Capranica – “Ho negato un prestito a entrambe. Forse per questo mi hanno denunciato”.
Si giustifica così il tecnico radiologo a processo per sequestro di persona e violenza sessuale. Nel 2009 furono in due a raccontare in caserma di essere state drogate e portate con l’inganno a casa del radiologo, che le aveva conosciute una sul treno e una in chat. Quest’ultima, per l’accusa, sarebbe stata stuprata. Ma di lei si è persa ogni traccia e lui nega.
“Ci siamo piaciuti e abbiamo avuto dei rapporti sessuali – ha spiegato ieri mattina davanti ai giudici -. Erano mesi che parlavamo in chat. Un sabato sera ci siamo dati appuntamenti per vederci e abbiamo passato la notte insieme. Tutto normale. Nessuna costrizione”.
I problemi arrivano la mattina dopo: lei gli avrebbe chiesto un prestito per pagare l’università ai figli, ma lui era al verde. “Poco dopo mi ha detto che non si sentiva bene. Insinuava che le avessi dato qualcosa, ma avevamo bevuto solo un campari e un fragolino. L’ho portata al pronto soccorso, ma c’era troppa fila e non ha voluto trattenersi”.
Secondo l’accusa, le due donne sarebbero state drogate con benzodiazepine. Farmaci che l’uomo ha confermato di usare spesso a fini terapeutici. Quella conosciuta in chat è sparita da anni. L’altra, sentita alla scorsa udienza, aveva detto di essersi ritrovata chissà come in casa del radiologo, dopo averlo incontrato in ospedale. Avevano preso un caffè al bar. Caffè portatole da lui al tavolo, dichiarò la ragazza. Come a suggerire che l’uomo poteva aver avuto tutto il tempo di versare il farmaco nella tazzina. La versione di lui è diversa.
“Prendemmo il caffè insieme al bancone – ha spiegato in aula -. Ci eravamo conosciuti tempo prima sul treno Napoli-Milano. Mi aveva parlato dei suoi problemi di salute e di vecchie dipendenze da droga e alcol. Nacque un’amicizia e decisi di aiutarla. L’avevo accompagnata io in ospedale, quel giorno. Doveva fare una mammografia e un’ecografia, ma visto che, per questa, c’era da aspettare fino a sera, da Roma siamo andati a Capranica a fare una passeggiata. La sera il medico ha disdetto l’ecografia e l’ho riportata a casa a Roma”. Anche lei gli avrebbe chiesto un prestito. E anche a lei, il radiologo l’ha rifiutato.
Di quella richiesta di denaro, la donna non ha parlato alla scorsa udienza. Ha detto di ricordare chiaramente il caffè al bar e il successivo passaggio in macchina del radiologo. Dopodiché il buio. Finché ha realizzato di essere su un letto in casa dell’uomo, seminuda e stordita. Neanche su questo lui concorda: “Era normalissima. Non sembrava affatto stordita e non siamo stati per niente sul letto. Disdetta l’ecografia l’ho accompagnata a casa”. Il processo continua a maggio. Nel frattempo, il pm Chiara Capezzuto continuerà le ricerche dell’altra parte offesa, per raccogliere la sua testimonianza.
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