Sul posto carabinieri e 118 – Foto di repertorio
Capranica – (sil.co.) – “Non ricordo di averla accoltellata”. Tentato femminicidio di Capranica, non ha chiesto scusa, né perdono – rilasciando spontanee dichiarazioni, senza sottoporsi a esame – l’ex poliziotto sessantenne Alberto Aniello, che nel primo pomeriggio del 29 gennaio 2021 ha colpito con cinque coltellate la compagna 56enne d’origine polacca mentre stava facendo le valigie per andarsene.
E dell’accoltellamento dice di non ricordare nulla. “Per non vedere che se ne stava andando via, mentre si preparava ho ingoiato un flacone intero di Xanax e una scatola di sonniferi. Mi sono risvegliato in ospedale la sera del 30 gennaio in ospedale, quando sono venuti a prendermi i carabinieri per portarmi al carcere di Vasto”, ha detto.
Nel carcere di Vasto avrebbe salvato la vita a un altro detenuto, mentre il 15 agosto 2008 avrebbe salvato la vita a un bagnante che stava annegando nel lago di Vico. “Io le vite umane le salvo e le donne per me sono sacre”, ha detto, interrompendosi spesso per la commozione, mentre la presidente del collegio lo invitava ad arrivare al punto.
Ma delle coltellate, sferrate tre all’addome e due alla schiena della parte offesa non ha riferito nulla, senza per l’appunto chiedere scusa o perdono alla vittima, che pure era presente in aula.
“La pena più severa è il dolore che mi porterà sempre dentro”, si è limitato a dire, spiegando di avere amato moltissimo la vittima, durante i quattro anni della loro relazione, iniziata il 18 dicembre 2016, dopo la fine di un matrimonio durato 22 anni e 30 giorni dopo un tentativo di suicidio.
“Lei aveva avuto un marito violento, suo figlio era in carcere in Polonia, la figlia viveva a Milano. Venendo a vivere con me,ha smesso di fare la badante. L’ho coperta di regali, ho dato soldi anche ai suoi familiari, i nostri battibecchi finivano dopo tre minuti con un sorriso, parlavamo di matrimonio”, ha detto al collegio Aniello, imputato di tentato omicidio e assistito dagli avvocati Amedeo Centrone e Federica Ambrogi.
Ultimo testimone della difesa il figlio 25enne, il quale ha parlato di uno scambio di messaggi e foto su Whatsapp con la vittima la sera stessa dell’accoltellamento che, a detta sua, sarebbero state “tranquillizzanti, perché lei sorrideva”, sctanenado la reazione del difensore di parte civile Alessia Moscardelli.
A luglio la discussione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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