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Viterbo - La testimonianza di un poliziotto in aula - Ma la ragazza accusa l'ex: "Mi ha infilato la canna in bocca"

“Minacciata con la pistola”, ma l’arma non si trova

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale 

Viterbo – “Abbiamo trovato le lenzuola sporche di sangue. Ma la pistola non c’era”.

Parlano un poliziotto e i parenti della 27enne che ha denunciato l’ex fidanzato per averla tenuta un’intera notte in ostaggio. Lui, C.B., trent’anni, è a processo per violenza sessuale, violenza privata, maltrattamenti, lesioni con l’aggravante dei motivi futili e delle sevizie, minacce e anche detenzione abusiva di arma. La polizia, però, non ha mai trovato la pistola con cui la ragazza sarebbe stata minacciata la notte tra il 21 e il 22 maggio 2015. Pm e gip le hanno creduto formulando comunque quell’accusa a carico dell’ex, ai domiciliari da quasi un anno.

A gennaio, la ragazza, parte civile al processo, rese una testimonianza scioccante davanti al collegio dei giudici: non solo minacciata con la pistola, ma anche spogliata, palpeggiata, cosparsa di alcol, intimorita con un accendino e mandata in ospedale con un braccio spezzato. 

La madre di lei l’aveva vista più volte tornare a casa coi lividi.
La sorella va a prenderla al mattino, dopo quella presunta notte d’inferno, e la trova provata, con un occhio nero e un fazzoletto attorno al collo per tenere fermo il braccio rotto. “L’ho truccata e le ho lavato i capelli per tirarla su”, dice senza emozione, ma è una testimonianza lunga e nervosa: giudici e pm sono costretti a cavarle le parole di bocca perché, almeno all’inizio, la sorella della 27enne dice solo di aver saputo di una lite con C.B. la notte prima. Nient’altro. Risponde a fatica alle domande, tra tanti “non ricordo” e “non so se è vero perché io non c’ero”. Non nasconde che le pesa sedere su quella sedia: “Con mia sorella abbiamo litigato da quando mi ha trascinata in questa situazione, a dover venire qui, convocata dal tribunale”. “Testimoniare è un dovere civico”, le ricorda il presidente del collegio Silvia Mattei.

In udienza emerge che C.B. le aveva mandato un messaggio su Facebook: “Diceva che mia sorella gli chiedeva soldi”. Per la difesa, i due fidanzati non erano neppure insieme nello stesso posto, quella notte. A maggio parleranno altri testimoni.


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6 aprile, 2016

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