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Processo Kunta Sing - I poliziotti del commissariato di Tarquinia raccontano le angherie dei cinque lavoratori indiani

Affamati, schiavizzati e sottopagati

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Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese

Nuova udienza per i cinque lavoratori indiani presunte vittime di riduzione in schiavitù.

Il processo in Corte d’Assise a Roma è continuato lunedì con l’ascolto di alcuni dei poliziotti che condussero l’indagine. Tra questi, anche il vicequestore aggiunto del commissariato di Tarquinia Riccardo Bartoli, che lavorò in stretta sinergia con il pm Roberto Staffa della Dda.

L’indagine nasce a febbraio 2011. Uno dei cinque, Sing Gourmel, laureatosi in India in ingegneria meccanica e venuto in Italia per lavorare, viene trovato in condizioni pietose. Denutrito, pallido e tremante per il freddo, racconta agli investigatori le angherie che era costretto a sopportare nell’azienda agricola in cui lavorava. Alloggiava in una specie di roulotte senza bagni, acqua calda e elettricità. Lavorava anche quattordici ore al giorno, con una breve pausa pranzo. Mangiava lenticchie, pane, fagioli e poco altro e le 600 euro in busta paga erano un miraggio. Lui e i suoi quattro colleghi, indiani come lui, venivano pagati quando capitava.

Per l’imprenditore di Canino L.T. e uno dei suoi dipendenti, l’indiano S.B., scattano le manette per riduzione in schiavitù. E’ l’operazione Kunta Sing, dalla quale scaturisce il processo a Roma. Quattro indiani su cinque hanno accettato l’accordo con la difesa, che li ha risarciti mesi fa. Solo uno ha rifiutato ed è andato avanti: proprio Sing Gourmel, lo stesso da cui partì l’indagine, assistito dall’avvocato Samuele De Santis.

I poliziotti ascoltati martedì hanno ribadito quanto detto dagli indiani in sede di incidente probatorio. La stalla era niente più che un ricovero per capre: sporca, senza servizi, fredda e infestata dai topi. I bisogni, dovevano farli nei campi e la consegna degli stipendi veniva sempre rinviata con una scusa. Uno dei cinque, una volta, sarebbe stato anche minacciato con un fucile per aver chiesto i soldi che gli spettavano.

Il processo è aggiornato a febbraio per continuare il giro dei testimoni. Tra questi, anche R.A., tarquiniese indagato in un secondo momento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’uomo ha patteggiato l’anno scorso.


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9 gennaio, 2013

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