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Bancarotta Hi Real Spa - Pene ridotte per i due manager viterbesi Franco Maria Mattioli e Alberto Terzilli - Tra le accuse, associazione a delinquere transnazionale

Truffa milionaria ai piccoli risparmiatori, prosciolto in appello il titolare della copisteria

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Procura della repubblica presso il tribunale di Milano

Procura della repubblica presso il tribunale di Milano

Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi


Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta

L'avvocato Pietro Porri

L’avvocato Pietro Porri

Viterbo – (sil.co.) – Truffa milionaria ai piccoli risparmiatori per mascherare il fallimento, prosciolto in appello il titolare di una piccola copisteria del capoluogo.

Assolto, con formula piena,anche un altro viterbese, Gianluca Palombo, che era accusato di omesso controllo nell’ambito della bancarotta.

A distanza di oltre tre anni dalla sentenza di primo grado, tra assoluzioni e prescrizioni, sono state riformate dalla corte d’appello di Milano le condanne a carico degli otto manager e un artigiano arrestati dalla guardia di finanza il 16 gennaio 2018 per il crac Hi-Real.

Tra loro cinque viterbesi, tra cui spiccava proprio la figura dell’insospettabile artigiano, tutti condannati, il 20 gennaio 2020, a pene da un minimo di due anni a un massimo di 12 anni di reclusione. 

Al centro della vicenda, tra l’altro, investimenti milionari per un fantomatico mega complesso turistico di lusso stile Costa Smeralda in Nicaragua, per realizzare il quale ben 117 clienti sarebbero stati vittime di una maxitruffa da oltre 16 milioni di euro in false obbligazioni, stampate presso la copisteria viterbese.

Finiti a vario titolo a processo con l’accusa di associazione a delinquere transnazionale, i viterbesi coinvolti nella maxinchiesta della procura di Milano sono Franco Maria Mattioli, Alberto Terzilli, Gianluca Palombo, Augusto Testa e l’artigiano Luca Fazi.

Secondo la pm Bruna Albertini, tra le altre cose, si sarebbero addirittura avvalsi di un gruppo criminale organizzato di carattere transnazionale con sede in Nicaragua, assieme agli altri quattro  presunti complici, ovvero  Marco Sturlese, Alessandro Colamonici, Antonio Ercolani e Francesco Paganucci.

In carcere finirono il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa e l’ex promotore finanziario, Alberto Terzilli e Franco Maria Mattioli, entrambi viterbesi. Oltre al broker spezzino Marco Sturlese. Ai domiciliari i tre viterbesi Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi. Oltre a Francesco Paganucci, Alessandro Colamonici e un altro indagato, l’unico assolto in primo grado.

Contro la sentenza di primo grado “pre Covid” del tribunale di Milano avevano fatto appello sia il pm che le difese dei nove imputati.

Ieri il processo bis davanti ai giudici della seconda sezione penale, al termine del quale l’artigiano viterbese Luca Fazi è stato assolto con formula piena da una delle accuse, “perché il fatto non sussiste”, mentre l’altra si è prescritta. 

E’ il titolare della copisteria del capoluogo presso la quale sarebbero state stampate le false obbligazioni, difeso dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Pietro Porri, cui fu inflitta la pena più lieve di due anni di reclusione per truffa in concorso. 

L’arresto di Fazi da parte delle fiamme gialle suscitò grande scalpore in città, sfociando in una gara di solidarietà  che fece tappezzare di messaggi stampati su cuori rossi la serranda del negozio su cui all’epoca furono apposti i sigilli.

È stato invece condannato a 6 anni di reclusione in secondo grado il  noto faccendiere viterbese Franco Maria Mattioli, cui in primo grado era stata inflitta la pena più alta di 12 anni di reclusione.

Pena scontata da 5 anni e 8 mesi a 4 anni in appello per l’ex promotore finanziario  di Fabrica di Roma Alberto Terzilli.

Tre anni e mezzo, invece di 4 anni e mezzo, infine, al broker spezzino Marco Sturlese, da decenni operante sui mercati finanziari, finito nei “Panama Papers”, il fascicolo con informazioni su 214 mila società offshore aperte in paradisi fiscali, pubblicato dall’Espresso nel 2016. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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28 giugno, 2023

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