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Viterbo - La testimonianza di Maria Antonietta Coccia - Il servizio le è indispensabile ma da quando il comune ha rincarato i costi non se lo può più permettere e come lei molti altri

“Costretta a rinunciare all’assistenza domiciliare anche se ne ho bisogno”

di Giuseppe Ferlicca

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Maria Antonietta Coccia

Maria Antonietta Coccia

Viterbo – “Costretta a rinunciare all’assistenza domiciliare, non la posso più pagare”. Maria Antonietta Coccia è costretta su una sedia a rotelle e ne ha bisogno per le incombenze di tutti i giorni, ma con il nuovo regolamento voluto dal comune di Viterbo ha dovuto rinunciare.

La rimodulazione del servizio lo ha reso troppo costoso. “Di punto in bianco – spiega Maria Antonietta – sono rimasta senza assistenza, non potendola pagare. I parametri stabiliti dal comune sono altissimi”.

Si va per fasce. Esente solo chi ha un reddito fino a duemila euro. Reddito non dell’assistito, ma familiare. Fa fede l’Isee dell’intero nucleo. Facile immaginare, con quella somma come siano ben pochi gli esentati.

Fino a seimila la compartecipazione del 10%, fino a ottomila del 15%, oltre diecimila del 25%, quindi per redditi superiori a dodicimila euro il 40%, quindicimila il 60%, fino a ventimila l’80%, mentre oltre si paga il servizio per intero: “Venti euro l’ora – osserva Maria Antonietta – prima questi parametri non c’erano.

Nessuno dice che non si debba pagare, ma andrebbe analizzato caso per caso, la gravità e poi, la somma stabilita, venti euro, è troppo alta”. Tanto da doverci rinunciare.

“Io ne usufruivo dal 2006, per sei ore settimanali. Mi sono trovata di punto in bianco di fronte alla scelta obbligata di doverne fare a meno, mi veniva una cifra troppo alta”. Ha dovuto dire no a quello che per lei è un aiuto indispensabile, non avendo chi durante la giornata può assisterla.

“Sono a conoscenza di situazioni pesanti, persone che necessitano d’essere alzate la mattina dal letto, imboccate, cambiate.

Una mia amica ha una sorella che ha bisogno d’assistenza anche per essere lavata e ai pasti. La mamma ha 84 anni. Dovrebbero pagare cinque euro l’ora e non ce la fanno”.

I conti sono presto fatti. “Considerando una spesa nemmeno troppo elevata – spiega Maria Antonietta – compartecipazione di cinque euro l’ora su 20. Una persona non autonoma ponendo che abbia assistenza per quattro ore al giorno, su cinque giorni sono cento euro, ovvero quattrocento al mese. Chi prende una pensione e l’accompagno, come fa?

I parametri vanno abbassati e poi il comune ha sbagliato a prendere come riferimento il reddito Isee, che include le entrate di tutti i componenti del nucleo familiare. Dovrebbe accettare quello socio assistenziale, dell’assistito, come avviene per servizi del genere”.

Invece, è arrivata la decisione drastica. Per molti, una doccia fredda.

“Ci hanno recapitato una lettera – ricorda Maria Antonietta – in cui ci spiegavano che le cifre sarebbero cambiate. Diversi hanno dovuto rinunciare. Non ce la facevano a sostenere quanto richiesto.

Nessuno, ripeto, dice che non vogliamo pagare. Ma i parametri devono essere altri, le percentuali cambiate e i livelli d’esenzione modificati. La soglia di duemila euro che esenta dalla compartecipazione è troppo bassa”.

Chi non può permetterselo ha rinunciato all’assistenza domiciliare per i costi troppo alti. E mentre il comune aumenta i costi per l’utenza, l’anno scorsonon sono riusciti a spendere un milione e 100mila euro proprio nel settore Servizi sociali. Andati in avanzo. I misteri di palazzo dei Priori.

Giuseppe Ferlicca


Articoli: Patrizia Notaristefano (Viterbo 2020):“Assistenza domiciliare troppo cara, molti utenti rinunciano” – Alvaro Ricci (Pd): “Servizi sociali, la povertà aumenta e il comune non riesce a spendere un milione”


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26 agosto, 2019

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