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L'opinione del sociologo

Che fine hanno fatto i cattolici?

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Riceviamo e pubblichiamo – Ma dove vogliono stare veramente i cattolici, nello scenario politico attuale?

Attruppati taluni con Berlusconi, perché preoccupati di non cadere nelle grinfie dei mangiapreti comunisti, altri hanno invece stretto un patto d’acciaio con la sinistra per creare un “fronte” antiberlusconiano, in perfetto stile “teologia della liberazione”.

La domanda è: si può stare, da cattolici, sulle due sponde opposte contemporaneamente senza tradire i propri ideali, anzi, la propria fede? Se la risposta è sì, l’unica deduzione che verrebbe da farsi è che destra e sinistra, al di là dei ruggiti che si scambiano, sono simili, cioè condividono ideali e obiettivi simili.

Il che, francamente, mi sembra un po’ stiracchiato. Poi c’è il centro, che probabilmente ritiene di poter interpretare al meglio la posizione politica dei cattolici, ma deve ancora dimostrarlo.

Dario Antiseri chiede a gran voce un partito dei cattolici, alla Sturzo. Gli hanno risposto picche, con poche eccezioni, argomentando che “non è più quel tempo e quell’età”.

Sarà: ma a me è sembrato un po’ strano – al di là della dialettica democratica che deve essere garantita all’interno di un qualsiasi partito – leggere sulle pagine di Tusciaweb la saporita reprimenda che il giovane Angelo Zeppa fa al suo illustre compagno di partito Giuseppe Fioroni a proposito di matrimoni gay; passi quella di Antoniozzi, che è nelle cose, ma tra compagni di partito…

Giovedi 14, intervistato sulle pagine del Corriere della Sera, il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori Carlo Costalli ha ribadito che i cattolici devono lavorare con quelle forze politiche che garantiscono modifiche al sistema fiscale, sostegno alle imprese, centralità della famiglia, pluralità di scuole, nuovo welfare, nuova legge elettorale, difesa dei diritti dei lavoratori, in una grande area moderata e riformista “aperta ai laici”.

Che sarebbe un po’ un riassunto di Todi 2, ma non chiarisce fino in fondo la questione, perché se sembra confermare una certa disponibilità verso Bersani, quel richiamo alle forze moderate oltre che progressiste, sembra guardare più a Casini che a Vendola. Con ciò, creando semmai ulteriori dubbi, anche perché dopo aver sciorinato tutta la disponibilità sua e dei cattolici verso forme di collaborazione illuminate, a precisa richiesta Costalli ammette, magari a denti stretti, che per esempio sull’eutanasia non è disposto a cedere, insomma che sui grandi valori non negoziabili non si negozia, “o si sta di qua o si sta di là”.

Hai voglia, allora, a dire che i valori non negoziabili non devono servire ad innalzare steccati, perché “noi cattolici siamo sempre disponibili a confrontarci”. Fatto sta che, alla fine, agli occhi dei laici di sinistra e dei laici di destra, i cattolici diventano alleati inaffidabili; oppure alleati che reprimono sé stessi, votano per i matrimonio gay e poi vanno a confessarsi in sacrestia.

Insomma, che ne è dell’identità di cattolici?

Non credo che si possa chiedere ad un cattolico di ragionare laicamente. “Laico” vuol dire libero da dogmi precostituiti: ciò significa che, dal momento che un cattolico ha il dovere morale di fare apostolato della propria fede (anche in politica), egli non può ragionare laicamente. Ecco subito l’obiezione: ma il cattolico che governa, deve governare per tutti, anche per i non cattolici. Vero. Ma chi è che governa per tutti, invece che per la propria fede? I liberali, forse? I marxisti, forse? Gli anglicani? I musulmani?

Gli agnostici del Cicap? La brutta notizia è che se laico significa libero da dogmi precostituiti, nessuno è laico (leggere a riguardo Marx, Weber, Mannheim, Touraine), neppure lo scienziato (leggere, fra gli altri Einstein e Kuhn), perché ciascuno di noi pensa e agisce da un punto di vista, cioè a partire da una ideologia. E per fortuna: ché altrimenti precipiteremmo nel baratro di un cieco relativismo.

Così, le scelte vanno fatte e occorre assumersene la responsabilità. Dice: ma i cattolici hanno sempre imposto agli altri le loro scelte, mentre i laici no. Beh, certo, In Europa è successo, ma anche i laici… andarlo a raccontare ai buddisti tibetani o ai cattolici cinesi…

Comunque, due sono gli aspetti interessanti della questione.

Uno: che la morale laica contemporanea, che attinge ai valori dell’illuminismo, della rivoluzione francese e del socialismo, non sa o non vuole ricordare che essa a sua volta attinge dal cristianesimo, il primo che parlò di uguaglianza, fratellanza, giustizia (stoici e buddisti lo fecero anch’essi, ma senza dare importanza al conseguente impegno politico-sociale). Valori eccelsi che ovviamente la storia degli uomini, che è storia di miserie umane, ha spesso stravolto: così abbiamo trovato preti assetati di sangue e proletari dittatori. Ma la giustezza di certi valori non si discute comunque.

Due: che è vero che i cattolici – o meglio, i cristiani -in passato hanno dominato il mondo, ma oggi? Io credo che in Italia i cattolici ormai siano minoranza; intendo quelli veri, che hanno una fede religiosa e ne traggono le conseguenze comportamentali. I dati indicano non oltre il 15-20% della popolazione.

Come minoranza, è politicamente corretto coccolarli e sopportarli, e politicamente scorretto aggredirli. Dal punto di vista elettorale possono far gola a qualsiasi capopolo, che si chiami Berlusconi, Bersani o Grillo, ed ecco perché spesso i cattolici sono corteggiati e tirati per la giacchetta da questo o da quello. In realtà, non li sopportano né a destra né a sinistra, sono inaffidabili perché sbandierano valori non negoziabili che prima o poi vengono fuori e rovinano la frittata.

Allora, credo che non resti che accogliere l’invito di Antiseri. I cattolici si facciano un partito loro, e con quella percentuale giochino a fare l’ago della bilancia: forse continueranno ad essere mal sopportati dai laici (laici?) ma, come avvenne per i socialisti di Craxi, otterranno molto più da minoranza politicamente determinante che da maggioranza virtuale e spezzettata. Anche perché, “presago il cor mel dice”, l’Italia dei campanili, dei regionalismi, delle padanie e dei sessanta milioni di Ct della Nazionale non è per il bipolarismo.

Francesco Mattioli


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17 giugno, 2012

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