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L'opinione del sociologo

Se i social diventano la mitragliatrice della più grossolana cattiveria…

di Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – C’era quella donna in ginocchio, disperata, che sapeva di morire lapidata; poi arrivò Gesù, raccattò un sasso da terra e guardandosi intorno propose: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Dopo qualche momento di silenzio, alla spicciolata, tutti se ne andarono lasciando cadere in terra il sasso che stringevano in pugno, pronti a comminare la pena mortale. La peccatrice fu salva, e da quel momento, su invito di Gesù, pare che non peccasse più.
Questa scena si ripeterebbe oggi allo stesso modo? Temo che Gesù avrebbe una cattiva sorpresa, e vedrebbe un sacco di gente intenta a scagliare la loro pietra, convinti di essere nel giusto.

Giustizia sommaria. Ci piace, ce ne abbeveriamo, ci sembra di stare dalla parte della ragione senza alcuna fatica intellettuale. Ricordo un aneddoto raccontatomi da mia madre; 1945, sfilano alcuni prigionieri tedeschi, o fascisti non so dire, e una vecchina appena uscita dalla chiesa del Suffragio ad inveire con ancora il rosario in mano (con ancora il rosario in mano…): “le sarcicce ce dovrebbero fa co’ voi, le sarcicce…”.

Siamo talmente egotisti, individualisti, proiettati su noi stessi, impegnati ad emergere, sovrastare, cercare di vincere nel nostro personale videogame quotidiano, che non ammettiamo sbagli da parte degli altri, anzi, ne godiamo perché ci permette di sentirci superiori, senza peccato, o magari titolari di peccatucci veniali che non comportano pena. Guai a fare un errore! Lo facciamo pagare subito, contenti di poter punire, soddisfatti di sentirci migliori, almeno finché non tocca a noi sbagliare e chiedere venia…

E come aiuta il web! Schermati dai nostri avatar, dai nostri pseudonimi, dai nostra burka intellettivi e comportamentali spariamo ad alzo zero su qualcosa si muova in direzione diversa dalla nostra. Donne, bambini, giovani, anziani, migranti, disabili… l’importante è che siano deboli, facili da falciare con la mitragliatrice della propria grossolana cattiveria.

Mascherati, ci possiamo permettere di scagliare la nostra pietra, perché non c’è nessuno che possa guardarci in faccia, indagare su di noi e sui nostri peccati, sulla nostra miseria interiore.

Altro che Pasquino, che si celava per poter affermare che il re è nudo senza che gli togliessero la parola di bocca… Nelle anonime espressioni dei giustizieri del web annidati nei social, nei blog e in altri vari ammennicoli interattivi, dove non è richiesto mettere la faccia, ma solo smanacciare la pietra per esprimere condanne e giudizi sommari, si riconosce non tanto la libertà di pensiero, quanto piuttosto l’infido e untuoso percolare dei sussurri del delatore, il violento manicheismo di un popolino circense affamato di sangue, l’ignoranza becera di chi da tempo ha messo il suo cervello all’ammasso di un qualunquismo d’accatto.

Gesù poteva guardare quegli uomini negli occhi; e questi non se la sentirono di mettere in gioco la loro coscienza. Ma oggi? Nessuno ti guarda negli occhi, mentre scagli la tua pietra mediatica, la tua fake new, la tua cattiveria digitale.

Dice: ma io mi firmo. Ma pensa un po’… ti firmi pure, sicuro di trovare comunque qualche colluso “mi piace” su facebook, qualche compagno di merende sul blog e ti senti forte dell’ impunità che ti offre il nostro sistema giuridico, arretrato, capzioso, pronto a garantire perfino l’imbecillità molesta, perché incapace di distinguere tra libertà e licenza.

Benvenuti nell’inferno del web, signori, dove perfino un morto può diventare oggetto di complici battute di spirito e di onanismi giustizialisti.

Francesco Mattioli

5 agosto, 2017

2 Comments »

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  1. 6 agosto 2017 alle 00:24 | - > chiccarello commenta:

    Bertoldo, che manco sa che cosa è una società multiculturale…ma sa tutto di social…ecco, appunto (ma tanto non mette nemmeno le acca al verbo avere…)

  2. 5 agosto 2017 alle 15:22 | - > Bertoldo commenta:

    Non usare i social ,se non si vuole accettare le stupidaggini,sia nel bene che nel male, di chi
    fa dei social il mezzo per sfogare la rabbia verso questa società multiculturale che la maggior parte delle persone non a chiesto e non se la sente di accettare passivamente.

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