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Aspettando l'estate viterbese - Si apre quest'anno la sezione di Caffeina dedicata alla politica estera e curata dal giornalista Rai Giovanni Masotti - Dal 26 giugno partono gli incontri nella sala regia con ospiti d'eccezione

“La Germania condiziona l’Europa e Renzi è destinato a durare”

di Paola Pierdomenico
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Giovanni Masotti

Giovanni Masotti 

Viterbo – Caffeina e la sua finestra sulla politica estera.

Sarà la vera novità di questa nona edizione del festival letterario. Una sezione interamente dedicata alla politica internazionale curata dal giornalista Giovanni Masotti, per anni corrispondente, Rai da Londra, Bruxelles e, ora, Mosca.

Tutti gli incontri si terranno nella sala regia del comune di Viterbo. Russia, Germania, Cina e ancora Medioriente, Isis e America saranno, alcuni dei temi, trattati da importanti autori, che si alterneranno sul palco per dare la loro visione del mondo. Tra loro, la blogger tunisina Amina, Sergio Romano e Massimo Teodori.

“Sono molto contento di questa avventura – dice Masotti -, soprattutto perché Caffeina è, ormai, un contenitore affermato e prestigioso. La sezione della politica estera nasce con me che mi sono venuto ad aggiungere alla nona edizione. Ho fatto corrispondenze dall’estero a New York e Parigi e per la Rai a Bruxelles, Londra, Mosca, parlo quattro lingue e sono specializzato sull’attualità nazionale e la politica internazionale. Filippo Rossi mi propose di occuparmene e, dopo averci pensato un po’, ho deciso di accettare.

Spero che sarà un arricchimento apprezzato del festival che è già pieno di sfaccettature. Essendo la prima volta, sarà forse un anno di rodaggio, ma, malgrado le difficoltà dell’esordio, penso che gli incontri siano stati organizzati con un ottimo livello dei partecipanti e con una scelta degli argomenti che riflette le realtà più interessanti e scottanti del mondo. Confido che sarà un buon successo e, se Caffeina vorrà, lo perfezioneremo negli anni”.

Si apre il 26 giugno con l’incontro: “Russia, ritorno all’impero”. Al centro i libri di Massimo Ceresa “Pussy Riot. Le ragazze che hanno osato sfidare Putin” e di Eugenio Di Rienzo “Il conflitto russo-ucraino. Geopolitica del nuovo (dis)ordine mondiale”. “La Russia è stato uno dei temi più forti affrontati dal G7 con l’attacco durissimo di Obama e la risposta di Putin. Una nuova guerra fredda che, indubbiamente, esiste, anche se, per fortuna, si ferma, almeno per ora, entro certi limiti. Sono abbastanza pessimista sul tema che è alla base di questo conflitto, e cioè l’Ucraina. Questo perché, entrambe le parti vogliono assolutamente prevalere, quando, a mio avviso, basterebbe che il governo di Kiev si decidesse a riconoscere che, nell’Ucraina dell’est, c’è una realtà fortemente autonomista e indipendentista, a cui dovrebbe assegnare una serie di forme di decentramento per soddisfare l’orientamento della stra grande maggioranza della popolazione che è filorussa. Checché ne dica l’Occidente, e mi metto dalla parte di Putin, il passo primario dovrebbe essere fatto dunque dal governo di Kiev per evitare che la guerra diventi sempre più infinita, sanguinosa e preoccupante. E’ vero poi che la Russia ha fornito armamenti e volontari ai filorussi locali ucraini, ma è anche vero che nessun soldato russo ha oltrepassato il confine tra i due paesi. E’ stato un appoggio deciso e forte, ma non una partecipazione al conflitto”.

Il 27 giugno spazio alla Germania con i libri di Teodoro Andreadis Synghellakis “La mia sinistra. Intervista con il leader di Syriza” e di Gennaro Sangiuliano e Vittorio Feltri “Quarto Reich. Come la Germania ha sottomesso l’Europa”.
“Gennaro Sangiuliano ha avuto le prime pagine di quotidiani internazionali che hanno parlato di questo libro come della rinascita del complottismo antitedesco. Più che sottomesso, direi che la Germania condiziona pesantemente l’Europa”.

Il 29 giugno è in programma “L’Europa: tra valori irrinunciabili e le promesse mancate” con Mariolina Sattanino.

Il 30 giugno invece si parlerà di “Medioriente, la chimera della pace” con Paolo Magri, direttore dell’Ispi, Istituto studi di politica internazionale, e si procede il primo con “Quegli uomini in nero che terrorizzano l’Occidente” con il libro di Jordan Foresi e Jack Caravelli “Il Califfato Nero. Le origini dell’ Isis. Il nuovo Medio Oriente, i rischi per l’Occidente”.
“In Medioriente, il conflitto israeliano-palestinese dura da anni e non mi pare che ci sia alle porte un’iniziativa di pace forte, anche perché, con la conferma a premier di Netanyahu, è difficile che Israele possa trattare più di tanto. Credo, invece, che l’Occidente stia prendendo sotto gamba l’Isis, forma estrema e radicale di Jihad con addirittura la formazione di uno stato islamico che si sta allargando sempre di più in Siria, Iraq e Libia. I governi, al di là delle dichiarazioni, dovrebbero decidersi a fare qualcosa di più incisivo, non voglio dire una guerra, perché sembra che fare azioni contro i massacratori più immondi del pianeta, sia una colpa, ma sarebbe bene pensare di affiancare alle azioni aeree e di disturbo, un’offensiva di terra, perché sennò non se ne esce. Anche nel nostro paese c’è un rischio reale, visto che siamo i più vicini, vulnerabili e anche perché il terrorismo si mescola all’immigrazione di massa che ci aggredisce”.

Il 2 luglio si parlerà della “Valanga dei capitalisti rossi”. Mentre il 3 sarà ospite la blogger tunisina Amina Sboui con il libro “Il mio corpo mi appartiene”.
“E’ una ragazza straordinaria che ha fatto delle cose radicali, che, però, erano necessarie per svegliare la Tunisia dal torpore e dalla discriminazione dell’Islam tra uomini e donne. Ha continuato ad agire così anche in Francia, dove si è rifugiata, e non ha intenzione di smettere. La ammiro, malgrado ogni tanto abbia forse un po’ esagerato. Credo, comunque, che, nella sua posizione, fosse necessario per portare l’attenzione su certi temi”.

Penultimo giorno, il 4 luglio, con “Obama, la riscossa dell’anatra zoppa”, e il libro di Sergio Romano “In lode della guerra fredda. Una controstoria”. “Obama sembra più libero da quando sa che non può correre un’altra volta per la Casa Bianca. Si è come liberato di un peso e sta volando più di quanto era pienamente in carica. Malgrado, la maggioranza parlamentare sia, in modo schiacciante, in mano ai suoi oppositori, i repubblicani, lui ha fatto molto. Basti pensare a Cuba, alla trattativa sul nucleare iraniano, ma anche alla ripresa dell’economia interna o alla legge sull’immigrazione che regolarizza 5 milioni di clandestini. Ora, bisognerà vedere se Hillary Clinton, candidata alla sua successione, vincerà le primarie democratiche e, secondo me lo farà, e chi sarà il suo avversario. Se davvero si troveranno a scontrarsi due dinastie formidabili come quella dei Clinton e dei Bush con la corsa di Jeff”.

Si chiude il 5 luglio con “Il rivoluzionario che viene dall’altro mondo”, un incontro dedicato a papa Francesco. “Ha sovvertito tutti gli schemi che eravamo abituati a vedere osservati da un papa. Ha avuto coraggio e forza eccezionali e un’attenzione verso i diseredati con iniziative pratiche nella zona del Vaticano. E’ stato determinante nei rapporti con Cuba e la Cina. Si parla di opposizione di parte della chiesa europea e della curia romana perché considerato troppo progressista e liberale. C’è chi lo ha addirittura definito comunista, ma mi sembra difficile che un papa possa esserlo. Ha solo una forte connotazione sociale e, venendo da un altro emisfero, non possiamo continuare a catalogarlo secondo i nostri schemi europei. Si sta dimostrando un papa straordinario”.

Esperto di Esteri, Masotti non rinuncia a commentare la politica interna. “In Italia c’è una piccolissima ripresa economica e occupazionale che reputo fisiologica e non merito di Renzi. Abbiamo un premier giovane, dinamico e volenteroso che, però, forse, un po’ esagera. Ha spaccato il suo partito, e ha la fortuna di non avere un’opposizione forte, perché il centrodestra non esiste più e il Movimento 5 stelle, che è un po’ in calo, procede da solo. Salvini è molto carismatico, anche se ogni tanto rozzo. Non credo la Lega riuscirà a sfondare oltre il 15 per cento, anche perché c’è più di un terzo di Italia in cui questo partito non esiste. E’ una realtà forte – conclude Masotti – che crescerà ancora, ma che non potrà mai sfidare il Pd di Renzi che, per questo, è destinato a durare”.

Paola Pierdomenico


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15 giugno, 2015

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