Nepi – (sil.co.) – “Forza Giancarlo”. Una valanga di messaggi di solidarietà e auguri di pronta guarigione via social al macellaio vittima martedì sera a Nepi di una rapina e rimasto ferito nella colluttazione col bandito, scappato in macchina e poi arrestato.
È la rapina finita nel sangue in una macelleria di Nepi in seguito alla quale per primo il sindaco Franco Vita ha espresso su Facebook la sua solidarietà a Giancarlo, il commerciante rimasto gravemente ferito a un occhio nel tentativo di difendersi dell’aggressione.
“C’è stato un tentativo di furto in un attività commerciale in via Gori, sembrerebbe che ci sia stata una colluttazione col rapinatore – scriveva ieri il sindaco Vita – la mia vicinanza e quella dell’amministrazione comunale al titolare dell’attività e a tutta la sua famiglia”.
Sarebbero spuntati dei coltelli e vittima e rapinatore, come è noto, sono entrambi ricorsi alle cure mediche, il macellaio presso l’ospedale Andosilla.
Il presunto rapinatore, un noto pregiudicato 29enne di Civita Castellana, per le ferite riportate è stato invece trasferito al San Camillo di Roma, contestualmente arrestato e piantonato in attesa delle dimissioni per poi essere portato nella casa circondariale Mammagialla di Viterbo, in attesa dell’udienza di convalida come disposto dall’autorità giudiziaria di Viterbo. Titolare del fascicolo il pm Massimiliano Siddi.
A carico del 29enne è tuttora in corso un processo per rapina presso un grande magazzino cinese di Civita Castellana, mentre è stato assolto il 15 marzo 2022 dal collegio del tribunale di Viterbo dall’accusa di due “colpi” messi a segno nel capoluogo la mattina del 2 e la sera del 5 agosto 2017, ovvero uno scippo a un’anziana in via Mazzini e un altro ai danni di una donna in via Ascenzi, quest’ultima in compagnia del marito e di alcuni amici durante una serata di movida.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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