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Piattaforma Altolazio 2.0 - L'intervento del direttore Coldiretti Viterbo

“La sola denuncia non dà frutti, occorrono fatti e progetti”

di Andrea Renna

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Il direttori di Coldiretti, Andrea Renna

Il direttori di Coldiretti, Andrea Renna

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore, innanzitutto mi complimento per quanto hai lanciato in termini di discussione, tramite la vertenza Alto Lazio, che, a mio modesto parere, credo, sia attualissima e possa rappresentare un punto di partenza nella direzione di uno sviluppo diverso, più adatto alle esigenze ma soprattutto ai tempi di oggi per il territorio viterbese.

Da poco più di un anno il sottoscritto lavora e vive a Viterbo.

Grazie alla progettualità di Coldiretti ho girato il territorio che è magnifico. Tentare di fare rete tra quanti hanno a cuore le sorti dell’economia di questa provincia e, soprattutto, come nel mio caso, per quel che rappresento, il presente ed il futuro delle imprese agricole che insistono nella Tuscia, è uno dei punti focali da seguire, che ben si coniugano con quanto hai scritto nella tua esortazione al movimento come mi piace definirla.

Orbene in questa traiettoria, come persona, insieme al presidente Mauro Pacifici e al consiglio tutto, io ti dico che siamo pronti a fare la nostra parte.

Con modestia ma con determinazione. Con orgoglio per ciò che rappresentiamo ma con virtuosità. Senza chiacchiere ma con i fatti, nel nostro stile, con umiltà e rispetto di tutti, ma con la certezza di rappresentare una organizzazione con una reputazione e un ruolo importante e di prim’ordine in termini di numeri, progettualità ed attenzione.

Una organizzazione che, tra l’altro, ha aderito ad un patto, quello per la Tuscia, per il rinnovo della Camera di Commercio locale, che guarda anche nella direzione da te suggerita, nonostante cassandre e detrattori poco attenti.

Una categoria la nostra che troppo spesso, a torto, non viene considerata nel giusto modo. In un momento in cui l’instabilità economica continua a preoccupare e non poco e non solo per l’occupazione la Tuscia, oltre che il resto del Paese, Coldiretti, da parte sua, sta caparbiamente, portando avanti il progetto di filiera agricola locale, un’oasi di speranza in un deserto dove demagogia e qualunquismo sembrano regnare incontrastati insieme a quanti scansano i momenti di confronto e prediligono quelli dello scontro.

Siamo una forza sociale che prova  a dire e a fare qualcosa di più della sterile denuncia. Quella denuncia che ormai è diventata il luogo comune, politicamente corretto quanto miserabilmente inutile, che attraversa inesorabilmente buona parte della rappresentanza anche a Viterbo, purtroppo.

I primi risultati raggiunti dal nostro progetto ci fanno ben sperare sul fatto che un nuovo protagonismo agricolo nello scenario economico sociale sia possibile ecco perché il tuo invito a lavorare insieme per una vertenza nuova ma sentita già in passato lo facciamo nostro, se ce lo permetti, con quanti lavorano e operano scevri da condizionamenti.

Le risorse pubbliche in futuro caleranno perché il Paese avrà bisogno di soldi per fare quadrare i propri conti e noi dovremo essere bravi a difendere ciò che ci spetta e che già abbiamo.

Voglio dire che non dobbiamo illudere nessuno: se vogliamo recuperare competitività e reddito per mandare avanti le nostre imprese non è tanto sulla politica, ma nella capacità di recuperare valore sul mercato che dobbiamo puntare a quello che abbiamo, che non è poco, sia dal punto di vista agricolo che culturale, sia storico che religioso, sia artistico che come paesaggio inteso pure come tramonti, alba, colori e profumi.

Non possiamo distrarci per tentare di risarcirci di quanto in questi anni il mercato ci ha derubato, in termini di valore, di identità e di strutture organizzate.

È su questo fronte che dovremo continuare e continueremo a batterci. Il fronte più difficile, quello del rapporto con il mercato e la società, quello da cui scaturisce la filiera agricola italiana, l’unica cosa nuova e vera che c’è e che potrebbe essere risolutiva per i bilanci delle nostre imprese e per le aspettative che la gente ripone su di noi. Ricordiamoci che, soprattutto in tempo di crisi, nessuno ci regalerà niente, tutto dovremo sudarcelo, ma ne varrà la pena, in gioco non c’è infatti l’elemosina che ci fa tirare avanti un anno in più, ma la dignità di un settore e di un popolo che ha deciso di riprendersi il proprio futuro.

Una esortazione che nella Vertenza Alto Lazio ci sta proprio bene. Il nostro progetto Campagna Amica, che oggi vale diversi milioni di euro, unitamente al già ricordato Firmato agricoltori italiani ha fatto passi importanti nel solco di dare risposte a imprese e cittadini ma si puo’ e si deve implementare ulteriormente con quanti hanno a cuore le sorti dell’Alta Tuscia e della provincia tutta.

Un altro numero: 6 milioni di euro erogati nel viterbese in questi primi 7 mesi del 2014 dal nostro Confidi CreditAgri Italia. Unico nel settore dell’agroalimentare in grado di erogare direttamente perché iscritto in Banca d’Italia nell’elenco 107. Uno strumento utile non a dare prebende e pagare stipendi a soggetti non inerenti con l’attività ma, al contrario, strategico per garantire le imprese a Viterbo, nel Lazio e in Italia.

Lo sviluppo della Tuscia passa anche attraverso tutto ciò creando una piattaforma, come ben declini tu. Polemiche e sterili confronti non ci appassionano. A noi piace tentare di lavorare per dare risposte alle imprese e al territorio. In questo siamo in linea con quanto tu auspichi e, ripeto, pronti a dare il nostro contributo.

L’informatica, la rete, la wi-fi sono risultati da cogliere creando per esempio una grande unica offerta del modello Tuscia che purtroppo, per protagonismi vari, non solo non esiste, ma spesso mi sembra di aver colto anche dal tuo intervento e anche nelle piacevoli occasioni di confronto avute con te di recente, non si sono voluti cogliere più per evitare paternità a quanti stavano lavorando su queste progettualità che per altri motivi.

Creare autostrade informatiche che ci permettano di usare la rete al massimo delle velocità, diffondere in ogni comune di connessioni wireless gratuite, modulare modelli di smart city che si basi sulla green economy, sono argomenti che dovrebbero rappresentare i punti focali di una piattaforma nuova per le imprese e per avvicinare numeri significativi alla Tuscia.

Scrivi e racconti di una torta fatti a strati. Bene , anzi da come la descrivi, è ottima.

Manca, forse, la vetrina, con annessa candelina, per esporla unendo i vari strati e cercando di far sedere coloro che già si stanno occupando di un distretto affascinante, originale e attrattivo ad un tavolo nuovo dove al centro ci siano le idee. Pronti a soffiare insieme, magari nella stessa direzione per spegnere una candelina che è accesa oggi grazie solo ad ipocrisie e divisioni senza reali motivi. E questa già sarebbe una novità.

Infine vorrei approfittare per legare un concetto che è forse fin troppo dentro la Tua esortazione per la vertenza.

La rappresentanza! Tra vecchie sigle in affanno e nuove siglette a parcella, troppo spesso si fa confusione. Registriamo, e forse tu lo puoi testimoniare dal balcone della tua attività, l’incapacità assoluta di proporre proposte e idee in un momento in cui la traiettoria cerca proprio un cambio di passo per evitare il nulla.

Mi viene in mente quel detto popolare secondo il quale “pur di far torto alla propria moglie si preferisce tagliarsi gli attributi”.

E’ vero, le cose non vanno bene per le imprese; da anni è così, ma la sola denuncia non dà frutti, occorrono i fatti, un progetto che rimane l’unica arma per recuperare una veste competitiva vera per l’economia.

Questo punto è ormai chiaro e chiaro a tutti. Proprio per questo credo però sia urgente cogliere il tuo appello e fare la nostra parte. I titolari delle imprese del territorio di tutti i settori siano e i cittadini meritano ben altro di sterili litigi e nebbia nella colonna progetti, proposte ed idee.

Più rispetto, più riconoscenza, più di tutto. Ed è questo che tramite la tua idea, forse, si potrà cogliere .

Occorre, però, anche una convocazione di questo tavolo per ora virtuale, che, se reale, come credo, sia dovere di tutti provare a preparare senza pietanze ma ripeto con le idee al centro della tavola, declinando chi fa che cosa e i tempi per provare a dare una svolta, senza personalismi e demagogia ma con una voglia, quella del fare, per mantenere i numeri di una economia in crisi ma, soprattutto per tentare di far crescere trend ed occupazioni per i nostri tanti, troppi giovani ancora senza certezza sul futuro.

Un cambio di passo indubbiamente determinante ma soprattutto urgente.

Andrea Renna
direttore Coldiretti Viterbo


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24 agosto, 2014

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