Santa Marinella – Riceviamo e pubblichiamo. Questa volta tocca a Santa Marinella emergere come punta dell’iceberg di una sistema politico marcio e corrotto. Lo stillicidio di fatti che la stampa fa emergere giorno dopo giorno agita ed inquieta. Nei fatti che emergono dalle 4000 ore di registrazione avvenute nei locali del comune, si parte da vicende boccaccesche nelle stanze del comune per finire alle richieste di raccomandazione ed alla compravendita di posti di lavoro.
Santa Marinella – La candidata sindaco Cleila Di Liello
Non vorrei fosse così, ma domani emergeranno altri fatti e, immagino, che più di uno si stia sentendo sull’orlo della graticola. Non punto il dito sulle persone, persino il sindaco vittima della sua sicumera decennale e della sua arroganza smodata, finisce per suscitare un moto di tristezza. Ma non si può non inorridire per il malcostume diffuso, per lo spaccato di una società in cui ciascuno va all’arrembaggio e si affida al potente di turno. Quello che emerge da tutta questa storiaccia, un sistema tutto italiano dove il senso delle istituzioni è da tempo venuto meno e il ruolo istituzionale molte volte serve alla creazione di una tela di ragno, fatta di clientele e di elargizioni che alimentano un potere fine a se stesso. E questa volta tocca a Santa Marinella essere epifenomeno dell’Italia intera!
Qualcuno ha detto che è dappertutto così e che quindi l’emergere della vicenda Tidei è stata solo questione di sfortuna o di vendetta politica. Forse, quel qualcuno, non si rende ben conto dell’enormità di quel che dice. Santa Marinella ha il dovere di rigettare la facile narrazione del “sono tutti uguali” che finisce per accomunare i delinquenti che in questo sistema sguazzano a chi ci casca per propria debolezza o per incapacità di vedere le cose.
I 4000 posti di lavoro, che il sindaco vanta di aver garantito, sono 4000 nodi della tela del ragno, simbolo di un deprimente ritorno al signoraggio, anche quando chi chiede è mosso da bisogni, essi, ma solo essi, legittimi. Nella persistente assenza delle istituzioni, locali, regionali, nazionali, e di modelli di crescita economica diffusa, equa e sostenibile, in queste maglie larghe si acquatta e si radica il potere malato che, in modo completamente antidemocratico, intende se stesso come colui che concede dall’alto. Un baronaggio medievale!
È ora di pensare ad una ricostruzione da fare tutti insieme. Tocca a questa città e ai suoi cittadini dimostrare in un moto di orgoglio che la politica può e deve essere qualcosa di nobile e non sottobosco, perseguimento del bene comune e creazione di una comunità giusta e solidale. Costruire speranza nel futuro, convincerci che le cose possano e debbano essere cambiate. Questo è il primo atto obbligato di chi sta in politica ed è seduto sui banchi del consiglio comunale.
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