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Tragedie del lago e del mare - A proposito di commenti violenti, razzisti e xenofobi su Facebook

Non toccate i miei figli…

di Carlo Galeotti

Alexandru Petrescu e Morientes Diomande

Alexandru Petrescu e Morientes Diomande

Viterbo – Non toccate i miei figli… Sì, non toccate questi due ragazzi che sono scomparsi nei giorni scorsi tra le onde del mare e del lago: Alexandru Petrescu e Morientes Diomande. 

Il post di Tusciaweb su Facebook sul ragazzo morto nel lago

In questi giorni di dolore per la scomparsa di questi due ragazzi c’è stato chi non ha proprio potuto fare a meno di vomitare la sua sentenza su Facebook: “Uno di meno!”, “Un parassita in meno”, “Le scimmie vadano a rompere i coglioni anche a queste zecche del cazzo e poi vedrai come piangono su Facebook”. Sentenze che travalicano ogni limite morale nel commentare la morte di un ragazzo di vent’anni: Morientes Diomande. Un ragazzo che ha avuto l’unico torto di fare un bagno nel lago di Bolsena, che negli anni si è portato via tanti giovani. Non so di quale paese, di quale pigmento cutaneo, di quale colore degli occhi.

Ecco, per esser chiari, chi sentenzia e sproloquia, senza nessuna pietas, non fa parte della mia famiglia, della mia comunità, della mia nazione. Quei due ragazzi sì. Me lo dice il cuore e la ragione. Me lo dice “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. 

A una certa età, proprio come quello straordinario intellettuale palestinese che è stato il Cristo, ho deciso: i parenti, i figli, i fratelli me li scelgo io. Valore della biologia zero. La comunanza di pratiche di vita e valori etici sono tutto.

“Mentre Cristo parlava ancora alle folle – è scritto in Matteo 12, 46-50, nella versione riveduta di Diodati -, ecco sua madre e i suoi fratelli i quali, fermatisi fuori, cercavano di parlargli. E qualcuno gli disse: “Ecco tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e cercano di parlarti”. Ma egli rispondendo, disse a chi lo aveva avvertito: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. E, distesa la mano verso i suoi discepoli, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli. Poiché chiunque fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello, sorella e madre”.

Come dire che, appunto, questi due ragazzi morti, fin da subito guardandoli negli occhi, li ho sentiti della mia famiglia. 

Ecco, chi gioisce per la morte di un ragazzo di venti anni, non fa parte della mia famiglia. Non fa parte della mia comunità locale o nazionale che sia.

Tanto per citare un cattolico amato da papa Francesco, che va nello stesso senso del Cristo, voglio ricordare una frase di don Lorenzo Milani, uno dei pochi cristiani del secolo scorso.

“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri – scriveva don Lorenzo nei testi inseriti nel libretto L’obbedienza non è più una virtù -, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia patria, gli altri i miei stranieri”.

Ecco, chi gioisce per la morte di un ragazzo di venti anni, si chiami il suo account Facebook Mammolo o Dadina, è il mio straniero, nel perverso senso con cui molti oggi usano questa parola.

Insomma, due citazioni di questa sorta bastano, credo, per un laico come il sottoscritto.

Ma in questo caso di gioia incontenibile per la morte di un ragazzo di venti anni, non c’è solo una questione per così dire etica. C’è la questione, ben più fondamentale e importante per una convivenza civile, del rispetto dello stato di diritto.

Per troppo tempo questa provincia è stata un’enclave in cui lo stato di diritto è stato usato a fasi alterne. 

Ecco, alla magistratura viterbese non si può non chiedere, in un caso grave come questo, non di perseguire qualcuno, ma di far rispettare la legge, se ne ravvisa lo stravolgimento. Insomma, di fare il proprio lavoro, come ha dimostrato di fare negli ultimi tempi.

Esiste in Italia la libertà di parola, ma questa è limitata dal fatto che non si possono travalicare le leggi esistenti.

La procura dovrebbe analizzare, serenamente, se i limiti delle leggi vigenti sono stati travalicati. Come dire: se anche a Viterbo e su Facebook lo stato di diritto è in atto o è solo un puro orpello.

Per ristabilire l’ordine delle cose.

Un’ultima questione. E torniamo al piano etico. Mentre c’è chi gioisce per la morte di un ragazzo di venti anni. In questa marca periferica dell’impero, il silenzio della politica di “sinistra”, di “destra”, di matrice “cattolica” è assordante. Pur di non perdere un voto, ammesso che sia veramente così, si passa sopra ai principi cardine della convivenza civile. 

Una vergogna nella vergogna. Sarà che sono in vacanza e sono un po’ distratti.

Ancora una cosa che diciamo in piena serenità, anche perché proprio qualche tempo fa abbiamo incontrato il vescovo, Lino Fumagalli, che ci è apparso uomo di grande quadratura pastorale e teologica. Un intellettuale solido e di forte spessore umano.

Purtroppo, visto cosa sta accadendo su Facebook in seguito alla morte di un ragazzo di venti anni, non possiamo non chiedere sommessamente, senza nessuna pretesa di tirar la veste a nessuno, se non sia il caso che il vescovo dica parole chiarificatrici su una questione fondamentale come il rispetto e il disprezzo della vita umana. 

Può sembrare superfluo, ma da quel che succede, non sembra essere così. In questa marca sperduta dell’impero.
Una marca in cui bisogna difendere i propri figli e fratelli. Si chiamino Alexandru Petrescu o Morientes Diomande.

Ripeto: non toccate i miei splendidi figli… che non posso non guardare negli occhi con affetto pur non avendoli, sfortunatamente, mai incontrati. Due ragazzi con storie distanti ma uniti dal dolce sorriso degli occhi…

Carlo Galeotti

4 agosto, 2017

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