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Tribunale - Testimone un militare - Ricoverato in clinica a sorpresa l'imputato - Interrogatorio rimandato

Accusato di minacce di morte alla moglie per la reversibilità, “Continue chiamate della coppia ai carabinieri”

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Carabinieri e ambulanza - Immagine di repertorio

Carabinieri e ambulanza – Immagine di repertorio

Tuscania – (sil.co.) – Avrebbe minacciato di uccidere la moglie per la reversibilità quando lo ha cacciato definitivamente di casa chiedendogli la separazione, ieri non si è presentato in aula facendo sapere tramite un messaggio al difensore Vincenzo Petroni di essere ricoverato in una clinica specializzata in pazienti psichiatrici e con dipendenze.

Si tratta di due vecchie conoscenze dei carabinieri di Tuscania, che avrebbero effettuato decine di interventi su chiamata di entrambi i componenti della coppia. Imputato e parte offesa sarebbero tuttora marito e moglie a causa del netto rifiuto dell’uomo ad accettare l’idea del divorzio. 

Il giudice Alessandra Aiello ha preso atto dell’assenza, rinviando alla prossima udienza l’esame imputato e la discussione, dopo di che ha disposto che comunque il processo proseguisse come da programma con l’ascolto di due testimoni. Lo scorso 22 marzo era stata la volta della parte offesa. I fatti risalgono al 2021.

Di nuovo nei guai un 42enne di Vetralla, più volte arrestato in passato e già condannato a un anno per maltrattamenti in famiglia prima di essere ripreso dalla moglie. Nel 2017 invece è stato assolto dall’accusa di percosse dopo che la stessa moglie, al secondo processo, ha giurato e spergiurato che si era trattato soltanto di uno schiaffo perché lei lo aveva morso, avendolo perdonato per l’ennesima volta e avendo ripreso a frequentare il marito, di nascosto dai carabinieri che dovevano controllarli, nonostante l’allontanamento.

Una volta, nel tentativo di nascondere le botte, apparse evidenti ai sanitari del pronto soccorso, disse al giudice che le capitava di cadere dalla finestra. Lei parte offesa, lui imputato, all’epoca in aula si mandavano baci a distanza. Poi è finita. A gennaio di due anni fa. 

Tra i testimoni un carabiniere che, dopo avere raccolto la querela della parte offesa, ha sentito le parti su delega della procura della repubblica di Viterbo. “Tra il 2018 e il 2021 solo noi, senza contare il reparto radiomobile, siamo intervenuti dieci volte su chiamata della coppia, di solito lei ma anche lui, entrambi predisposti ad essere alterati, non so se per l’alcol, per i farmaci o tutte e due, dal momento che entrambi hanno problemi di natura psicologica, anche se non sono competente per poterlo affermare con certezza”, ha spiegato il militare. 

Il tormentato matrimonio della coppia, celebrato il 19 settembre 2016, dopo un periodo di convivenza, è definitivamente naufragato a gennaio del 2021 quando la donna, di Tuscania, tornata a casa dopo un ricovero in ospedale per una seria patologia, lo ha cacciato e non ha voluto più vederlo.

Lo ha denunciato il 18 maggio 2021. “Voleva tornare a casa a tutti i costi. Nonostante avessi cambiato la serratura, dovevo barricarmi dentro, con una cassapanca dietro la porta per paura che la sfondasse per entrare. Alla fine mi sono dovuta trasferire in un altro appartamento, cambiare le mie abitudini e gli orari per evitare che mi rintracciasse”, ha proseguito.

Il carabiniere ha spiegato come la donna abbia ripreso le condotte del marito e i filmati siano stati raccolti in un dvd di cui l’accusa ha chiesto l’acquisizione nel fascicolo del processo, cui si è opposto il difensore non essendovi prova dell’origine e non essendo stati sottoposti ad alcuna perizia.

“Non ne vuole sapere della separazione, anzi minaccia di uccidermi per prendersi la reversibilità. E dice anche che ammazzerà i miei familiari, mio fratello e mia madre”, ha sottolineato la donna la scorsa udienza, dicendo che ancora oggi il marito continua a cercare di contattarla, anche tramite social. 


–  Lei lo caccia di casa, lui rifiuta la separazione e minaccia di ucciderla per ottenere la reversibilità 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 maggio, 2023

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