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Viterbo - L'associazione "Sì alla famiglia" in campo per tentare di bloccarne l'istituzione da parte del Comune

“Unioni civili, il registro non serve a nulla e non interessa a nessuno”

di Francesca Buzzi
Alberto Guerrini, Stefano Nitoglia e Carla Vanni

Alberto Guerrini, Stefano Nitoglia e Carla Vanni nella chiesa del Sacro Cuore a Viterbo

Carla Vanni, coordinatrice provinciale "Sì alla famiglia"

Carla Vanni, coordinatrice provinciale “Sì alla famiglia”

Stefano Nitoglia, coordinatore regionale "Sì alla famiglia"

Stefano Nitoglia, coordinatore regionale “Sì alla famiglia”

Viterbo – “Unioni civili, il registro non serve a nulla e non interessa a nessuno”.

Il movimento di area cattolica “Sì alla famiglia”, in vista della discussione al comune di Viterbo per l’istituzione del registro delle unioni civili, spiega, nella chiesa del Sacro Cuore al Pilastro, i motivi per i quali ha intenzione di provare a bloccarlo.

“Il nostro movimento – dichiara la coordinatrice provinciale Carla Vanni – ha raccolto il supporto di nove organizzazioni locali, cattoliche e non, che come noi vogliono difendere la famiglia. Benché la maggior parte di noi sia dichiaratamente cattolica, ci teniamo a precisare che in questa sede il nostro obiettivo è salvaguardare tutte le famiglie costituite da un uomo, una donna e dei figli. Sia sposate in chiesa che in comune o anche soltanto conviventi”.

Il problema, dunque, non deriva da una matrice religiosa, ma sociale.

“C’è chi ha detto di noi che siamo stati messi in campo dalla curia – continua Carla Vanni – per tentare di fermare l’istituzione del registro. Non è così. Siamo autonomi e non siamo “il braccio” di nessuno. Semplicemente siamo convinti che il registro delle coppie di fatto sia del tutto inutile ai cittadini che, infatti, hanno dimostrato di disinteressarsene totalmente”.

I problemi di cui l’amministrazione comunale dovrebbe curarsi sono, secondo il movimento, ben altri e ben più gravi.

“Mettiamo intanto in chiaro che il registro delle coppie di fatto non serve proprio a nulla – prosegue -. Si tratterebbe infatti di un’iscrizione formale che non dà alcun diritto in più alle coppie che faranno parte dell’elenco, sia che si tratti di eterosessuali che di omosessuali. Quanto all’interesse pubblico, oltre alle 1100 persone che hanno sottoscritto la petizione di Arcilesbica, non mi pare che si siano costituiti comitati o associazioni che si stiano occupando del problema. Dunque non interessa a nessuno”.

Ma c’è di più. Ad avvalorare la tesi dell’inutilità del registro, Carla Vanni porta a suo sostegno i numeri di una recente indagine della rivista “Panorama”.

“Secondo l’inchiesta del periodico – prosegue Carla Vanni – sono soltanto 140 i comuni italiani che hanno adottato il registro su oltre 8000. Quattro di questi li hanno prima inseriti e poi tolti perché nessuno vi si iscriveva. Quelli che ancora lo mantengono, invece, hanno cifre ridicole. Basti pensare al comune aprifila d’Italia ovvero Empoli che da 20 anni ha soltanto sei coppie iscritte”.

Il movimento “Sì alla famiglia” ha finora tre sedi in tutta Italia, la prima a Torino, un’altra a Caltanissetta e quella di Viterbo. Su scala nazionale si sta attualmente occupando di contrastare l’ipotesi di legge contro l’omofobia.

“Quella proposta di legge – interviene il coordinatore regionale Stefano Nitoglia – contrasta la famiglia ed è altamente liberticida. Basti pensare che punisce penalmente chi istiga al razzismo, all’omofobia e alla transfobia con una reclusione fino a un anno e mezzo senza però specificare dettagliatamente quali siano questi atteggiamenti perseguibili”.

Insomma una legge poco precisa che, secondo il movimento, potrebbe aver un effetto a cascata troppo pericoloso.

“Per chi viene deriso o maltrattato per futili motivi – continua Nitoglia – c’è già l’articolo 61 del codice penale che è molto chiaro. Non capiamo dunque perché si abbia la necessità di fare degli omosessuali una sorta di “categoria protetta”. Tutto ciò, a nostro avviso, è soltanto un grimaldello che in futuro porterà al matrimonio tra omosessuali, poi all’adozione dei figli alle coppie dello stesso sesso e, quindi, alla distruzione della famiglia”.

A sostenere le tesi del movimento “Sì alla famiglia” è intervenuto anche l’ex consigliere comunale di Viterbo Roberto Bennati (Ncd).

“I diritti tra persone conviventi, anche dello stesso sesso – precisa Bennati -, sono già inseriti nel nostro ordinamento civile. Chiunque può decidere di lasciare l’eredità a chi crede, subentrare in un contratto d’affitto o fare delle donazioni del proprio patrimonio, attraverso degli atti appositi sottoscritti di fronte a un notaio. A cosa serve tutto il resto dunque? Non ha senso mettere mano alla composizione naturale della famiglia e noi la difenderemo. Ne va del futuro della nostra nazione”.

Francesca Buzzi

9 gennaio, 2014

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