Graffignano – E’ caccia ai malviventi.
Sono in corso indagini serrate da parte dei carabinieri del comando provinciale di Viterbo per risalire all’identità dei due malviventi che giovedì sera hanno seminato il panico per una tentata rapina con sparatoria in una casa di campagna a Graffignano (video – fotocronaca – slide).
Armati e col volto coperto, hanno provato a rubare nella villa del generale in pensione di cavalleria Carlo Alfonso Giannatiempo in località Porcerro. Una casa isolata, in aperta campagna, dove hanno potuto agire indisturbati. Senza farsi scrupoli. Ferendo i due custodi che si trovavano all’interno.
Uno, Michele Bevione di 73 anni, lo hanno aggredito appena sceso dalla macchina, mentre rientrava. Lo hanno immobilizzato, legandogli i piedi col fil di ferro. Perché non potesse reagire.
L’altro, Florinl, rumeno 43enne, lo hanno ferito all’addome con un’arma. La pallottola gli ha attraversato il corpo per poi piantarsi nel polso e frantumandogli le ossa. Ora è ricoverato a Belcolle al reparto di Ortopedia con trenta giorni di prognosi. Non è comunque in pericolo di vita.
Ieri nella villetta sono arrivati i carabinieri del Ris. Con loro anche i colleghi del Ros, un raggruppamento operativo speciale che si occupa di indagare per crimini violenti. In cui c’è stato l’uso di un’arma.
Fornendo il loro supporto all’Arma locale., hanno setacciato la parte del giardino in cui sono avvenute le aggressioni e sono stati esplosi i colpi di pistola.
Tracce dei passi durante la fuga a piedi dei due malviventi. O se magari, da qualche parte in quella campagna, avevano una macchina che li aspettava per portarli via col bottino.
Non ci sono riusciti. Il colpo, però, è andato a vuoto. Non hanno portato via nulla da qualla casa, e anzi, non sono nemmeno entrati. Forse perché spaventati dal sangue del 43enne ferito. O forse per paura che qualcuno avesse sentito quegli spari e avesse allertato le forze dell’ordine.
Al vaglio ogni elemento che potrebbe rivelarsi utile all’identificazione. Una verità da ricercare, probabilmente, anche nelle celle telefoniche.
Anche se, i due malviventi hanno studiato ogni minima mossa per evitare che qualsiasi cosa potesse tradirli.
Avevano, i volti coperti, forse da una sciarpa o dal cappuccio della felpa. E sono stati attenti a non pronunciare nemmeno una parola per non far capire da dove provenissero.
I carabinieri, per il momento, dovranno affidarsi alla sommaria descrizione fisica di due uomoni.
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