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Viterbo - Santa Rosa - Romolo Tredici si presenta per la carica di capofacchino alle elezioni del Sodalizio del 26 gennaio e propone la sua ricetta basata principalmente sulla meritocrazia

“Non esistono cariche a vita… è arrivato il momento di cambiare”

di Paola Pierdomenico

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Romolo Tredici

Romolo Tredici

Viterbo – “Non esistono cariche a vita, è arrivato il momento di cambiare”.

Romolo Tredici si presenta per la carica di capofacchino alle elezioni del Sodalizio di Santa Rosa del 26 gennaio. Con lui, per la presidenza, è candidato Paolo Moneti. In coppia sfidano Rossi e Mecarini.

Tredici dice di essere guidato da grande motivazione e da determinazione. Nel suo progetto, la meritocrazia giocherà un ruolo fondamentale e, in caso di elezione, dice di voler rivedere la valutazione della prova.

“Vengo da abbastanza lontano – dice Tredici – nel senso che, quest’anno, sono quasi 33 anni che sono nel Sodalizio. Sono un ciuffo e ho una certa esperienza. Ciò che mi porta a candidarmi da capofacchino sono determinazione e motivazione, che penso siano già sufficienti, e poi un progetto. È necessario avere qualcosa da dire ai facchini e soprattutto ai giovani che sono la stragrande maggioranza della formazione.

Il progetto è nato anche dal fatto che, in questi due anni, ho parlato e conosciuto tanti ragazzi e ho colto un diffuso malcontento, in particolare sulla valutazione della prova. Credo che la meritocrazia sia la cosa principale da rivedere, oltre al fatto di rimodulare la valutazione stessa”.

Tredici ha precisato che per lui non si tratta di un’esperienza del tutto nuova perché “sono stato consigliere per 12 anni ai tempi di Nello e Lorenzo Celestini e poi Adami. Una bella esperienza. Quindi voglio rivedere certi aspetti”.

Ciò che è stato sbagliato per Tredici è che “la meritocrazia non è stata la guida. Credo, invece, che essendo la cosa più importante e indicativa per un avanzamento nella formazione, bisognerebbe fare più attenzione alla valutazione.

Nel veder fare la prova, giudico come si riesce a portare la cassetta per i 90 metri e ho gli occhi abituati da 32 anni di prove e che sono quindi in grado di capire se è una prestazione da buono, ottimo o sufficiente. Riesco a vederlo in maniera molto chiara.

In definitiva, bisogna valutare meglio le prove per dare il giusto merito, anche perché, in questi anni, sono entrati tanti ragazzi, forse troppi. Io non sono per cacciare nessuno e quindi l’unico modo è rimettere a punto il discorso della valutazione e dare la precedenza agli ottimi pieni e poi a tutti gli altri”.

Tredici è in coppia con Paolo Moneti che è in corsa per la presidenza. “Siamo d’accordo nel rivedere lo statuto e addirittura pensiamo anche a un regolamento, anche perché gli anni passano e le associazioni cambiano per cui bisogna aggiornarci e adeguarci ai tempi. Sicuramente alcune cose sono state dette e poi lasciate lì, quando invece c’è da definirle, anche perché poi ci si trova di fronte a situazioni e se da qualche parte è scritto come affrontarle è sicuramente più facile mandarle per il verso giusto”.

Sul fatto di quando indossare la divisa, Tredici sostiene, in linea con Moneti, che “non diciamo di metterla solo per il 2 o 3 settembre e per il 6 marzo, ma siamo d’accordo sul fatto che bisogna valutare caso per caso quando è il momento di metterla e quando basta la cravatta del Sodalizio”.

Dice di essere pronto a guidare cento persone sotto la macchina. “Non mi spaventa affatto, perché ho determinazione e motivazione. Se si crea un ambiente sereno e tranquillo in cui si riesce a valutare le persone, soprattutto conquistando la loro fiducia e mantenendosi sempre corretto, onesto, equo e imparziale si può fare un trasporto senza problemi. Nessuno è nato maestro e non c’è una scuola da capofacchino. Lorenzo Celestini, da ciuffo, è diventato capofacchino, lo stesso Adami e Rossi. Se mi verrà permesso, lo farò anche io”.

Proprio sul suo ‘sfidante’: “Nulla da dire su come ha guidato la macchina. Credo comunque che non debbano esistere cariche a vita. È una cosa che non ho mai tollerato e concepito. Il capofacchino ha raggiunto ogni record perché credo che 12 anni non li abbia fatti mai nessuno. Ha avuto il suo bel periodo lunghissimo, ma, a questo punto, credo sia arrivato il momento di cambiare. Io alle persone ho detto che, se mi sarà permesso di diventare capofacchino, più di due mandati non farò”.

Infine, Tredici tiene a sottolineare: “la meritocrazia è per me una questione fondamentale. Quando sono entrato 33 anni fa, ho trovato un ambiente di persone sicuramente con idee e storie diverse, perché è normale che sia così. Ognuna con le loro simpatie e antipatie.

Quello che mi hanno insegnato e che mi è stato insegnato anche a casa è di essere sempre rispettoso, verso tutti giovani e anziani. In questi ultimi anni – conclude Tredici – non è stato più così e questo deve essere riportato. In un contesto come il Sodalizio è importante”.

Paola Pierdomenico


 Articoli: Massimo Mecarini: “Più spazio ai giovani e lavoro di rete per far conoscere a tutti il trasporto” -Paolo Moneti: “Un corpo unico di persone affiatate che fanno un’opera unica” – Mecarini e Rossi vs Moneti e Tredici


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24 gennaio, 2019

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