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Agguato nel basso mantovano - Avevano solo un coltello i due presunti aggressori bloccati durante la fuga in Piemonte - Non è stata ancora trovata la pistola usata contro il 24enne che girava col machete temendo di restare vittima di un agguato

Gli sparano a bruciapelo, è caccia all’arma del delitto

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Carabinieri e polizia

Carabinieri e polizia

Viterbo – (sil.co.) – Gli sparano a bruciapelo nel Mantovano, è caccia all’arma del delitto. Non è stata ancora trovata la pistola usata contro il 24enne che girava col machete temendo di restare vittima di un agguato. 

Sono reclusi nel carcere delle Vallette, a Torino, i due dominicani arrestati in Piemonte con l’accusa di tentato omicidio per l’agguato a colpi di pistola messo a segno il 28 febbraio scorso a Suzzara, nel basso mantovano, contro il connazionale 24enne Marcos Adonis Rosa Jiménez, che era stato condannato a sei mesi lo scorso settembre dal tribunale di Viterbo per il porto abusivo di un coltello e di un machete, che avrebbe portato con sé in macchina temendo le minacce di morte ricevute per l’appunto da alcuni connazionali. 

La coppia è accusata anche di sequestro di persona e detenzione illegale di arma da fuoco, della quale però finora non è stata trovata traccia.

Il 24enne era stato tratto in arresto nel 2015 durante un controllo della polizia stradale sulla Cassia Nord, alle porte di Viterbo, mentre viaggiava a bordo di una vettura con latri connazionali, uno dei quali minorenne. Difeso dall’avvocato Samuele De Santis, già oltre tre anni fa diceva di temere per la propria incolumità.

Giovedì sera, verso le 19, l’agguato nel quale ha rischiato di perdere la vita, salvo per miracolo, dopo un delicato intervento chirurgico per il quale è tuttora ricoverato in prognosi riservata. A Mantova il 24enne sarebbe stato ospite a casa della fidanzata. Nel 2015 si muoveva tra Viterbo e Orte, dove avrebbe spesso soggiornato a casa della compagna dell’epoca.

Al momento risulterebbe residente a Terni, da dove sarebbe partita, a bordo di una Bmw di grossa cilindrata, anche la coppia di “sicari”, domiciliati nel capoluogo umbro, ma ufficialmente residenti a Desenzano sul Garda. 

Una girandola di spostamenti in giro per l’Italia, che per la coppia di aggressori è finita a un posto di blocco della polizia stradale in Piemonte. In carcere per la sparatoria di Suzzara sono finiti Cornelio Tiburcio Abreu e Fernando Adames Deivi, di 22 e 32 anni, sospettati di aver sparato a bruciapelo a Marcos Adonis Rosa Jiménez.

Dell’arma del delitto, però, finora non è stata trovata traccia. Se ne sarebbero liberati mentre cercavano di far perdere le proprie tracce spostandosi per l’ennesima volta, cercando una via di fuga verso la parte opposta dell’Italia, se non diretti all’estero.

In auto con loro c’era una terza persona, risultata estranea ai fatti. Quando gli agenti li hanno identificati e hanno inserito nella banca dati delle forze dell’ordine i loro nomi, si sono resi conto che i due che si trovavano di fronte erano le stesse persone sospettate della sparatoria nel piazzale antistante la stazione ferroviaria di Suzzara. I loro nomi infatti, grazie alle indagini dei carabinieri di Mantova, erano già stati inseriti in banca dati.  

I due avrebbero per l’appunto la residenza a Desenzano, ma in realtà abiterebbero a Terni, in Umbria, come del resto la vittima.

Uno dei due fermati, con sé, aveva un coltello, mentre della pistola che ha sparato a Suzzara finora non è stata trovata traccia. Tutto da chiarire anche il movente, mentre gli arrestati sono finiti nel carcere delle Vallette a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa di essere trasferiti a Mantova, competente per territorio, dopo l’interrogatorio di convalida per tentato omicidio, sequestro di persona e detenzione illegale di arma da fuoco. 


Articoli: Sparano a bruciapelo a un ragazzo, catturati in Piemonte i due malviventi – Gli sparano a bruciapelo nel Mantovano


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5 marzo, 2019

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