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Viterbo - Thomas Bobek agli studenti per la giornata della memoria organizzata dall'istituto comprensivo Fantappie - Cecoslovacco, soldato dell'esercito israeliano - Ha raccontato la Shoah e il suo funzionamento

“Dovete iniziare a ragionare con la vostra testa…”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Le pietre d'inciampo

Viterbo – Le pietre d’inciampo

Viterbo - La Giornata della memoria

Viterbo – La Giornata della memoria

Viterbo - La Giornata della memoria

Viterbo – La Giornata della memoria

Viterbo - Thomas Bobek

Viterbo – Thomas Bobek

Viterbo - Daniela Eutizi

Viterbo – Daniela Eutizi

Viterbo - Emanuela Menghini

Viterbo – Emanuela Menghini

Viterbo - La Giornata della memoria

Viterbo – La Giornata della memoria

Viterbo - Enrico Mezzetti

Viterbo – Enrico Mezzetti

Viterbo - La Giornata della memoria

Viterbo – La Giornata della memoria

Viterbo - Giovanni Arena ed Enrico Mezzetti

Viterbo – Giovanni Arena ed Enrico Mezzetti

Viterbo – “Spero che ognuno inizi a ragionare con la propria testa”. Thomas Bobek ha concluso così la Giornata della memoria. A Viterbo. In sala regia, a Palazzo dei Priori. Organizzata dall’istituto comprensivo Fantappie della dirigente scolastica Maria Patrizia Gaddi.


Fotocronaca: La giornata della memoria


Grazie in particolare modo all’impegno di due professoresse, Daniela Eutizi ed Emanuela Menghini, con la collaborazione del vice presidente delle Acli Renzo Salvatori.

Due appuntamenti. Il primo in via della Verità numero 19. La casa da cui uscirono Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto. tre viterbesi di religione ebraica deportati nei campi di sterminio nazisti e mai più tornati. Davanti alla loro abitazione, quattro anni fa, grazie all’università degli studi della Tuscia e all’associazione ArteinMemoria, sono state installate 3 pietre d’inciampo dall’artista Gunter Demnig. Lì è stata depositata una corona di fiori in loro ricordo, dal sindaco della città, Giovanni Arena, e dal presidente dell’Anpi, Enrico Mezzetti. Accompagnati dai ragazzi e dalle ragazze della Fantappie. In piazza anche l’ex sindaco Leonardo Michelini e l’ex assessore alla cultura Antonio Delli Iaconi.

Il secondo appuntamento in sala Regia. Dove è intervenuto Thomas Bobek. E’ nato dopo lo sterminio. La sua è una famiglia che lo ha subito, come tantissime altre, tra il 1933 e il 1945. Sei milioni di ebrei uccisi nei lager, 12 milioni in tutto, assieme ai rom, agli omosessuali, i dissidenti politici, i testimoni di Geova. Bobek è nato in Cecoslovacchia, a Praga. Se ne è dovuto andare da ragazzo, oggi è un cinquantenne. In contrasto con l’occupazione sovietica del suo paese. Fece saltare in aria un loro mezzo. E non era più il caso che restasse dove era nato. Ha combattuto poi nell’esercito israeliano. In prima linea, e porta ancora i segni. Dal Libano alla guerra del Golfo.

“Per la prima volta nella storia – ha detto Bobek – sono stati costruiti posti dove ammazzare la gente e fare anche soldi. Un sterminio e affare. Sulla pelle di uomini e donne”.

La sala è piena. Almeno duecento ad ascoltare, in piedi, seduti, ai lati della sala. Studenti, insegnanti, forze dell’ordine e istituzioni. Con Bobek, la dirigente scolastica dell’istituto Fantappie, dove studiano ragazzi tra gli 11 e i 14 anni. Attentissimi. C’era anche una classe dell’istituto superiore Paolo Savi accompagnata dalla professoressa Paola Mancini. Moltissime le domande. Più di un’ora e mezza di botta e risposta. Al tavolo, inoltre, il sindaco Arena, il presidente Anpi Mezzetti, il maggiore Rosario Masdea della guardia di Finanza, il tenente colonnello Guglielmo Trombetta dei carabinieri, e il generale Ettore Scorza presidente di Assoarma. Davanti a loro anche il capo gruppo di Viterbo dell’associazione nazionale Alpini luogotenente Franco Badillà.

Bobek parla con gli studenti, ragiona con loro su cosa sono stati i campi di sterminio. “Dobbiamo darvi gli strumenti per poter pensare con la vostra testa. Siete voi i protagonisti della memoria, quelli che la possono far vivere. La memoria è ricerca. Imparare dai libri e dalle cose. Scoprire la verità con le proprie mani”.

“Molti di quelli che sono finiti nei campi – ha aggiunto Bobek – erano cristiani. Che in quell’occasione scoprirono di avere un lontano parente ebreo. Magari un nonno di cui non sapevano neanche che fosse ebreo. Molti erano bambini. Quanti anni avete?”, ha domandato poi ai ragazzi. “Tredici”, la risposta. “Ecco – ha ripreso la parola Bobek – nessuno di voi si sarebbe salvato. Alla vostra età si veniva uccisi e basta. Portati nelle camere a gas”.

I campi erano anche luoghi dove si facevano esperimenti. “Il maggior numero è stato fatto a Dachau – ha spiegato -, e il campo era a due passi dalla città. C’erano molte ditte che pagavano per fare esperimenti sulle persone. Sperimentavano. Vedevano quanto potevano resistere al freddo. Testavano dei farmaci. Ancora oggi ci sono medecinali testati su ebrei sterminati”. Si facevano anche affari. “Bastava mettersi d’accordo con le SS. Chi ha utilizzato capelli, dentro, oggetti, era un imprenditore”. La logica del profitto, che caratterizzava pure l’organizzazione dei lager. “I tedeschi calcolavano quanto ci voleva a morire dentro una camera a gas e quale era il metodo più efficace per risparmiare soldi e tempo”.

E la complicità degli altri, la banalità del male, era diffusissima. “Chi erano i complici? – ha commentato Bobek rispondendo a una domanda -, chiunque. Quando presero il boia di Lione, in Francia, Klaus Barbie, gli chiesero se si rendeva conto di quanto aveva fatto. Raccontò che moltissima gente aveva collaborato. Gente comune. Moltissime erano le denunce. Agli ebrei veniva innanzitutto fatto il vuoto interno. E chi li aiutava andava incontro a conseguenze pesantissime. Veniva ucciso”.

Come molti finanzieri che hanno fatto superare a molti ebrei il confine svizzero. “Gli altri siamo noi – ha detto Masdea – Noi finanzieri siamo le sentinelle dei confini. Un ruolo importante. I nomi di molti finanzieri sono fra quelli tra i Giusti tra le nazioni perché hanno salvato famiglie di ebrei facendogli superare il confine. Alcuni finanzieri furono scoperti e fucilati. Ricordare significa conoscere la storia. E il paese che non ricorda, è un paese povero”.

“La solidarietà si fa con l’esempio – ha aggiunto il sindaco Arena – Siate solidali l’uno con l’altro per essere più forti e affrontare la vita in maniera più degna”. E solidarietà, ha poi precisato Mezzetti, “significa anche non dimenticare quello che sta accadendo oggi. Il razzismo dilagante, che ci richiama alle responsabilità che abbiamo. La responsabilità di evitare quello che è stato fatto in passato. E che oggi, più che mai, potrebbe nuovamente essere riproposto”.

E il primo passo da fare è quello suggerito da Gaddi. “Chiamare le cose con il loro nome – ha detto la dirigente scolastica della Fantappie -. Senza mistificare”.

Daniele Camilli


Il ricordo dello sterminio degli ebrei è cosa viva anche nella Tuscia


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28 gennaio, 2019

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