Gamboni-infissi-infissi-nov-2017

--

--

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Poi va dai carabinieri e l'accusa di spaccio - Chef di Capodimonte a processo per calunnia, stalking e danneggiamento

Nasconde la coca nell’auto dell’ex per vendetta

Carabinieri

Carabinieri

Viterbo – Nasconde la cocaina nell’auto dell’ex e l’accusa di spaccio. Noto chef di Capodimonte a processo per calunnia, stalking e danneggiamento.

Accusa l’ex fidanzata di essere coinvolta in un rilevante traffico di droga tra la Tuscia e l’Umbria, con canali di rifornimento nella capitale. Nasconde nella sua auto della cocaina, per poi fare una “soffiata” ai carabinieri di Viterbo.

La vicenda inizia subito dopo che la donna interrompe una breve relazione con l’uomo, noto chef 42enne di Capodimonte. Non rassegnato alla conclusione del rapporto, l’uomo avrebbe iniziato a perseguitare e calunniare la vittima e i suoi familiari con messaggi e telefonate.

Dopo una prima denuncia della donna, il gip ha vietato al 42enne di avvicinarsi all’ex e ai luoghi da lei frequentati. Ma nonostante il provvedimento l’uomo avrebbe continuato a perseguitare la donna. Per poi accusarla di spaccio.

Dopo una complessa attività di indagine è però emersa l’estraneità della donna. Secondo l’accusa a nascondere la droga nell’auto della donna, previa forzatura della portiera, è stato lo stesso chef. Per i pm Stefano D’Arma e Massimiliano Siddi, si tratta di una vera e propria calunnia.

Nonostante tutto l’uomo, anche con telefonate e sul web, avrebbe continuato a perseguitare la donna e i suoi familiari. Il 42enne è finito a processo con le accuse di calunnia, stalking e danneggiamento.

La vicenda è stata raccontata in aula da uno dei carabinieri che ha condotto le indagini. Per due ore il militare, che ha prima raccolto la “soffiata” per poi scoprirne l’infondatezza, spiega al giudice Silvia Mattei la complessa e delicata attività di indagine svolta.

17 novembre, 2016

Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564