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Viterbo - Emanuela gestisce un bar lungo via Cairoli e viene a lavorare tutti i giorni da Tuscania - Il racconto della zona popolare a ovest di San Faustino, tra via delle Piagge e le case popolari che si affacciano sul Sacrario - FOTO

“Gli immigrati ci danno lavoro, mancano invece i servizi e il quartiere è dimenticato…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Liberté, égalité, fraternité”. Sta scritto su un muro a ovest del quartiere San Faustino. A Viterbo. A sinistra di via Cairoli, spalle piazza del Sacrario. “In the wrong sector of the ride side”. Dalla parte giusta del lato sbagliato.  

Via Cairoli, taglia in due il quartiere. Popolare e multietnico. Manovali, braccianti, commercianti. Gente che lavora tutto il giorno. Solo che la riva sinistra della via è semplicemente lasciata a se stessa. Resiste solo perché chi ci abita, milita e lavora cerca il più possibile di averne cura.

“Il problema – racconta Emanuela è proprietaria di un bar a ridosso di via Emilio Bianchi e piazza dei caduti. Viene a lavorare a Viterbo tutti i pomeriggi, da Tuscania – non sono gli immigrati. Anzi, danno lavoro. Il punto vero è che non ci sono più i servizi. Un tempo via Marconi, che sta proprio qui sotto, era piena di uffici. Adesso non c’è più niente, neanche la banca d’Italia. Gli immigrati ci permettono di lavorare. Gli altri lo hanno abbandonato”.


Viterbo - Emanuela di Tuscania

Viterbo – Emanuela di Tuscania


Mancano i servizi. E questo è uno dei problemi. Via Marconi era un punto di riferimento. Il boulevar abbellisce, ma non contribuisce più al reddito di questa zona.

“Abbiamo chiesto al comune di tagliare l’erba”, racconta Pasquale Altieri. Pasquale è un’artista, e ha lo studio nel quartiere. Sempre su via Cairoli, la sorella porta avanti una libreria importante da oltre 20 anni. Proponendo titoli e investendo sulle case editrici del territorio. “Hanno pure fatto i lavori – prosegue Altieri – e adesso la fontanella in via delle Piagge non c’ha più l’acqua”.

A sinistra di via Cairoli, tra via delle Piagge, via Lucchi, via Sant’Agostino e le case popolari che danno sul parcheggio del Sacrario, l’erba alta fa da cornice. Le scale che collegano un lotto all’altro sono piene. Ci sono pure le transenne, che stanno lì da chissà quanto tempo. Al punto, che l’erba stessa se le sta mangiando. 


Viterbo - Via Cairoli

Viterbo – Via Cairoli


“Dopo i lavori a via Cairoli – commenta Pasquale Altieri – dicevano che avrebbero messo pensiline, panchine. Non c’è ancora niente”. Pasquale, assieme ad altri artisti, ma soprattutto all’Arci che a San Faustino ha uno suo spazio aperto, come il Macro a Roma, solo più piccolo, hanno più volte animato le vie attorno con iniziative culturali e con un lavoro quotidiano e capillare al servizio dell’integrazione con le popolazioni migranti presenti in tutti il quartiere.


Viterbo - Pasquale Altieri

Viterbo – Pasquale Altieri


“La maggioranza – dice Altieri -. Il quartiere è sempre stato popolare. Poi gli interessi economici della città si sono spostati fuori le mure, creando una periferia con centri commerciali che hanno svuotato e spopolato le zone del centro. Le persone hanno seguito servizi e grande distribuzione. Dove ci sono loro, là, la gente è andata ad abitare. Poi San Faustino si è ripopolato, nel corso degli ultimi anni. E c’è stata una sostituzione. Rimanendo sempre un quartiere popolare”.


Viterbo - Quartiere San Faustino

Viterbo – Quartiere San Faustino


“Il primo insediamento – sottolinea Altieri – di fatto l’ha creato il sindacato, la Cgil che aveva una categoria dedicata proprio agli immigrati. I primi arrivi, dall’Africa, alla fine degli anni ’80, sono stati gestiti dal sindacato che accoglieva le persone cercando le case a San Faustino. Per hé il quartiere si stava spopolando e le case costavano poco. Poi negli anni ’90 sono arrivati gli immigrati dal sud America. Ci sono anche rumeni. Famiglie che in questi anni hanno lavorato e magari adesso aprono le loro prime attività imprenditoriali. Tanti cinesi hanno comprato locali sfitti da anni. In questo quartiere si sta formando una nuova identità urbana che procede per contaminazioni”.

L’avvento della periferia. Anche a Viterbo. Una esterna alle mura, con quartieri metropolitani e grande distribuzione a farla da padroni. L’altra a ridosso del centro storico, simile, certamente con un’intensità diversa, alle zone ai margini delle stazioni delle grandi città. Una periferia multietnica. Dove la prima generazione di immigrati si è insediata da lungo tempo, con la seconda che sta lavorando per un futuro migliore. In un contesto contraddittorio, come quello di San Faustino. Soprattutto nelle zone a sinistra di via Cairoli. Un contesto dove il pubblico sembra essersi ritirato dalle scene.


Viterbo - I sampietrini riparati dal comune

Viterbo – I sampietrini riparati dal comune


A Via Lucchi, proprio in questi giorni, sono saltati i sampietrini. E pare che sotto via stato il vuoto. Una toppa, un paio di transenne e partita chiusa. Ma basta buttare l’occhio in giro e la pavimentazione lascia a desiderare ovunque. Un po’ come stare in mezzo a un campo, pieno di avvallamenti. Solo con i sampietrini. E un’antica città medievale sopra e sotto i piedi. 

In zona le attività gestite da immigrati sono diverse, e coprono quasi tutti gli spazi della filiera del commercio. Alimentari, luoghi di ritrovo, abbigliamento. Camilla, originaria della Nigeria, un’evangelista che ha sempre la bibbia a portata di mano, vende parrucche. “E la clientela – spiega – non è fatta solo di immigrati. Affatto”. Poi chiude il discorso, e non vuole foto. Chiedi perché e la risposta sono ben cinque pacche sulla copertina della bibbia. “The Holy Bible”, come sta scritto sopra.


Viterbo - Quartiere San Faustino

Viterbo – Quartiere San Faustino


La zona, dove si trova anche la casa a di accoglienza in via Santa Rita per i permessi speciali ai detenuti del carcere di Mammagialla, però è lasciata così. Non dimenticata. Ma lasciata stare. Dove la buona volontà delle persone e delle associazioni che abitano il quartiere non arriva. L’amministrazione pubblica semplicemente fa finta di niente. Come per le scale, la pavimentazione, l’assenza di servizi, luoghi di ritrovo, l’erba dappertutto. E soprattutto le macchine. Qui si parcheggia ovunque. Il simbolo di come avere sempre l’automobile a portata di mano o, come più comunemente si dice, sotto al culo. Sono parcheggiate ovunque, dappertutto e nei posti più impensati. Vere e proprie acrobazie della sterzata. Un autoparco selvaggio. Con palazzi storici attorno in declino, abbandono e degrado. Tanto da dimenticarsene il nome.

Eppure a monte e a valle della zona a sinistra di via Cairoli le potenzialità inespresse della città sono molte. Il fiume che una volta passava. L’Urcionio che, come via Marconi oggi, ha fatto da confine tra i quartieri popolari di San Faustino e le zone, una volta, ricche del Corso e del potere a piazza del Plebiscito e piazza San Lorenzo. A piazza dei caduti ci sono la chiesa degli Almadiani con la sua doppia facciata e il monumento ai caduti con la cupola araba in testa. Sempre a pochi passi dal Sacrario, l’ex Omni, capolavoro dell’architettura razionalista degli anni trenta. L’unico esempio in tutta Viterbo. A monte, in alto, sta invece il convento agostiniano della Trinità. Con il chiostro e uno degli archivi storici legato al mondo degli agostiniani forse tra i più importanti al mondo.


Viterbo - Quartiere San Faustino

Viterbo – Quartiere San Faustino


Realtà e contraddizioni che la popolazione immigrata, cioè la popolazione di San Faustino, ancora non fa proprie. E che vive ancora con distacco. In un quartiere che ha anche un’elevata mobilità. Sono molti gli immigrati che si spostano da diversi quartieri di Viterbo oppure zone della provincia per venire a San Faustino. Vero e proprio punto di contatto, aggregazione, scambio. Dall’Ellera e da Santa Barbara, dal Pilastro, dalla Quercia, Orte, Vignanello.


Viterbo - La zona delle case popolari

Viterbo – La zona delle case popolari


Un distacco dalle problematiche del quartiere. Apparente, e che spiega bene Walid, un ragazzo egiziano di appena 22 anni. Si fa chiamare Luca. “Così – dice – almeno il nome è pronunciato bene”. “Prima lavoravo in autolavaggio, giù, sulla teverina. Poi mi è capitato un lavoretto migliore, il carpentiere. E ho fatto quello. Poi c’è stato un momento di crisi. Ero l’ultimo ad essere arrivato. Sono stato il primo a essere licenziato. Ho di nuovo trovato lavoro in un supermercato. A volte, quando lavoro di notte, e mi capita spesso, non vado neanche a dormire. Perché magari mi capita di fare un lavoretto di mattina. Il quartiere? Io mi trovo bene. Però lo vedo poco. Lavoro sempre”. Poi, aggiunge. “L’unica cosa che ti posso dire…è che non è una zona piena di italiani. Il posto in cui vivo mi piace. Mi piacerebbe anche fosse migliore. Ma la mia voce non conta”.


Viterbo - Rashed Miah, Mohammad Mizanur Raham

Viterbo – Rashed Miah, Mohammad Mizanur Raham


A fargli eco anche Mohammad Rahman e Mostafa Kamal. Gestiscono un locale per il trasferimento di denaro da una parte all’altra della terra. Gli immigrati che mandano soldi all’estero, ai familiari. Assieme a loro un ragazzo, Rashed Miah. “Viviamo e lavoriamo in questo quartiere – dicono Mohammad Mizanur Rahman e Mostafa Kamal, venuti in Italia dal Bangladesh -. Però non lo conosciamo. Iniziamo a lavorare alle 8 di mattina e usciamo alle dieci di sera”.

Daniele Camilli


Fotogallery: A ovest di San Faustino


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18 luglio, 2019

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