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Tribunale - Si difende in aula l'ex atleta Rodolfo Feliz Castillo, da tre mesi nuovamente in carcere per spaccio

“Non era mia la cocaina nascosta nel barattolo del riso”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Rodolfo Feliz Castillo

Rodolfo Feliz Castillo

Viterbo – (sil.co.) – “Non era mia la cocaina nascosta nel barattolo del riso”.  Si difende davanti al giudice l’ex atleta d’origine dominicana Rodolfo Feliz Castillo.

“Non era casa mia, il mio nome sulla cassetta della posta c’era solo perché aspettavo che il corriere mi portasse un pacco. Avevo fatto un acquisto su internet e dato l’indirizzo di un connazionale, perché all’epoca abitavo a Orte”, ha detto, anche se in quell’abitazione c’erano dei suoi indumenti e perfino un avviso di conclusioni indagini a suo nome.

“E’ perché avevo con me il borsone. Inoltre a volte mi fermavo lì per farmi una doccia”, si è giustificato.

Il 37enne, arrestato la prima volta il 18 maggio 2014 nell’operazione Babele e nuovamente in carcere per spaccio dallo scorso mese di febbraio, è comparso davanti al giudice Giacomo Autizi scortato dalla penitenziaria di Mammagialla per un episodio risalente, stavolta, al 13 aprile 2016, quando i carabinieri piombarono al presunto domicilio di Castillo, nel centro storico di Viterbo, in seguito a una soffiata e lo arrestarono per detenzione ai fini di spaccio di stupefacente.

All’interno dell’abitazione di via del Forno, nei presso di piazza Fontana Grande, i militari sequestrarono 35 grammi di cocaina nascosti in un barattolo di riso, nonché tutto l’occorrente per il confezionamento delle dosi e complessivi 950 euro in contanti.

Quattro anni fa, dopo un mese dal primo arresto, il dominicano era già ai domiciliari, con il braccialetto elettronico. Salvo farsi arrestare nuovamente il 20 agosto 2015 con l’accusa di evasione, da cui è stato assolto, dimostrando che stava recandosi in questura, alla vigilia della nascita della figlia, per i documenti all’immigrazione. E’ poi stato denunciato a piede libero perché, per tornare in libertà, avrebbe presentato un falso contratto di lavoro. 

Ai carabinieri che gli sono piombati in  casa trovando “coca&riso” ha Castillo, fin dall’inizio, ha detto che lui non abitava lì: “Ma tutto riconduceva a lui – ha ribadito un carabiniere nel corso del processo – intanto era l’ultimo domicilio da lui stesso segnalato e poi c’era anche un avviso di fine indagine della procura, un 415 bis, intestato a suo nome”. 

Castillo, nel frattempo, è tra i 5 presunti spacciatori tuttora a giudizio (immediato, anche se il processo va a rilento) per Babele. Ed è anche tra i 13 indagati di Babele Due, ancora in attesa dell’esito dell’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio della procura. Da tre mesi, intanto, il 37enne è di nuovo a Mammagialla dopo il rinvenimento di 41 grammi di cocaina, pari a 104 dosi, per cui è stato arrestato due mesi dopo che era finito in manette il presunto complice. 

Il processo per la cocaina nel riso riprenderà il prossimo 17 settembre, quando dovrebbero essere sentiti i due testimoni della difesa, la compagna di Castillo e il dominicano presunto locatario dell’abitazione, multati ieri dal giudice Autizi di 250 euro a testa per non essersi presentati all’udienza. Il 37enne, come sempre, è difeso dall’avvocato Samuele De Santis. 


Articoli: Cocaina nel barattolo del riso “per preservarla dall’umidità” – Droga, processo a Feliz Castillo rinviato a gennaio – Cocaina nel barattolo del riso, Castillo a processo – Cocaina nel barattolo del riso: Castillo di nuovo in carcere


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15 maggio, 2018

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