ ripreso giovedì il processo in corso a Latina ai tre imputati Claudio Moscardelli (ex segretario del Pd di Latina), Claudio Rainone e Mario Graziano Esposito (questi ultimi dirigenti della Asl). Moscardelli deve rispondere di rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione, Rainone e Esposito di falsità ideologica in atti pubblici e rivelazione di segreti d’ufficio.
Tra le parti civili la Asl di Viterbo e due delle partecipanti al concorso da 70 posti di assistente amministrativo-categoria C, indetto in forma aggregata tra Asl di Frosinone, Latina (ente capofila), Viterbo e Roma 3 finito nel mirino della guardia di finanza assieme al concorso per 23 posti come collaboratore amministrativo professionale cat. D indetto in forma aggregata tra Asl di Roma 3, Asl Latina (ente capofila), Asl Viterbo e Asl Frosinone.
Dopo l’estate la prossima udienza, fissata a inizio autunno. A inizio marzo, nel frattempo, il direttore generale dell’Asl di Latina, Silvia Cavalli, ha firmato una delibera con cui ha rigettato la richiesta di reintegro sul posto di lavoro formulata da Claudio Rainone dopo che il tribunale di Latina gli aveva revocato la misura interdittiva dal luogo di lavoro.
Tra i testimoni della difesa Esposito, al quale anche nei giorni scorsi è stato negato il reintegro, una dipendente, all’epoca collaboratrice amministrativa, arrivata nell’azienda sanitaria quando i due concorsi erano stati svolti, la quale ha spiegato che arrivarono, per quanto riguarda il concorso da 70 posti, tantissime richieste di accesso agli atti, circa 150.
I candidati avrebbero voluto conoscere nel dettaglio le loro prove per capire per quale ragione avessero ottenuto determinati punteggi. La testimone non avrebbe avuto contezza di eventuali contrasti dopo lo svolgimento dei concorsi, limitandosi a evadere le richieste di accesso agli atti nei 30 giorni stabiliti dalla legge e sulla base della documentazione che le veniva fornita.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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