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Cronaca - È la pena richiesta per violenza sessuale ai danni di 12 vittime - In corso un altro processo dove la sola parte offesa è una ventenne della Tuscia

Provini “hard” a tredici aspiranti attrici tra cui una viterbese, regista rischia 9 anni

di Silvana Cortignani
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Claudio Marini

Claudio Marini


Viterbo – Violenza sessuale su tredici aspiranti attrici tra cui una viterbese, chiesti 9 anni per il “regista” Claudio Marini. 

Nei suoi confronti la procura di Roma ha chiesto mercoledì una condanna a 9 anni di reclusione per violenza sessuale ai danni di 12 presunte vittime, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, quattro a Milano e otto a Roma. La sentenza è prevista a settembre.

Tuttora in corso, invece, l’altro processo in cui è imputato per condotte analoghe ai danni della sola ragazza viterbese, una ventenne che sognava il mondo del cinema, parte civile con l’avvocato Luigi Mancini. La prossima udienza si terrà dopo l’estate.

Finito in carcere la vigilia di Ferragosto 2021 e rimesso in libertà per scadenza dei termini a metà gennaio, è il 51enne originario di Frosinone  che garantiva alle aspiranti attrici di farle recitare in film con star di Hollywood. “La forza dell’amore”, “Un gioco pericoloso”, “Miele amaro” i titoli delle fantomatiche pellicole che avrebbero dovuto girare. Anche in piena emergenza Covid, prospettando alle vittime partecipazioni a casting di nuovi film da girare non appena terminato il lockdown.

La ventenne viterbese, che ha sporto denuncia nel 2020, sarebbe stata anche lei intercettata con la solita scusa del casting: dopo un primo provino conoscitivo, il “regista” l’avrebbe invitata a casa sua per provare a interpretare con lui una scena “hot”.

Era il 2019 quando Claudio Marini, facendosi chiamare Alex Bell a Roma e semplicemente David a Milano, avrebbe messo in piedi una struttura credibile per selezionare ragazze che avevano il sogno di diventare attrici. Studi associati e uffici professionali per casting, sale d’attesa gremite di gente, una segretaria che si occupava di registrare i nomi, e poi lui, che si “vendeva” come l’uomo incaricato da due società (poi risultate essere inesistenti e non operative) come regista. 

Il processo per violenza sessuale ai danni della giovane viterbese, per cui Marini è stato rinviato a giudizio mentre era già recluso a Regina Coeli, è entrato nel vivo davanti al collegio del tribunale di Roma lo scorso 17 novembre, quando è stato sentito come testimone il carabiniere che per primo ha raccolto la denuncia della ventenne. Al 51enne viene contestata l’aggravante della recidiva.


L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini, difensore di parte civile della presunta vittima viterbese


Per cominciare un colloquio professionale 

Secondo l’accusa, l’imputato, difeso dagli avvocati Mario Di Sora del foro di Frosinone e Sarah Grieco del foro di Cassino, avrebbe promosso online, su un sito specializzato, un casting per selezionare delle giovani attrici in vista della produzione di un suo nuovo film. La ventenne viterbese si sarebbe iscritta ai provini pubblicizzati dal 51enne.

L’imputato avrebbe poi invitato la ragazza a un primo incontro conoscitivo in un ufficio di via della Sforzesca, presentandosi  all’aspirante attrice come un importante regista e produttore cinematografico.

I due avrebbero iniziato a chiacchierare, Marini avrebbe osservato bene la giovane, come un vero professionista alla ricerca dell’attrice perfetta per una buona riuscita di un progetto. Le avrebbe descritto il film in produzione ed esaminato il curriculum della candidata, senza avances di alcun tipo. Un appuntamento professionale. A colloquio finito, per i pm, la ragazza l’avrebbe colpito in positivo. 


Fast food e “provino” in appartamento

Il 51enne avrebbe poi dato un altro appuntamento alla ventenne, presso un fast food di viale Giulio Cesare. “Per fare un secondo provino per il ruolo cinematografico in questione”, scrive negli atti il sostituto procuratore Stefania Stefania, titolare del fascicolo.

La ragazza si sarebbe presentata, puntuale. L’imputato l’avrebbe fatta salire nella sua auto e “da qui la conduceva con la propria automobile – si legge nel capo d’imputazione – presso un appartamento, luogo che a suo dire utilizzava come ufficio”.

Ma, una volta saliti nell’appartamento, secondo quanto ricostruisce l’accusa, l’imputato avrebbe detto alla ragazza di recitare tra le mura del locale alcune scene hot del copione. 


“Baciami, fa parte del copione”

“Baciami, fa parte del copione”, avrebbe detto alla persona offesa  palpeggiandole glutei e seni. Secondo il pm, il cinquantenne “si era sostituito ad un produttore cinematografico regista – ricostruisce il magistrato nel capo d’imputazione – e induceva la vittima a compiere atti sessuali contro la sua volontà tali da impedire una pronta reazione di difesa”.

Silvana Cortignani


Articoli: Provini “hard” a tredici aspiranti attrici tra cui una viterbese, rimesso in libertà finto regista – Con la scusa del provino violenta aspiranti attrici, una ventenne viterbese tra le vittime del “regista” – Organizzava finti casting per abusare delle aspiranti attrici


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.


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2 giugno, 2023

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