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Tarquinia - Operai sfruttati - Intervista a una dipendente dell'azienda finita nel mirino della guardia di finanza

“E adesso chi ci paga?”

di Raffaele Strocchia
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Tarquinia - L'azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia – L’azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia - L'azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia – L’azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia - L'azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia – L’azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia - La Guardia di finanza nell'azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia – La Guardia di finanza nell’azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia – “Lavoriamo otto ore al giorno, ma veniamo pagati pochissimo. Non abbiamo la tredicesima né le ferie retribuite. In azienda non possiamo parlare, e a fine giornata dobbiamo consegnare montati quei 20mila pezzi che ci sono stati commissionati. Ma ora abbiamo paura di rimanere definitivamente senza stipendio. Perché abbiamo famiglia, figli e mutui da pagare…”.


Video: Finanza – Quattro arresti a Tarquinia


Parla un’operaia dell’impresa metalmeccanica di Tarquinia finita nel mirino della Guardia di finanza. Alle 8 di ieri, quando è entrata in azienda con i colleghi, invece che i titolari ha trovato le fiamme gialle. I responsabili di quell’impresa nella zona industriale di Tarquinia, i finanzieri li avevano appena arrestati. E stavano mettendo fine a quell’operazione sullo sfruttamento del lavoro andata avanti per oltre un anno.

In cosa consiste la sua giornata lavorativa?
“Con i colleghi entro in azienda alle 8 del mattino, prendiamo l’ordine dell’impresa commissionatrice e iniziamo a lavorare. Abbiamo più settori. La nostra è una catena di montaggio di macchine da caffè, ma anche di lavatrici e ferri da stiro. Delle macchine da caffè ci arrivano i pistoni, che dobbiamo levigare a mano. In media, ogni operaio ne deve sbavare settemila al giorno. Poi c’è il premontaggio delle pianelle e il passaggio sotto la pressa. A fine giornata dobbiamo consegnare all’impresa commissionatrice dieci, ventimila pezzi montati. Questo è quello che faccio. Questo è quello che facciamo”.

In azienda, in quanti lavorate? E in che condizioni?
“Lo scorso inverno eravamo una cinquantina, ora siamo trenta. In maggioranza siamo italiani, di Tarquinia, ma ci sono anche extracomunitari. Ma veniamo trattati tutti allo stesso modo. Quando siamo in azienda non possiamo parlare, dobbiamo lavorare. Dobbiamo fare, dobbiamo produrre. Se parliamo un po’ di più con il collega, veniamo ripresi. Ma mai con estrema arroganza”.

Al giorno, quante ore lavora?
“Otto. Ho un contratto part time da quattro ore, ma le altre quattro le raggiungo con gli straordinari. Che devo fare tutti i giorni, e sono tutti segnati. Ma a volte può capitare di lavorare solo due, quattro ore. Dipende tutto dagli ordini che arrivano in azienda, e dalla consegna dei pezzi per la catena di montaggio”.

E quanto la pagano?
“Pochissimo, di meno di quanto dovrei percepire. Non ho la tredicesima né le ferie retribuite. Se un giorno non vado in azienda non vengo pagata. Ma la malattia è retribuita, o almeno così mi è successo. Sulla busta è scritto che vengo pagata 7,50 euro all’ora, ma in realtà ne percepisco 5,20. Sia per le quattro ore part time, sia per le quattro ore di straordinario (secondo i finanzieri, stando al contratto collettivo di lavoro, i metalmeccanici dovrebbero percepire 8,28 euro all’ora. 12,42, invece, per le ore di straordinario effettuate, ndr).
Lo stipendio è mensile, e ci arriva attraverso bonifico bancario o assegno”.

La procura di Civitavecchia, che ha coordinato le indagini, contesta ai titolari arrestati anche il reato di minacce. Vi avrebbero intimidito ‘promettendovi’ ripercussioni o licenziamenti se vi fosse lamentati delle condizioni di lavoro…
“Minacciata io non lo sono mai stata, ma mi dicevano: Qui le cose funzionano così. Se non ti stanno bene, te ne puoi anche andare…”.

Secondo i finanzieri, gli operai venivano obbligati a sottoscrivere lettere di licenziamento in bianco. Sono state trovate e sequestrate… E’ così?
“A me, non è mai successo. Ma a chi ha il contratto a tempo indeterminato, sì. Ma accadeva anni fa. In passato. Qualche volta…”.

Ieri mattina, l’arresto dei titolari e i sequestri della Guardia di finanza in azienda. Cosa è successo?
“Alle 8 ero lì. Come sempre, come i miei colleghi. Il cancello era aperto e dentro c’erano i finanzieri, che sono andati via verso le 10\10,30. Non abbiamo potuto fare molto, anche perché non c’era nessuno che ci dirigeva. Abbiamo lavorato un’oretta e a mezzogiorno siamo andati via”.

E questa mattina che cosa accadrà?
“Alle 8 saremo di nuovo lì. Ma ora abbiamo paura di rimanere senza stipendio, perché temiamo che il conto corrente dell’azienda sia stato congelato. Vorremmo sapere se verremo pagati, e quando. Perché abbiamo famiglia, figli, prestiti e mutui da pagare…”.

Raffaele Strocchia


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28 settembre, 2017

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