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Viterbo - Il sottosegretario ai Beni culturali e assessore alla Bellezza a Report sulle opere della collezione Agnelli finite fuori dall'Italia: "I mercanti d'arte e i privati sono i migliori collaboratori delle soprintendenze" - Ieri invece la notizia dell'indagine per evasione fiscale e la vicenda dei presunti rimborsi per la partecipazione a iniziative

Vittorio Sgarbi: “Se voglio un quadro lo compro, ho sempre fatto così”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Non è che partecipo alle aste. Se voglio un quadro lo compro, ho sempre fatto così. Ne ho comprati migliaia”. Il sottosegretario ai Beni culturali e assessore alla Bellezza di Viterbo, Vittorio Sgarbi, risponde così alla domanda del giornalista di Report che gli chiedeva se partecipasse ancora alle aste, nel corso della puntata di domenica scorsa della trasmissione Rai condotta da Sigfrido Ranucci.

Sgarbi ha anche detto che “i mercanti d’arte e i privati sono i migliori collaboratori delle soprintendenze”.

Ieri, invece, la notizia data dal Fatto quotidiano secondo cui Sgarbi sarebbe indagato per evasione fiscale con il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano  cha afferma di tenerlo a distanza e di non volerci avere nulla a che fare. Il ministro faceva a sua volta riferimento a un’altra vicenda, quella sui presunti rimborsi relativi a sue partecipazioni a iniziative, sollevata sempre dal giornale di Marco Travaglio. Sgarbi ha poi replicato tramite i suoi avvocati di non aver richiesto alcun rimborso. La premier Giorgia Meloni sarebbe però intenzionata a valutare il caso fino in fondo.


Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi


L’intervista di Report si è occupata invece della collezione della famiglia Agnelli composta da 636 capolavori dell’arte moderna e contemporanea, come Report ha scoperto pubblicando in esclusiva la lista di opere redatta dopo mesi di ricerche in giro per l’Europa. Opere che sarebbero finite fuori dall’Italia.

“Di queste – spiega Report – solo quattro sono state notificate al ministero della Cultura nel corso degli anni: dei gessi di Canova, comprati da Gianni Agnelli negli anni ’90. Tutto il resto è sconosciuto al ministero. Il sottosegretario Vittorio Sgarbi, dopo aver ricevuto da Report la lista, ha scritto a Margherita Agnelli, ai tre fratelli Elkann, e alle Soprintendenze ai Beni Culturali di Torino e Venezia, per venire a conoscenza dell’ubicazione di tre opere, oltre i gessi di Canova: Salutando di Giacomo Balla, Mistero e malinconia di una strada di Giorgio De Chirico, e La Chambre di Balthus. Sgarbi sostiene che sono le uniche di interesse per lo stato italiano, dimenticandosi centinaia di capolavori del ‘700 e ‘800 e di grandissimi artisti italiani e internazionali. Opere di cui attualmente è stata denunciata la scomparsa ma di cui lo stato italiano avrebbe dovuto avere conoscenza e proteggere. Perché, come recita la costituzione, ‘La Repubblica tutela il patrimonio artistico della nazione’. Anche se di proprietà privata”.


L'intervista di Report a Vittorio Sgarbi

L’intervista di Report a Vittorio Sgarbi


Durante la puntata di Report Sgarbi ha dichiarato: “Noi non vogliamo proteggere un patrimonio che appartiene a un collezionista internazionale”, vale a dire Gianni Agnelli. E di fronte al giornalista che gli mostrava l’immagine di un De Chirico che faceva parte della collezione, il sottosegretario ha rilanciato dicendo di non aver interesse “a sapere dove si trova un De Chirico, è nato in Grecia”. 

A questo punto, però, il giornalista di Report gli ha fatto presente che “se questo quadro è uscito dall’Italia, si chiama esportazione illecita di opere d’arte, reato che lei conosce molto bene perché è indagato. Risulta infatti che un’opera che si trovava a casa sua è stata ritrovata a Monaco. È un po’ un paradosso che un sottosegretario alla cultura sia indagato per esportazione illecita”. “Il dipinto non era mio – ha precisato Sgarbi – era di un signore che mi ha chiesto una perizia e gli ho detto che il dipinto era stato fatto nel 1980”.

“La legge che tutela i beni artistici – ha poi ricordato l’inchiesta di Report – dice che se anche una collezione è privata, ma dentro ci sono dei capolavori che il ministero giudica di interesse nazionale vanno tutelati, notificati, resi fruibili agli studiosi e soprattutto non possono essere venduti o esportati all’estero senza una autorizzazione”. 

Non solo, ma nonostante Sgarbi abbia detto, sempre nell’intervista, “non abbiamo alcun interesse a tutelare artisti che non risultano essere italiani”, dall’altra lo storico dell’arte e componente del comitato tecnico scientifico per le belle arti del ministero della cultura, Tomaso Montanari, al contrario ha fatto presente che “la nazionalità degli artisti non rileva alcunché e non ha mai rilevato nulla”.


Il quadro di Monet

Il quadro di Monet


Vittorio Sgarbi sarebbe inoltre molto vicino alla famiglia Agnelli. “Alla sua scorsa esperienza da sottosegretario nel 2001 – ha sottolineato Report – il suo portavoce era Alain Elkann, padre di John”. Ed è sempre Report a far notare all’ascoltatore che Ernesto Fürstenberg, cugino di John Elkann e presidente di banca Ifis, è stato presente all’intervista di Sgarbi dall’inizio alla fine.

“Sgarbi dimentica anche di chiedere notizie alle soprintendenze su un Monet presente nelle nostre liste – conclude Report -, il Glaçons, Effet Blanc del 1894 che si trovava a Villa Frescot (la casa dove è vissuto e morto Gianni Agnelli, ndr). L’opera risulta venduta all’asta da Sotheby’s a New York nel 2013 per 16 milioni di dollari, ma a quanto risulta a Report non c’è un valido permesso di esportazione senza cui un’opera di quel valore non può lasciare il territorio nazionale. Un’opera su cui indaga la procura di Milano, ipotesi di reato ricettazione. E secondo una testimonianza dell’inchiesta, secondo Report, il Monet si trova ancora in Italia e quello venduto da Sotheby’s sarebbe un falso”.

Daniele Camilli


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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26 ottobre, 2023

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