Latina – (sil.co.) – Concorsopoli pontina, parla il candidato figlio di un dipendente-controllore: “Mio padre era in un’altra stanza”.
È ripreso giovedì il processo in corso davanti al collegio del tribunale di Latina a tre imputati arrestati il 21 maggio 2021, tra i quali l’ex senatore e segretario locale del Pd Claudio Moscardelli e i dirigenti Asl Claudio Rainone e Mario Graziano Esposito. Moscardelli deve rispondere di rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione, Rainone e Esposito di falsità ideologica in atti pubblici e rivelazione di segreti d’ufficio.
Tra le parti civili la Asl di Viterbo e due delle partecipanti al concorso da 70 posti di assistente amministrativo-categoria C, indetto in forma aggregata tra Asl di Frosinone, Latina (ente capofila), Viterbo e Roma 3, finito nel mirino della guardia di finanza assieme al concorso per 23 posti come collaboratore amministrativo professionale cat. D. indetto il 20 giugno 2019 dall’Asl di Latina.
A Moscardelli, ex membro della commissione parlamentare antimafia, vengono contestate le ingerenze per far sì che due candidati al concorso da 23 posti fossero agevolati nel superamento delle prove d’esame, con tanto di domande concordate.
Ieri l’altro, per la difesa di Claudio Rainone, sono stati interrogati due partecipanti ai due concorsi incriminati: quello da collaboratore amministrativo (23 posti) e quello da assistente amministrativo (70 posti), successivamente cancellato dai provvedimenti dell’Asl con l’emergere dell’inchiesta.
Al centro dell’udienza, in particolare, la vicenda del padre dipendente Asl “controllore” nel concorso per 70 posti di assistente amministrativo-categoria C, indetto in forma aggregata tra Asl di Frosinone, Latina (ente capofila), Viterbo e Roma 3 in cui era candidato il figlio il quale ha riferito che durante l’esame, presso un istituto scolastico di Latina, non ha “riscontrato anomalie” mentre il genitore “non l’ho visto era in un’altra stanza”.
Il processo riprenderà la prossima primavera. Sono stati notificati nel frattempo a settembre gli avvisi di fine indagine, formalizzata lo scorso 31 marzo, a 6 dei 23 candidati della prova che – secondo l’accusa – avrebbero saputo in anticipo le domande poste loro dal presidente della commissione Rainone, tra le 18.58 e le 20.57 del 7 ottobre 2020, cioè il giorno prima della prova orale del concorso Asl. È il secondo filone dell’inchiesta.
Il presidente Rainone con la complicità del segretario Esposito che sarebbe stato in possesso delle password della piattaforma informatica approntata da una società di consulenza incaricata per lo svolgimento della prova – avrebbe telefonato nell’ordine a L.R, 30 anni di Formia, ad A.C., anch’egli 30enne ma di Fondi, ad A.D.M., di 33 anni di Roma, a M.D.A. , di 49 anni di Minturno, G.T. di 42 anni, di Minturno, e M.D.D, 30enne, di Gaeta, per “comunicare e concordare” con loro le domande che gli sarebbero state rivolte all’indomani con l’obiettivo di raggiungere un posizionamento utile nella graduatoria concorsuale finale.
I sei ex candidati furono assunti dall’Asl insieme ad altre 17 persone ma, dopo gli arresti di Moscardelli, Rainone ed Esposito a vario titolo per corruzione, falso ideologico e, appunto, rivelazione di segreto d’ufficio, furono sospesi dall’incarico grazie ad uno dei primi provvedimenti che assunse la neo direttrice generale dell’Asl di Latina Silvia Cavalli.
Nella conclusione delle indagini preliminari il procuratore aggiunto Lasperanza ed il pm De Luca hanno annunciato a Rainone che, in qualità di dirigente dell’unità operativa complessa “Reclutamento” dell’Asl, è indagato per truffa e dell’articolo 55 del decreto legislativo 165/2001. A lui la procura contesta anche di aver attestato falsamente di aver prestato attività lavorativa nell’azienda sanitaria nei giorni 24 e 26 febbraio 2021.
Il telefonino di Rainone era all’epoca già intercettato da polizia e guardia di finanza nell’ambito degli accertamenti relativi all’altro concorso bandito nel 2019, per l’aggiudicazione di 70 posti con la qualifica di assistente amministrativo categoria C.
I partecipanti furono ben 2900 contro i 1300 in lizza per la prova concorsuale di collaboratore che, scoppiato lo scandalo, venne immediatamente revocato in autotutela dalla neo e attuale direttrice generale Cavalli.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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