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Blitz antidroga in un casolare - Oltre all'arrestato, spuntano due indagati a piede libero - Sequestrato anche mezzo chilo di cocaina

Difesa al contrattacco: “Sono sette chili di stupefacenti avariati”

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Viterbo - La polizia

Viterbo – La polizia

 

Franco Pacifici

Franco Pacifici – Il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta

Viterbo – (sil.co.) – Sette chili di droga in un casolare alle porte del capoluogo, per un valore sul mercato superiore ai 60mila euro.

Non solo “fumo” ed “erba”: è stato scovato anche mezzo chilo di cocaina. Oltre al giovane arrestato per detenzione ai fini di spaccio, spuntano altri due indagati, denunciati a piede libero.

Sono i presunti complici del trentenne viterbese, fermato dalla narcotici della questura in un casale disabitato. Un casale situato in zona Cassia Sud, lungo strada Carcarelle, non lontano dalla frazione di Tobia. Più che un supermarket, un vero e proprio deposito di sostanze stupefacenti, nel cuore delle campagne viterbesi, che non è però sfuggito agli specialisti della sezione antidroga della squadra mobile.    

L’uomo, arrestato lo scorso 14 ottobre, dopo la conferma della misura di custodia cautelare in carcere da parte del gip Savina Poli, è rimasto a Mammagialla fino al 4 novembre quando, su istanza dei difensori, gli sono stati concessi i domiciliari dal tribunale del Riesame di Roma. 

Emergono nuovi particolari dopo l’eccezionale ritrovamento di sette chili di droga, tra i quali ci sarebbe anche mezzo chilo di cocaina, per la precisione 520 grammi per un valore sul mercato superiore ai 30mila euro. Il resto consisterebbe in circa tre chili e 200 grammi di hashish e circa tre chili di marijuana, per un potenziale profitto, per gli spacciatori, attorno ai 35mila euro. 

Droga che, secondo gli investigatori, sarebbe arrivata a Viterbo da Roma per essere spacciata tra i giovani del capoluogo.

Secondo la difesa, si tratterebbe in realtà di “droga avariata”, sostanza stupefacente deteriorata, mal conservata, andata a male a causa dell’umidità.

Il grosso sarebbe stato trovato occultato in un borsone, nascosto vicino a una recinzione. Saranno i successivi esami da parte del laboratorio analisi scientifiche a chiarirne la “bontà”. 

Il blitz, frutto di un lungo lavoro di appostamento e pedinamento, è scattato alla vigilia del weekend. I poliziotti si sarebbero nascosti nei pressi del casolare, cogliendo di sorpresa, al suo arrivo, il trentenne, il cui continuo andarivieni tra il capoluogo e quella cascina semi abbandonata, di proprietà di terze persone assolutamente ignare, aveva insospettito gli investigatori. 

Contemporaneamente, a Viterbo, venivano fermati i due presunti complici, con cui l’arrestato si sarebbe visto più volte nel corso della stessa giornata. Tutti e tre avrebbero in comune l’attività lavorativa per una società di servizi. 

Rinvenuta l’ingentissima quantità di stupefacente – nonché tutto il materiale occorrente per il confezionamento e la pesatura, un frullatore utilizzato per lo sfarinamento della cocaina e ben 4 chili di sostanza da taglio della stessa – il terzetto è stato condotto in questura, dove sono stati interrogati nel corso della stessa notte dal sostituto procuratore Franco Pacifici. 

Sotto torchio per ore, i due giovani fermati a Viterbo sono stati denunciati a piede libero, mentre è stato disposto l’arresto in carcere per il trentenne, poi confermato dal gip Poli, che ha quindi trascorso una ventina di giorni a Mammagialla prima di ottenere i domiciliari. Alleggerimento che avrebbe ottenuto, su richiesta dei difensori, in quanto incensurato, a parte dei piccoli precedenti di polizia. 

Non si escludono ulteriori sviluppi. Le indagini proseguono.


 – Sette chili di droga in un casolare alle porte di Viterbo


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24 novembre, 2017

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