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Tribunale - Dietro le sbarre l'operaio 46enne arrestato a settembre 2019 - Deve scontare condanna definitiva

Rapinatore di prostitute finisce in carcere, salta processo per la lucciola stuprata a Monterosi

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Rapinatore seriale di lucciole - La foto diffusa dagli inquirenti dopo l'arresto del settembre 2019

Rapinatore di lucciole – La foto diffusa dagli inquirenti dopo l’arresto del settembre 2019

Carlo Taormina

Carlo Taormina

Monterosi – (sil.co.) – Salta di nuovo il processo al presunto rapinatore e stupratore seriale di lucciole, D.N., arrestato a settembre 2019, tre anni dopo la denuncia sporta nel 2016 da una prostituta che avrebbe agganciato a Monterosi e che si è costituita parte civile con l’avvocato Anna De Cesare. Si è arrivati a lui grazie ad altre due denunce.

Assistito dall’avvocato Carlo Taormina, l’imputato ieri, giorno della discussione, non era in aula perché, come spiegato dalla difesa, recluso da qualche giorno nel carcere di Terni in seguito a un’altra condanna penale diventata nel frattempo definitiva, per cui chiede di essere tradotto per essere interrogato prima della sentenza per ribadire, come sostiene da sempre, che si è trattato di un clamoroso errore di persona. 

Il grande giorno è stato di conseguenza rinviato, anche perché c’è ancora da sentire una testimone dell’accusa, una moldava che non essendosi per l’ennesima volta presentata spontaneamente, sarà scortata dalla Sardegna dove vive a Viterbo dai carabinieri. E nel frattempo è stata condannata a pagare 400 euro alla cassa delle ammende per non essere venuta a testimoniare in tribunale.

I fatti avvenuti nel Viterbese risalgono al 15 marzo 2016, quando l’imputato, un operaio 46enne di Bracciano, avrebbe costretto la prostituta di Monterosi a un rapporto orale in mezzo alla strada strattonandola per i capelli e spingendole con forza la testa sui suoi genitali. Poi l’avrebbe spinta all’interno della vettura e l’avrebbe violentata, obbligandola a un rapporto sessuale completo senza protezione.

Tre le donne che lo hanno incastrato. Identico il modus operandi. Il 46enne si sarebbe mosso con la sua Smart prevalentemente a Roma, tra Salaria, Trigoria e Cristoforo Colombo, invitando le vittime a salire sull’auto, portandole in aree isolate distanti dalla capitale, costringendole con violenza ad avere rapporti sessuali non protetti, per poi rapinarle ed abbandonarle in aperta campagna.

All’inizio del 2019, in una zona rurale del comune di Campagnano, i carabinieri hanno soccorso una prostituta romena trovata in stato di shock, ricoverata all’ospedale San Filippo Neri, dove le sono state prelevate le tracce biologiche dell’ignoto violentatore che l’aveva condotta in una via isolata, strappandole lo smartphone con cui aveva provato a chiamare aiuto e costringendola, con violenza e minaccia, ad avere un rapporto sessuale, senza preservativo, prestazione diversa da quanto concordato, rapinandola dei guadagni della serata e del telefonino e abbandonandola in aperta campagna.

Successivamente la vittima si era confidata con una collega-amica, scoprendo che pure lei aveva subìto analoga sorte a Capena nel febbraio del 2018, convincendola a denunciare che anche lei, dopo avere concordato con un cliente la prestazione sessuale, era stata condotta in una strada buia dopo 40 minuti di viaggio. Una volta arrivati a destinazione era stata bloccata dall’uomo mentre tentava di scappare, poi era stata picchiata e violentata senza preservativo, subendo la rapina di 300 euro guadagno della serata, infine era stata scaraventata fuori dall’auto e abbandonata in una campagna isolata.

Dopo pochi giorni, inoltre, la seconda donna consegnava ai carabinieri alcune foto scattate con lo smartphone di nascosto che ritraevano colui che era stato riconosciuto come l’aggressore mentre si aggirava con la medesima autovettura, nella zona in cui diverse donne straniere si prostituivano. Grazie alle immagini e ad altre indagini tecniche svolte dai carabinieri, oltre che ai preziosi elementi forniti dalle due vittime, si identificava l’indagato ed emergeva una terza analoga violenza, subìta dalla prostituta romena di Monterosi.

L’analisi del Dna dell’indagato, effettuata dal Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche di Roma, oltre a confermare l’individuazione dell’uomo, ha quindi permesso di rilevare una totale corrispondenza con un ignoto profilo genetico raccolto sulla scena di un altro identico crimine, occorso a Monterosi nel 2016 e rimasto irrisolto, la cui denuncia, opportunamente presentata dalla donna, aveva consentito di acquisire il Dna del violentatore lasciato sui suoi abiti.


Articoli: Stupratore seriale di lucciole, una delle vittime lasciata nuda in mezzo alla strada – Alla sbarra stupratore seriale di prostitute, avrebbe violentato e rapinato tre lucciole – Arrestato stupratore seriale, tra le vittime anche una donna di Monterosi


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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25 ottobre, 2023

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