Viterbo – “Commenti razzisti sulla pagina Facebook di Tusciaweb, congelammo i dati sui profili degli indagati”. Lo ha detto ieri l’ispettore della Digos Marco Ferri, primo testimone al processo ai quattro utenti del social network imputati di xenofobia per avere inneggiato sulla pagina Facebook di Tusciaweb alla morte di un giovane immigrato ospite di un centro di accoglienza, annegato il 3 agosto 2017 nel lago di Bolsena.
“Uno di meno”, scrisse uno degli imputati, commentando la notizia comparsa sulla pagina social di Tusciaweb relativa alla tragica morte del ventenne ivoriano Morientes Diomande. “Che figata, facciamo una colonia e portiamoli tutti al lago”, scrisse un altro. “A casa sua era ancora vivo”, un altro ancora.
Davanti al giudice Silvia Mattei tre uomini e una donna, il cui pseudonimo era “Trottolina Dadina”, la più difficile da identificare. “Ma ci riuscimmo comunque in breve tempo, semplicemente incrociando alcuni dati del suo profilo. Uno ci portò il telefonino e facemmo direttamente dal cellulare lo screenshot del commento. Un altro aveva provato a disinstallare l’app, senza sapere che avevamo già congelato i dati che lo riguardavano. Tutti hanno detto di essere i soli utilizzatori del profilo da cui erano partiti i commenti xenofobi”, ha detto l’ispettore Ferri.
Su Facebook, nell’estate di tre anni fa, ci fu chi ebbe il coraggio di esultare per la morte del giovane, inghiottito dalle acque del lago di Bolsena sotto gli occhi del fratellino, con cui aveva superato il canale di Sicilia. Morientes era un richiedente asilo. Veniva dall’altra parte del mondo. Dalla Costa d’Avorio. Aveva percorso il deserto. Attraversato su un gommone e tra le lacrime le onde di un Mediterraneo pericoloso e infido. Ed era arrivato in Italia, la sua terra promessa. Era sopravvissuto al mare, ma il lago gli è stato fatale.
“In tre-quattro giorni siamo risaliti ai quattro imputati. Il 3 agosto è comparso il primo commento, il 7 erano già stati convocati tutti in questura, dopo averne congelato il profilo, in modo che non potesse essere più cancellato niente. Le pagine sono tuttora bloccate, a disposizione degli inquirenti, qualora dovessero servire. Vuol dire che non sono più visibile, ma sarebbero visibili per gli inquirenti se necessario”, ha spiegato l’ispettore, sottolineando, pur non potendone illustrare i contenuti, che gli indagati rilasciarono dichiarazioni altamente indizianti.
“Uno de meno”, ribadiva l’account di Trottolina Dadina che, come se non fosse abbastanza, postò pure una manciata di emoticon che ridono a crepapelle. Trottolina Dadina gioiva, e in tanti fortunatamente si indignarono. “Cattiva un cazzo – rispose lei – non vedete quello che sta succedendo? Tra un po’ l’Italia sarà un popolo de negri. Mo basta. Non è questione di cattiveria, ma quando è troppo è troppo. A loro gli danno le case, e ai terremotati ancora no”.
Il processo riprenderà il prossimo 7 ottobre, quando saranno sentiti due testimoni della difesa. Quel giorno, salvo imprevisti, è prevista anche la sentenza.
Silvana Cortignani
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