![]() Tarquinia – La Guardia di finanza nell’azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati |
Tarquinia – Una truffa all’Inps di “almeno 80mila euro”. E’ quanto avrebbe quantificato la Guardia di finanza di Tarquinia indagando su quello che hanno definito “un sistema perverso e spregiudicato di sfruttamento di operai” in un’azienda metalmeccanica del litorale viterbese.
Per le fiamme gialle, “i lavoratori ogni due, tre anni venivano licenziati da un’azienda e assunti da un’altra, sempre riconducibile e gestita dagli arrestati”. Qui, secondo l’accusa, sarebbe la truffa all’Inps.
Cinque le aziende coinvolte. Quattro gli arrestati, tutti tarquiniesi: due uomini, Antonino ed Emanuele Pietro Costa finiti in carcere, e due donne, Paola Piselli e Talita Volpini ai domiciliari. Secondo i finanzieri, avrebbero “beneficiato illegalmente delle agevolazioni contributive previste per le nuove assunzioni e per la trasformazione dei contratti di lavoro”. Inoltre, passando gli operai da un’impresa all’altra, li avrebbero anche “privati del trattamento di fine lavoro. Minacciandoli di non essere più assunti – spiegano le fiamme gialle -, li costringevano a firmare liberatore in cui attestavano di aver ricevuto quanto gli spettava e di non avere null’altro da pretendere”.
Oltre un milione e 227mila euro il profitto dei reati perpetrati, frutto della differenza tra la reale retribuzione dei lavoratori e quanto invece avrebbero dovuto guadagnare. Ammonterebbero a 140mila euro, invece, i mancati versamenti contributivi. Ed è la cifra che la Guardia di finanza sta puntando a raggiungere, con i sequestri preventivi di contanti e conti correnti degli arrestati.
Le indagini scattano ad agosto 2016, e vanno avanti per oltre un anno con appostamenti, esame di centinaia di documenti e con l’ascolto degli operai. E l’operazione sarebbe partita proprio dalla denuncia di alcuni di loro. Oltre settanta i lavoratori che, per nove anni, sarebbero stati costretti ad accettare tutte le condizioni che i titolari, minacciandoli di ripercussioni e licenziamenti, gli avrebbero imposto. Niente ferie, niente malattia retribuita, niente tredicesima. Gli straordinari? Perlopiù non pagati. Eppure quella “misera retribuzione” non potevano permettersi di perderla.
“Gli operai – spiegano i finanzieri di Tarquinia – sono stati costretti ad accettare una retribuzione inferiore, di molto, a quella prevista dal contratto collettivo di lavoro per i metalmeccanici. Circa 3,90 euro all’ora, a fronte di un importo previsto di 8,28 euro. Inoltre effettuavano straordinari retribuiti 2 euro all’ora, invece che 12,42 euro. O, addirittura, senza essere pagati: i lavoratori erano obbligati a effettuare orario suppletivo gratis per riparare cattivi assemblaggi o per il mancato raggiungimento del numero minimo giornaliero dei pezzi previsti”.
Seppur con un contratto part time di quattro ore, la Guardia di finanza ha accertato che gli operai lavoravano comunque otto, dieci ore al giorno. “Inoltre – fanno sapere le fiamme gialle –, erano stati obbligati a sottoscrivere anche lettere di licenziamento in bianco”. Sarebbero state trovate nello studio del consulente del lavoro che, secondo i finanzieri, avrebbe “suggerito ai titolari dell’azienda le manovre fraudolente”. Adriano Massella, ragioniere 39enne di Tarquinia, è stato sottoposto all’obbligo di firma. Oltre a essere interdetto per un anno dall’esercizio della professione.
Oltre alla truffa ai danni dell’Inps, la procura di Civitavecchia, che ha coordinato le indagini, contesta agli arrestati pure l’estorsione, lo sfruttamento del lavoro, le minacce, il caporalato e il sequestro di persona. Secondo la Guardia di finanza, con l’inganno avrebbero portato un’operaia in un casolare isolato in campagna per poi minacciarla per ore, affinché non rivelasse ai finanzieri quanto accadeva in azienda. I reati sono contestati tutti a vario titolo.
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