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L'irriverente - A proposito dei post razzisti su Facebook

Quei due ragazzi riuccisi vigliaccamente con le parole…

di Renzo Trappolini
Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Alexandru Petrescu e Morientes Diomande

Alexandru Petrescu e Morientes Diomande

Viterbo – È stato come un urlo tragico quello lanciato dal direttore di Tusciaweb per difendere come propri i figli di altri da chi li ha riuccisi – dopo le acque – con parole vigliaccamente disperse nell’etere della comunicazione solo perché essi, i ragazzi annegati, non erano dei “nostri”.

In altri tempi, si sarebbe detto non erano di pura razza “ariana”, tempi non tanto lontani, quelli degli ebrei uccisi a milioni dal nazismo, umiliati e allontanati dal fascismo, nel colpevole e interessato silenzio di troppe autorità morali e religiose.

Il vescovo Fumagalli, chiamato in causa da Galeotti, ha raccontato l’aneddoto degli “ebrei ortodossi tedeschi” col rabbi-maestro che invitava “ad amare l’uomo che incontri”, pena la “notte del cuore”.
Probabilmente il rabbi di sua eccellenza, sarebbe morto gassato insieme a milioni di correligionari a opera della Germania di Hitler con la quale il Vaticano aveva firmato il reichskonkordat, un accordo che concedeva privilegi, esenzioni fiscali ed esazioni a favore della Chiesa, finendo però col porre il timbro della sua autorità morale sul Terzo Reich.

D’altronde, si sono dovuti aspettare gli anni ’60 del secolo scorso perché a quei “diversi”, agli ebrei, fosse tolto da Giovanni XXIII il marchio di “perfidi” con cui per secoli erano stati solennemente definiti nel rito del venerdì santo che ricorda la morte del conterraneo Gesù di Nazareth.
Il razzismo non è certamente un portato di facebook o simili.

È piuttosto un fatto culturale purtroppo sedimentato. Un modo di essere degli uomini quando si confrontano con i propri simili ritenendosi migliori di loro perché come scriveva Voltaire “ognuno nasce con una tendenza piuttosto violenta alla ricchezza e ai piaceri, a essere padrone, a volere il denaro, le figlie e le mogli degli altri… e l’uguaglianza che sarebbe la cosa più naturale è anche la più chimerica”.
Ma all’uomo è stata data anche la razionalità, la ragione con cui da millenni costruisce il suo modo di vivere con gli altri e, a ben vedere, questo “modo” evolve – pur con strappi e rattoppi – verso la tolleranza.

Galeotti urlando “Non toccate i miei figli” si è richiamato al Vangelo e all’insegnamento di preti coraggiosi. Non gli spiacerà se aggiungo il ricordo biblico di Noè e del diluvio universale mandato da un Dio stanco dell’irrazionalità violenta degli uomini. Noè ebbe tre figli Sem, Cam, Jafeth da cui si svilupparono altrettante razze nel mondo. Sull’arca erano fratelli, poi, tornato il sole ricominciò la “notte dei cuori” di cui dice Fumagalli.

Durerà? Si, è naturale, ma l’uomo sa sperare perché l’alba segue sempre il buio. Basta aspettarla con responsabilità e con “cuore”. Scrisse Honorè De Balzac “L’uguaglianza è un diritto, ma nessun potere della terra può, da solo, renderla un fatto concreto”.

Renzo Trappolini

7 agosto, 2017

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