Viterbo – (sil.co.) – È stato accusato dalla presunta vittima di averla costretta a pratiche sessuali umilianti davanti a una webcam. Ma non viene trovato alcun riscontro da parte del consulente della procura, che ha passato al setaccio computer, tablet, smartphone e ogni dispositivo utile a chiarire se l’ex fidanzato si fosse reso responsabile delle condotte oggetto di querela.
È il 48enne finito a processo col giudizio immediato per il solo reato di stalking, ma a suo tempo indagato anche per violenza sessuale e diffusione di immagini e video sessualmente espliciti, accuse che sono state archiviate in fase di indagini preliminari.
Al punto che, ridimensionate le contestazioni più pesanti, che potevano portare il 48enne davanti ai giudici del collegio, è pronta a chiedere la revoca della misura cautelare del divieto di avvicinamento rafforzato dal braccialetto elettronico la difesa dell’imputato, avvocato Giulia Giacinti del foro di Frosinone, prima ancora che entri nel vivo il processo col giudizio immediato in cui deve rispondere di stalking, davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo.
Nel frattempo l’imputato, un dipendente pubblico, come tiene a sottolineare la difesa, “è stato giudicato idoneo al servizio” in attesa del processo, la cui ammissione prove è stata rinviata a primavera, lo scorso 13 settembre, quando l’avvocato Francesca Bufalini, che assiste la ex, ha depositato la costituzione di parte civile al sostituto del giudice titolare del procedimento, che vaglierà la richiesta alla prossima udienza.
Si dice pronto a dare battaglia l’imputato, cui viene contestato il reato di atti persecutori ai danni di una viterbese, parte offesa nel processo, sottoposta anche lei contestualmente all’indagato, lo scorso 23 febbraio, su disposizione del gip del tribunale di Viterbo, alla misura cautelare del controllo elettronico a distanza, per la sua sicurezza, visto che l’ex avrebbe continuato ad appostarsi sotto la sua abitazione, dove sette mesi fa è stato trovato per l’ennesima volta dalla polizia in stato di ubriachezza.
Articoli: Costretta a fare sesso davanti alla webcam, giudizio immediato per l’ex compagno 48enne – Costretta a fare sesso in diretta web, ex compagno indagato anche per violenza e diffusione di video espliciti – Pratiche sessuali umilianti davanti alla webcam, braccialetto elettronico anche alla vittima – Si presenta ubriaco sotto casa della ex, divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico per un 48enne
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY