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Tribunale - Operazione "Easy to place" - Inchiesta partita da un uomo fermato per alcune scritte anarchiche sul muro dell'università di Firenze

Falsi contratti di lavoro per immigrati in cambio di soldi, in sei alla sbarra

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Operazione "Easy to place", la conferenza della Digos per illustrare i dettagli

Operazione “Easy to place” – La conferenza della Digos per illustrare i dettagli

Operazione "Easy to place", i documenti sequestrati dalla Digos

Operazione “Easy to place” – I documenti sequestrati dalla Digos

Operazione "Easy to place", i cellulari sequestrati dalla Digos

Operazione “Easy to place”- I cellulari sequestrati dalla Digos

Viterbo – (sil.co.) – Falsi contratti di lavoro in Italia in cambio di soldi, sei pakistani alla sbarra. Il costo si sarebbe aggirato attorno ai 1500 euro a straniero: 300 euro per l’alloggio, 700 euro per il contratto, più i contributi Inps a proprie spese. E’ il seguito giudiziario dell’operazione “Easy to place” del 27 novembre 2015.

L’inchiesta risale al 2014, su input della Digos di Firenze che, nell’ambito del giro di vite in seguito all’escalation del terrorismo internazionale, aveva segnalato ai colleghi della Digos di Viterbo come residente nella Tuscia un pakistano fermato per alcune scritte anarchiche sul muro dell’università, in realtà solo transitato a casa di un connazionale.

I sei imputati avrebbero fatto parte di un’organizzazione criminale, con base nella Tuscia, dedita a favorire l’ingresso in Italia di clandestini mediorientali, indiani e pakistani, nonché, tramite il gioco dei visti, nei paesi dell’area Schengen, in particolare Bulgaria, Germania e Francia.

Il bilancio fu di 13 indagati, undici a piede libero per falso e due arrestati, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della permanenza irregolare sul territorio nazionale.

Il processo, che si è aperto il 16 luglio davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, entrerà nel vivo il 16 ottobre. L’accusa ha già chiesto la trascrizione delle intercettazioni che inchioderebbero gli imputati.

In manette finirono i due presunti capi del sodalizio, una coppia di pakistani cinquantenni, uno dei quali residente a Roma. Ai domiciliari, invece, il “supervisore”, residente in un centro del Viterbese: un insospettabile imprenditore del settore alimentare, specializzato in import-export, incensurato, che aveva da poco avviato l’istruttoria per la cittadinanza italiana.

Quest’ultimo, un 52enne, compare anche tra i nove indagati (quattro pakistani, un algerino, una polacca e tre italiane) che lo scorso 19 maggio hanno ricevuto l’avviso di fine indagine nell’ambito di un’altra inchiesta della Digos, scattata nel 2018, su un presunto giro di matrimoni falsi tra europei ed extracomunitari. Nozze di convenienza per ottenere la carta di soggiorno della durata di cinque anni, in cambio delle quali le mogli compiacenti avrebbero intascato tra i mille e i duemila euro.

Tra il 2009 e il 2015, a casa dell’uomo, con una fitta rete di contatti con connazionali in tutta Europa, sarebbero transitati almeno una cinquantina di clandestini, giunti o rimasti in Italia grazie a permessi di lavoro ottenuti presentando documenti falsi all’ufficio immigrazione della questura. 

Nella maggior parte dei casi, gli immigrati arrivavano direttamente dal Pakistan o dall’India e venivano fatti risultare come dipendenti delle aziende degli arrestati. Le donne come badanti. Una ha denunciato di aver pagato per ottenere un permesso di soggiorno per lavoro, dopo quello non rinnovabile per fini umanitari. C’era anche chi veniva dal Medioriente e arrivava in Italia attraverso il passaggio in paesi dell’area Schengen come la Bulgaria.

Una ragnatela di contatti tra Italia, Pakistan, Medioriente e anche paesi europei come Bulgaria e Francia per garantire l’ingresso. E poi, il bacino inesauribile degli immigrati già residenti in Italia, specialmente a Roma, con il permesso di soggiorno da rinnovare e con i quali gli arrestati riuscivano facilmente a prendere i contatti.


– Favorivano l’immigrazione clandestina, due arresti


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18 agosto, 2019

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