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Piattaforma Altolazio 2.0 - Interviene il rettore dell'Università della Tuscia

Va creata una rete virtuale di competenze e innovazione

di Alessandro Ruggieri

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Il rettore Alessandro Ruggieri

Il rettore dell’Università della Tuscia Alessandro Ruggieri 

Viterbo – La difficile situazione economica del territorio impone la necessità di pensare a soluzioni diverse e innovative, al di fuori di schemi e tradizioni consolidate. In questo contesto la proposta di Tusciaweb ha il merito di portare la discussione al di là dei soliti e, ahimè, noti problemi congiunturali.

Le individualità, le tradizioni consolidate e le competenze non sono da sole sufficienti a supportare la sfida competitiva globale; occorre fare sistema tra industria, università e innovazione per creare nuovi percorsi verso modelli di sviluppo snelli, compatibili dal punto di vista ambientale e flessibili.

Viterbo con la sua vocazione agricola, il suo patrimonio storico-artistico e naturale, e le sue attività artigianali e industriali (seppur concentrate prevalentemente nel distretto di Civita Castellana) dispone di importanti potenzialità. I circuiti della “piattaforma” dovrebbero saper cogliere e miscelare le varie opportunità.

Il punto di partenza dovrebbe essere costituito dalla capacità di integrare le differenti risorse del territorio, di elevata qualità ma spesso disaggregate e disomogenee per dimensione, natura e mercato.

Per prima cosa occorre valorizzare le risorse tecniche, scientifiche e culturali messe a disposizione dal territorio, compresa l’università, attraverso la creazione di uno strumento multimediale complesso che consenta di mappare e utilizzare al meglio le competenze presenti.

Impiegando le tecnologie più avanzate sarebbe possibile creare una rete virtuale delle competenze e dell’innovazione, troppo spesso nascoste al territorio, facilitare lo scambio di informazioni, la nascita di collaborazioni e la strutturazione di progetti di ricerca più complessi, anche aperti all’esterno della “piattaforma”, innescando così un ciclo virtuoso ed un effetto moltiplicatore. Uno strumento del genere può rappresentare un primo passo per far interagire gli stakeholder, intensificare i rapporti con le imprese e contribuire al rafforzamento e alla nascita di nuove reti di collaborazione locali, nazionali ed internazionali.

In questo contesto si deve inserire anche il ruolo dell’università, come volano di trasferimento tecnologico e valorizzazione delle conoscenze e competenze dei laureati, che possono rappresentare un grande valore aggiunto per il territorio se opportunamente indirizzati e tutorati all’interno di un percorso formativo che, all’interno dei corsi di studio e nel post-lauream, dia più spazio alle esperienze e sia costruito e realizzato insieme al sistema imprenditoriale, anche all’interno di uno dei circuiti della piattaforma.

Il costo sarebbe irrisorio e si potrebbe dare una opportunità in più sia alle famiglie, per le quali oggi la potenzialità occupazionale è determinante nella scelta dell’università, sia al territorio, che potrebbe riassorbire i laureati più bravi e più motivati; riuscire a trattenere i giovani sul territorio è forse la sfida più importante e impegnativa dei prossimi anni.

La congiuntura economica sfavorevole e le difficoltà occupazionali devono far ripensare alle forme di incontro tra domanda ed offerta di lavoro, aprendo ai nuovi sistemi di crowdsourcing e cloud working che si stanno diffondendo in tutto il mondo.

In questo sistema formativo innovativo e integrato l’obiettivo deve essere quello di creare lavoro.

Gli studenti, anche grazie a questi nuovi strumenti, vanno stimolati e accompagnati verso la creazione di impresa, di società spin-off e startup innovative, valorizzando soprattutto un ambito sino ad ora poco esplorato, quello culturale, che può contare sulle tante ricchezze identitarie del nostro territorio (turismo termale, turismo religioso, valorizzazione dei beni culturali, spettacolo, cinema, letteratura, fotografia, architettura, design, artigianato artistico etc..).

Il modo con cui questa tipologia imprenditoriale si sta affermando nel contesto internazionale ne fa un importante punto di riferimento per la gestione dell’innovazione e la competitività dei sistemi produttivi locali.

In questa progettualità l’intero territorio può diventare una sorta di “parco scientifico diffuso”, in sinergia con imprese e amministrazioni locali, in modo da rappresentare lo snodo fondamentale tra il mercato e la produzione di conoscenza. Vi sono tanti esempi di successo di spin-off, che però per crescere ancora necessitano di una maggiore interazione con il territorio, di risorse finanziarie e di un respiro internazionale che possono essere fornite solo da una grande e forte sinergia tra i diversi attori imprenditoriali e istituzionali.

Sarà ancora una volta fondamentale la ricerca di risorse finanziarie adeguate. In questo devono fare la loro parte anche gli operatori del credito che, pur operando all’interno dei rigorosi vicoli imposti dai mercati, devono saper cogliere questa nuova sensibilità progettuale tipica della giovane impresa innovativa, adattando strumenti e competenze alle mutate esigenze.

In questo quadro l’università della Tuscia può sicuramente giocare un ruolo importante, aperto e disponibile alle esigenze del territorio di cui fa parte, in quanto impegnata da anni ormai in quella che può essere definita la sua “terza missione”, ossia il supporto agli studenti sia nella fase di orientamento all’università sia nel post lauream, in una filiera di formazione integrata a monte con le scuole e a valle con le imprese, con le quali occorre sempre più rafforzare e rinsaldare un vincolo di collaborazione e di partecipazione nella logica dell’unità che aiuta a sostenere la crescita.

Alessandro Ruggieri
Rettore dell’Università della Tuscia


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4 agosto, 2014

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