![]() Il piccolo Rocco Pellegrini |
![]() Le siringhe sequestrate in casa della coppia |
![]() L’accappatoio del piccolo Rocco |
– Un evento eccezionale e impossibile da prevedere. E’ solo questo, secondo l’avvocato Antonio Stellato, ad aver ucciso il piccolo Rocco.
I genitori, secondo quanto il legale ha spiegato nell’arringa, non avrebbero potuto far nulla né per immaginare che succedesse una cosa del genere, né per intervenire più velocemente di quanto hanno fatto portandolo all’ospedale.
Il bimbo, Rocco Pellegrini, fu ucciso nel 2008 da una dose di metadone ingerita in casa. Aveva poco più di un anno, quattordici mesi per l’esattezza, e il contenuto di quel flacone per lui fu letale.
I genitori, Beatrice De Leva e Giulio Pellegrini, sono stati accusati di omicidio colposo, mentre a un loro conoscente, Alessandro Ricci, è stato imputato di aver ceduto loro una piccola dose di droga. Nell’udienza di ieri, di fronte al giudice Eugenio Turco, il legale della coppia ha ricostruito i fatti soffermandosi sull’assoluta imprevedibilità di quel tragico evento che ha ucciso il piccolo Rocco chiedendo quindi per loro l’assoluzione.
“Un bambino di un anno non ti dice: “Mamma, papà, da domani cammino”- ha spiegato l’avvocato Stellato -. Un bambino di un anno è imprevedibile. C’è sempre il rischio che accada qualcosa o che lui faccia, improvvisamente, qualcosa che fino a quel momento non aveva mai fatto. E’ il cosiddetto rischio consentito che nessuno, purtroppo, può prevedere. L’omicidio colposo c’è quando qualcuno compie degli atti che violano una legge e da questa violazione si provoca il delitto. Ma cosa hanno violato questi due genitori? Nulla, perché non c’è alcuna legge che dice a un genitore come deve comportarsi con i propri figli”.
E non c’è, secondo il legale della coppia, nemmeno un problema di negligenza nei confronti del bimbo. “Beatrice e Giulio non hanno peccato di negligenza – continua l’avvocato nell’arringa – perché il flacone di metadone era custodito in un cassetto di un mobile alto un metro e trenta centimetri. Il piccolo Rocco era alto appena 75 centimetri e allungando le braccia poteva arrivare a 83. Era impossibile, quindi, prevedere che potesse solo toccare quel cassetto. Le boccette di metadone, poi, erano chiuse con un tappo particolare, di sicurezza, che una creatura di poco più di un anno non aprirebbe mai”.
La colpa, se così si può definire, era al limite quella di avere il metadone in casa. “Giulio dipendenva dal metadone – prosegue il legale -. Era un tossicodipendente e doveva prenderlo sia al mattino che la sera prima di andare a dormire. Non avrebbe mai malcustodito una sostanza per lui così necessaria e, soprattutto, non l’avrebbe mai lasciata in giro alla portata del piccolo. Se Giulio ha una responsabilità questa non può che essere morale, ma non penale. E’ quella che lui porterà nella sua anima per sempre ovvero di essere stato un tossicodipendente, costretto a dipendere dal metadone”.
L’avvocato Stellato nell’arringa si è soffermato anche sugli altri due capi d’accusa che pendono su Beatrice De Leva e Giulio Pellegrini: la ricettazione e la detenzione di sostanza stupefacente.
“Quanto alla prima – ha detto il legale – ci troviamo di fronte a un cellulare e a un portafoglio di una persona a loro estranea che è stato trovato nel soggiorno dell’appartamento. Come entrambi i coniugi hanno spiegato si trattava di oggetti trovati in strada che Beatrice aveva intenzione di restituire il prima possibile. Più che un motivo per inquisirli, a mio avviso, questo dovrebbe essere un esempio di civiltà. Se io perdessi il portafoglio sarei contento che qualcuno lo raccogliesse per poi inviarmelo”.
Poi è passato alla detenzione di droga. “Anche qui le accuse sono irrisorie – sottolinea -. Si tratta di una pianta di marijuana in giardino che sia Beatrice che Giulio hanno spiegato di aver comprato per poi regalarla, come pianta ornamentale. Le altre sette, piccolissime, che si trovavano dentro casa, non si sa bene neanche quanto quantitativo di droga potessero produrre, sicuramente una percentuale bassissima”.
Per la difesa di Alessandro Ricci, per il quale il pm Stefano D’Arma ha chiesto l’assoluzione, ha preso la parola l’avvocato Francesco Massatani.
“Ciò che emerge dalle intercettazioni ambientali – ha spiegato il legale – è semplicemente che due persone, forse Giulio Pellegrini e il mio assistito, ma in realtà potrebbe trattarsi anche di altri, si devono incontrare per darsi qualcosa e ricevere dei pagamenti. Che si tratti di droga non è mai ben specificato. Per di più Ricci è un giardiniere e sappiamo per certo che aveva effettuato dei lavori nel giardino della coppia. Nessuno può escludere che i soldi erano relativi a quelle prestazioni”.
Nella prossima udienza, fissata per l’11 luglio, si procederà con le repliche e la sentenza.
Francesca Buzzi
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