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Primarie Pd - Vignanello - La denuncia di Enrico Gnisci, candidato sindaco alle ultime comunali

“A me e altri quattro hanno impedito di votare”

di Giuseppe Ferlicca
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Enrico Gnisci

Enrico Gnisci

Viterbo – “In cinque non ci hanno fatto votare”. Le primarie Pd sono archiviate, ma a Vignanello resta qualche strascico. Se non polemico, di forte delusione. A Enrico Gnisci, candidato Dem alle ultime comunali e altre quattro persone in lista con lui la scorsa primavera, non è stato permesso scegliere il segretario regionale del partito.

“Chi, seppure era iscritto nelle liste regolari del Pd – osserva Gnisci – ma ha partecipato alle comunali nel raggruppamento che vedeva me come capolista, non ha potuto votare. A cinque non è stato permesso. Non c’è stato verso”.

La loro “colpa”, avere presentato una lista alle ultime amministrative, in contrapposizione con quella di Federico Grattarola, sempre Pd e attuale sindaco.

È un po’ la stessa storia di Viterbo. Stessa solo in apparenza. Qualche differenza esiste. Nel capoluogo, per avere gareggiato contro la candidata Pd Luisa Ciambella, Francesco Serra e altri sono stati messi in stand by con un provvedimento disciplinare del partito. A Vignanello no.

A Viterbo c’era una lista ufficiale del Partito democratico, cui si contrapponevano le due a sostegno di Serra. A Vignanello, nessun simbolo del Pd. Tutte e due erano liste civiche.

Chi è in grado di dare la patente di candidato sindaco Pd doc? Federico Grattarola, area Popolare o Enrico Gnisci, zona Panunzi, assessore nella precedente amministrazione di centrosinistra, cui l’uscente Grasselli aveva passato il testimone?

Qualche dubbio dovrebbe sorgere. Non al presidente di seggio, che ha escluso i cinque dalle primarie.

“Con la massima tranquillità – ricorda Gnisci – siamo andati al seggio la mattina. Io sono rimasto fino al pomeriggio, ho parlato con il facente funzioni, la persona che fa le veci del segretario dopo che si è dimesso. Non c’è stato niente da fare.

Alla fine, ho preteso che la nostra esclusione fosse verbalizzata. Perché è stata una scelta che non si è basata su un provvedimento da parte di organi del partito”.

Esclusi e basta. “È giusto dirlo senza livore – sottolinea Gnisci – più che altro dispiace per l’ennesima occasione in cui poteva prevalere il buonsenso, come accaduto altrove. Non a Vignanello”. Uno dei pochi comuni dove ad avere la meglio è stato il candidato fioroniano: Mancini 278, Astorre 77. Risultato in controtendenza. Astorre è stato eletto segretario regionale Pd col 70% dei voti, oltre il 69% nella Tuscia.

Giuseppe Ferlicca


Risultati: Il voto nella Tuscia, comune per comune

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4 dicembre, 2018

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