Mammagialla – Nel riquadro il boss Ignazio Ribisi
Viterbo – (sil.co.) – Infermiera aggredita da un boss mafioso a Mammagialla, al via il processo a Ignazio Ribisi. Attualmente detenuto al 41 bis all’Aquila, era a Viterbo all’epoca dei fatti avvenuti nel 2020.
Ieri il 66enne esponente di Cosa Nostra, in regime di carcere duro da oltre un quarto di secolo, era collegato in videoconferenza dall’Abruzzo con l’aula di corte d’assise del tribunale di Viterbo dove si è tenuta l’udienza di ammissione prove davanti al giudice Jacopo Rocchi, cui è stato assegnato il procedimento per resistenza e violenza a pubblico ufficiale.
Otto i testimoni dell’accusa, tra cui l’agente della polizia penitenziaria intervenuto in soccorso dell’infermiera sabato 3 ottobre 2020, quando, durante la somministrazione della terapia del mattino, Ribisi le avrebbe tirato due ciotole contenenti escrementi, la prima delle quali l’ha colpita a una gamba, mentre, per evitare di essere raggiunta dalla seconda, la donna si sarebbe fatta male a un ginocchio. Presente in aula alla scorsa udienza, quando il processo fu rinviato ma fu informata che era ancora in tempo a costituirsi parte civile, ieri la parte offesa non si è vista. Il pm ha prodotto il referto delle lesioni stilato dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle.
Ribisi, ergastolano al 41 bis per associazione mafiosa e l’omicio di Pietro Giro il 28 dicembre 1989, ha chiesto di poter rilasciare spontanee dichiarazioni, tirando in ballo uno degli agenti che dovranno testimoniare contro di lui nel processo che si è aperto a Viterbo, il quale, a quanto è sembrato di capire, sarebbe nel frattempo stato trasferito anche lui al carcere delle Costarelle dell’Aquila.
L’imputato, che ha parlato solo per pochi minuti, ha invocato tribunali di sorveglianza, procure e ministro della giustizia, lamentando l’applicazione del 41 bis e dicendosi “lasciato a terra per ore come un animale”, “per 38 ore all’addiaccio in cella”, alludendo a fatti recenti, che sarebbero avvenuti tra il 6 e il 7 settembre, per cui “ieri c’è stata la manifestazione” e relativamente ai quali avrebbe un qualche ruolo il futuro teste della penitenziaria.
Per Ribisi non è il primo processo per condotte tenute durante la detenzione. Il 19 novembre 2016, il boss di Palma di Montechiaro avrebbe aggredito un ispettore della polizia penitenziaria che non aveva consentito la consegna di un vassoio di pasticcini da parte della moglie, in occasione di un permesso premio che gli era stato concesso dal magistrato di sorveglianza di Sassari. Ciononostante, nel 2019 ha ottenuto dal magistrato di sorveglianza di Viterbo ancora un permesso premio e un mezzo blindato della polizia penitenziaria lo ha prelevato dal carcere di Viterbo per portarlo nuovamente a casa, in provincia di Agrigento, col permesso di riabbracciare i familiari, anche se solo per tre ore.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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