![]() Le suore alcantarine di Santa Rosa – Da sinistra: suor Francesca, suor Elpidia, suor Elvira e suor Floriana |
Viterbo – Sta facendo clamore la notizia che suor Francesca Pizzaia, a Viterbo dal 14 dicembre 2015, presto seguita da tre consorelle alcantarine francescane, dovrebbe lasciare il convento di santa Rosa entro ottobre, dopo un anno di proroga allo “sfratto” che finora non era stato reso noto.
“Siamo arrivate quando al monastero c’erano ancora le sorelle clarisse con l’intento di vivere un tempo insieme per accogliere con gratitudine la memoria di tanta grazia”, ricordava tempo fa la superiora in una intervista.
Suor Francesca, che ha 58 anni ed è di Nervesa della Battaglia in provincia di Treviso, è diventata suora nel 1990, quando aveva 26 anni. Da dicembre 2015 vive nel monastero di Santa Rosa, dove è alla guida di un gruppo di sorelle: suor Elvira che ha 83 anni, originaria della Puglia; suor Elpidia, della provincia di Caserta, che ne ha 73; e suor Floriana, la più giovane e la più tecnologica, di Napoli, che ha 46 anni.
“In realtà siamo cinque – spiegava durante il lockdown suor Francesca in una intervista a Tusciaweb – e la più importante di tutte si chiama Rosina. Lei è quella che lavora più di tutte, perché deve ascoltare, ascoltare, ascoltare. Poi prende tutto quello che ascolta e dice al Padreterno ‘vedi tu quello che puoi fare’”. Detto tutto d’un fiato da suor Pizzaia, la cui parlantina e la cui risata sono come un fiume in piena che scalda il cuore e scaccia i cattivi pensieri.
Articoli: Suor Francesca: “A ottobre di quest’anno dovrei lasciare Viterbo” – “‘Restate a casa’, ma chi una casa non ce l’ha dove resta?” – “Cercavo anche io il ragazzo giusto per sposarmi e costruire una famiglia”
Clarisse sfrattate otto anni fa dal Vaticano
Risale all’8 dicembre 2015 lo sfratto esecutivo della clarisse dal monastero di Santa Rosa. Termine perentorio il 15 dicembre per fare i bagagli e andarsene. All’epoca, per farle restare almeno un altro anno, si mossero perfino la Soprintendenza e l’allora procuratore capo Alberto Pazienti. A decidere fu il Vaticano: le tre suore di clausura rimaste avrebbero dovuto lasciare il convento entro Natale ed essere sostituite ad anno nuovo dalle monache francescane alcantarine.
Inchiesta sul patrimonio di santa Rosa
Il procuratore Pazienti scrisse una lettera al prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, chiedendo una proroga di almeno un anno. Alla base della richiesta l’inchiesta aperta all’epoca dalla procura sulla presunta sottrazione di beni del “Patrimonio di Santa Rosa”, a seguito di alcune segnalazioni, che diedero diversi frutti, con il recupero tra l’altro di un quadro di grande pregio, che fu esposto presso la Sala regia di Palazzo dei priori.
Inventario con la badessa Annunziata Campus
Nell’ambito dell’inchiesta fu dato incarico a un consulente di portare a termine un davvero poderoso inventario dei beni, mai catalogati prima, in collaborazione con la Soprintendenza e il nucleo di polizia giudiziaria. Indispensabile per chiarire cosa eventualmente fosse venuto a mancare nel corso degli anni la testimonianza delle tre clarisse superstiti, vere memorie storiche viventi di quanto custodito nel convento, a partire dalla madre superiora, suor Maria Annunziata Campus, che ha oggi 82 anni e che a Santa Rosa ha trascorso ben 47 anni della sua vita, a partire dal 28 dicembre 1968.
A San Lazzaro la tomba delle clarisse
Il 10 giugno di quattro anni fa, suor Annunziata è tornata per un giorno a Viterbo con suor Chiara Agulli in occasione dei funerali a Santa Rosa della terza consorella, la suora canadese Dolores Vaillancourt, morta il 7 giugno 2019 a 81 anni, 32 dei quali vissuti nel monastero dedicato alla santa patrona dei viterbesi. Il feretro è stato tumulato al cimitero di San Lazzaro, nella tomba dove sono sepolte tutte le sorelle clarisse “transitate” prima di lei, dopo i funerali celebrati da don Luigi Fabbri, vicario del vescovo Lino Fumagalli. Le tre clarisse, dopo Viterbo, sono state ospitate a Lugnano in Teverina, poi a San Miniato in provincia di Pisa e, per ultimo, a Fucecchio in provincia di Firenze dove Dolores è deceduta, colpita da un male incurabile.
Viaggio tra i tesori del monastero
Tra i tesori del monastero, oltre ovviamente agli oggetti in oro e in argento legati alla sacralità del luogo accumulati dal XIII secolo, spiccano anche preziosi reperti etruschi, perché il convento sorge su una necropoli. E poi sontuosi corredi di paramenti sacri, passati indenni attraverso i secoli. Di un quadro sarebbe rimasta, oltre alla memoria storica della badessa, solo una sbiadita fotografia in bianco e nero. Le spoliazioni accertate in alcuni casi sarebbero datate e risalirebbero agli anni immediatamente successivi all’unità d’Italia. Dicono le carte che per poche lire, quello che si dice “un sacco di grano”, una famiglia avrebbe fatto propria una gran quantità di pezzi d’arredamento d’epoca. Stessa sorte avrebbe avuto l’antica farmacia, ceduta praticamente intatta, cosi come appare in una riproduzione fotografica della prima metà del secolo scorso. Quel che resta del “tesoro di santa Rosa” è visitabile dal 6 gennaio 2018, dopo il restauro dello splendido antico refettorio.
Silvana Cortignani
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY