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Tribunale - Operazione "Business&Friends" - Nel frattempo è morto in un incidente uno dei 9 imputati - Parte il divieto Telecom Italia

Maxitruffa ai gestori, nuovo stop del processo ai furbetti della telefonia

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Viterbo - Operazione "Business & friends" della squadra mobile

Viterbo – Operazione “Business & friends” della squadra mobile


Viterbo – (sil.co.) – Maxitruffa alle compagnie telefoniche, nuovo stop al processo ai 9 imputati uno dei quali nel frattempo, un 48enne, è deceduto, l’estate scorsa, in seguito a un drammatico incidente stradale.

Martedì scorso il collegio, a causa dei noti avvicendamenti di magistrati al tribunale di Viterbo, ha rinviato l’udienza a dicembre per una nuova calendarizzazione.

È il processo scaturito dell’inchiesta “Business&Friends” della pm Paola Conti, che si è chiusa l’8 marzo 2016 con la denuncia a piede libero di 9 calabresi, tutti imparentati, sei residenti al sud e tre al settentrione, tra cui due donne, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. 

Parte civile Telecom Italia, gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Remigio Sicilia, Domenico Gorziglia e Eleonora Olimpieri del foro di Viterbo. 

Esaurito il filone telefonia, quando sono stati scoperti, sarebbero stati in procinto di replicare la truffa coi tappeti persiani delle televendite televisive.


Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti


Al centro delle indagini decine di cellulari, tablet, smartphone e iPhone di ultima generazione forniti gratis, loro malgrado, dalle principali compagnie telefoniche.

Tutto è partito dalle indagini condotte dai poliziotti della squadra mobile della questura di via Romiti che, nel 2016, hanno sgominato la presunta banda in seguito a un tentativo di estorsione a un commercialista viterbese. 

Sarebbero stati l’ambita preda della banda di truffatori, un articolato sodalizio criminale che, secondo l’accusa, avrebbe fatto affari d’oro rivendendoli low cost, fino a metà prezzo. Con ricavi nell’ordine di decine di migliaia di euro.

Traditi dalle intercettazioni. “Quello non lo dobbiamo piglià, è difettoso”, si dicono al telefono parlando dell’ iPhone “pieghevole” le presunte menti, senza sapere di essere ascoltati, ovvero uno zio residente a San Benedetto Po, in provincia di Mantova, e il nipote, titolare di uno store a Cirò Marina, in provincia di Crotone.

Il trucco sarebbe consistito nel sottoscrivere a nome di familiari, conoscenti e amici – utilizzando anche partite Iva chiuse o scadute e pagando solo un paio di rate dei finanziamenti – contratti business e consumer con Wind, Tim, Vodafone, H3g e Teletu che prevedevano la fornitura delle più sofisticate e moderne diavolerie tecnologiche. Anche 6 contratti al giorno intestati a una stessa persona.

Una volta messe le mani sulla merce, si parla di 200-300 pezzi consegnati dai corrieri nell’ultimo trimestre 2014, questa veniva immessa subito sul mercato. Facendo gli “ordini” con un occhio attento al “borsino” degli articoli più di moda, per evitare di dover svendere.


Articoli: Truffa alle compagnie telefoniche, ripreso il processo alla banda sgominata dalla mobile – Furbetti della telefonia, Telecom Italia e Wind parti civili – Truffa dei telefonini, in nove traditi dalle intercettazioni –  “Furbetti della telefonia”, business da centinaia di migliaia di euro – Truffe a compagnie telefoniche, 9 indagati


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 aprile, 2023

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