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Tribunale - Caprarola - Al via il processo a uno dei tre giovani arrestati dai carabinieri a giugno - Già condannati a tre anni e mezzo ciascuno due cugini di 27 e 30 anni

Pestaggio per un debito di droga, la vittima: “Mi hanno gonfiato di botte”

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L.V., 25enne

V.L., 26enne

S.A., 27enne

A.S., 27enne

S.S., 30enne

S.S., 30enne

Caprarola – (sil.co.) – Spedizione punitiva per un debito di droga da 18mila euro.

Al via il processo a uno dei tre giovani arrestati il 28 giugno 2018 dai carabinieri di Caprarola che stavano indagando su un violento pestaggio messo a segno la notte tra il 12 e il 13 giugno ai danni di un ex tossicodipendente del posto, un 33enne, aggredito a calci e pugni, nella sua abitazione, dopo avergli sfondato la porta di casa a spallate e averlo svegliato nel cuore della notte.

“Mi hanno turato giù dal letto e gonfiato di botte in cinque, puntato un paio di forbici alla gola, minacciato di darmi in testa la padella delle castagne se non andavo via con loro, detto che mi avrebbero passato le braccia sotto la ruota della macchina se non riscuotevo per loro un debito di tredicimila euro da due tipi del Corviale”. E’ il racconto della vittima, sfuggito a un tentativo di sequestro di persona grazie a una vicina che, sentendo le urla, lo ha accolto nella sua abitazione, “terrorizzato e col volto una maschera di sangue”, mentre scappava a gambe levate verso la piazza principale, gridando “aiuto, mi vogliono ammazzare, chiamate i carabinieri”. 

Davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei V.L. 26enne di Formello, ai domiciliari da nove mesi, difeso dall’avvocato Luca Petrucci del foro di Roma, al quale il gup del tribunale di Viterbo ha rigettato la richiesta di patteggiamento. 

Sono invece stati condannati a tre anni e mezzo di reclusione ciascuno, con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato, gli altri arrestati, due cugini di Caprarola, A.S. di 27 e S.S. di 30 anni, il più giovane amico d’infanzia della vittima. Nessuna traccia degli altri due. 

Per tutti l’accusa è di danneggiamento, lesioni aggravate e rapina, perché avrebbero anche rubato al 33enne un telefono cellulare e 200 euro in contanti.  

La vittima, difesa dall’avvocato Mara Mencherini, prima dell’avvio dell’udienza, ha ritirato la costituzione di parte civile, essendo stata risarcita. Lo stesso il padrone di casa, compagno della madre. 


– Spedizione punitiva per un debito di droga, tre arresti


Per l’accusa il movente è un debito di droga da 18mila euro

Secondo la vittima, tutto sarebbe partito da un debito di 1300 euro, che l’ex tossicodipendente avrebbe dovuto a un conoscente: “Me li aveva prestati nei tre anni che ero per strada e non avevo nemmeno da mangiare”.

“Un giorno il mio amico d’infanzia è venuto da me e mi ha detto che glieli aveva dati lui al posto mio, ma che io in cambio dovevo recuperargli 5mila e 8mila euro da due romani abitanti al “Serpentone” di Corviale che gli avevo presentato io quando abitavo lì. Siccome quello è un posto pericoloso, dove è facile trovare gente armata di pistola, secondo lui dovevo andarci io, invece gli ho detto di no”. ha spiegato la vittima. 

Quel “no” alla richiesta di andare a farsi dare i soldi al Corviale sarebbe il movente del pestaggio. 

“La notte del 13 giugno dell’anno scorso mi sono piombati in casa in cinque, sfondando la porta, svegliandomi di soprassalto e gonfiandomi di botte, poi hanno provato a farmi salire a forza sulla Punto con cui erano venuti, dicendo ‘adesso annamo a Roma che troviamo una soluzione'”.

“Meno male – ha proseguito – che, in un momento di lucidità, nonostante le botte, ho colto l’attimo per scappare verso la piazza del paese, venendo soccorso da una signora, che mi ha aperto la porta e chiamato i carabinieri”, ha spiegato il 33enne di Caprarola, sottolineando di avere subito riconosciuto “due persone che pensavo mi fossero amiche, due cugini, con uno dei quali ci conosciamo da bambini e abbiamo continuato a frequentare la stessa comitiva anche da grandi”.

Dell’imputato, invece, ha detto: “Credo sia un pugile, dovrebbe frequentare un centro sportivo de La Storta, so che i cugini se lo portano dietro quando devono pestare qualcuno”. In realtà il suo avvocato ha ottenuto un permesso di uscita dai domiciliari per recarsi a fare una vista in ospedale, in quanto sarebbe cardiopatico.

Per la difesa è stata sentita la dottoressa del pronto soccorso di Belcolle che ha medicato il 33enne, la quale ha parlato di lividi, contusioni, escoriazioni multiple sul corpo, di una ferita lacerocontusa in bocca e degli occhi doloranti per i colpi ricevuti. Ma anche di una prognosi tutto sommato lieve, di dieci giorni, come le ha chiesto di confermare l’avvocato Petrucci, anticipando che l’imputato si farà interrogare in aula, il prossimo 7 maggio, prima della sentenza. 


Che cosa è il Corviale 

Il Corviale, detto “il Serpentone” per via della sua lunghezza, è un complesso residenziale di Roma, nei pressi della via Portuense, al Gianicolense. Di proprietà dell’Ater, è tra le più controverse opere architettoniche realizzate nell’Italia postbellica, progettato dal 1972 da un team di architetti. 

Le prime abitazioni furono consegnate nell’ottobre 1982. Ma già qualche mese dopo ci furono le prime occupazioni abusive da parte di circa settecento famiglie, che continuarono per tutti gli anni ’80 e ’90. Conterebbe un totale di 1200 appartamenti.

Nel 2009 è diventato oggetto di un tentativo di riqualificazione. Il 4 dicembre 2015 è stato proclamato il progetto vincitore del concorso internazionale “Rigenerare Corviale”.


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6 marzo, 2019

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