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Tribunale - Orte - Le vittime chiedono la riapertura del caso, il gip Rigato si riserva - Parola ad accusa e difesa

“Alluvione di Orte, no all’archiviazione dell’inchiesta sull’ex sindaco Primieri”

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L'ex sindaco Dino Primieri con l'avvocato Pier Gerardo Santoro (a destra)

L’ex sindaco Dino Primieri con l’avvocato Pier Gerardo Santoro (a destra)

Massimo Dionisi dell’associazione “Facciamo per Cambiare”

Massimo Dionisi dell’associazione “Facciamo per Cambiare”

Il giudice Francesco Rigato

Il giudice Francesco Rigato

Orte – “Alluvione di Orte, no all’archiviazione dell’inchiesta sull’ex sindaco Primieri”.  Le vittime chiedono la riapertura del caso, il gip Francesco Rigato si riserva. 

E’ sempre l’esondazione del Tevere del 13 novembre 2012. Era finita con una richiesta di archiviazione l’inchiesta della procura della repubblica di Viterbo sull’ex sindaco di Orte, Dino Primieri, 57 anni, per i reati di danneggiamento e omissione di atti d’ufficio in seguito al secondo esposto presentato da una ventina di alluvionati contro ignoti.

Ma contro l’archiviazione della pm Chiara Capezzuto si sono opposti ieri, davanti al gip Francesco Rigato, i firmatari dell’esposto, tramite l’avvocato Maurizio Caligiuri del foro di Roma. In aula lo stesso Primieri, che si è detto “molto provato dalla vicenda”, difeso dall’avvocato Pier Gerardo Santoro, anche lui romano, dello studio di Alessandro Diddi. Al termine dell’udienza, il giudice per le indagini preliminari si è riservato la decisione che potrebbe tradursi in un supplemento di indagini e quindi nella riapertura dell’inchiesta.

Oltre ai legali, il giudice ha sentito a nome delle presunte parti offese anche Massimo Dionisi, primo firmatario dell’esposto. “Ho spiegato al giudice Rigato che è vero che si è trattato di un evento eccezionale, ma proprio perché il sindaco era notiziato dalla Regione avrebbe dovuto tutelare le zone di Melegnano e della provinciale 150, dove si trovano le maggiori attività produttive. Avrebbe dovuto ordinare l’evacuazione, come ha fatto lo stesso giorno per due scuole. Non è contro Dino Primieri, ma contro un’amministrazione che non ha funzionato”, ci tiene a sottolineare Dionisi. 

“Il pm ha svolto tutte le indagini, acquisito tutta la documentazione presso il comune di Orte, ha acquisito tutta la documentazione relativa alle allerte meteo della prefettura, ha acquisito tutte le testimonianze della protezione civile, della protezione civile, del comitato dei volontari di Orte, che hanno reso la testimonianza, dei carabinieri, e tutti hanno ribadito la stessa ricostruzione del fatto, della vicenda. Primieri dalla mattina appena è iniziato l’evento atmosferico fino a notte fonda è stato costantemente sul territorio, a disposizione di quelle che erano le varie necessità del territorio“, ha spiegato l’avvocato Santoro uscendo dall’aula con l’ex sindaco, subito dopo l’udienza.

“Le presunte persone offese lamentano dei danni, ma la strumentalità di qualche diversa collocazione politica è talmente evidente che in questi anni, e parliamo di sette anni, e quindi in sette anni il reato, semmai ci fosse stato, è in corso di prescrizione, piuttosto che esercitare un’azione civile per ottenere il ristoro di un presunto danno materiale che lamentano in questa sede hanno preferito continuare a coltivare un’azione penale nei confronti di Primieri senza che di fatto si comprenda allo stato quale sia la fattispecie penalmente rilevante che possa in qualche modo addebitarsi allo stesso Primieri”, ha proseguito il legale. 

“Ragione per la quale lo stesso pubblico ministero, in maniera compiuta, ha presentato una richiesta di archiviazione, mai così dettagliata e completa. Alla fine della discussione, abbiamo chiesto l’archiviazione del procedimento che presenta dei profili prossimi alla calunnia ormai, perché si continua a perseverare in un’azione penale, tanto è vero che il difensore degli opponenti ha tenuto a precisare, dopo questa mia affermazione, che loro originariamente avevano presentato la querela contro ignoti”, ha concluso. 


– Alluvione del Tevere, indagato l’ex sindaco


Apocalisse del 13 novembre 2012, doppio esposto dagli alluvionati

Un primo esposto fatto nell’imemdiatezza finì archiviato, con l’esclusione di responsabilità nella gestione delle dighe, ma a distanza di due anni, nel 2014, una ventina di alluvionati ne presentarono un secondo contro ignoti. Tra i firmatari privati cittadini, imprenditori e anche alcuni componenti del comitato sorto a suo tempo, pronti a costituirsi parte civile, in caso di processo, contro gli eventuali responsabili.

Nell’imponente dossier di 300 pagine venivano ventilate responsabilità a carico delle pubbliche amministrazioni che, a diversi livelli, avrebbero dovuto vigilare e informare sui rischi dell’ondata di maltempo.

Secondo la ricostruzione, cui ha contribuito il movimento “Facciamo per cambiare”, tra mezzogiorno e la mezzanotte del 12 novembre 2012 sarebbero stati diramati dalla protezione civile ben 6 bollettini di allerta meteo, documentati in 120 pagine, regolarmente segnalati via fax alle autorità preposte.

Ciononostante la popolazione sarebbe stata avvisata solo tardivamente, quando ormai era troppo tardi per scongiurare il peggio.

I danni furono stimati complessivamente in quasi quattro milioni di euro, un milione e 800mila dei quali a carico dei privati. Il Comune stesso, a suo tempo, chiese e ottenne dalla regione lo stato di calamità.

Silvana Cortignani


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29 marzo, 2019

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