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I grandi discorsi - Il presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson nel 1965 di fronte ai membri del congresso in vista del Voting rights act che rende reale il diritto di voto degli afroamericani

“Questa sera voglio parlarvi della dignità dell’uomo e del destino della democrazia… We Shall Overcome”

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Lyndon Johnson

Lyndon Johnson

Viterbo – In tempi in cui la politica è ridotta a un post o a un tweet, ci sembra opportuno andare a riprendere, a rivangare, a degustare, a rileggere i grandi discorsi politici che hanno cambiato il mondo.

Discorsi che hanno segnato un passo avanti per l’intera umanità verso la democrazia e la libertà di tutti.

Come dire che la politica può essere qualcosa di diverso dalle banali chiacchiere da bar di un Salvini, pericoloso per lo stato di diritto, o di un Renzi, incapace di azioni politiche nell’interesse della nazione.

Qualcosa di diverso da parole che vanno a vellicare il ventre molle di una nazione. Parole che alimentano egoismi e odio a buon mercato.

C’è stato un tempo in cui grandi leader mondiali hanno pronunciato discorsi che tengono semanticamente e politicamente per i prossimi decenni.

Altri tempi. Tempi di statisti e di leader che non avevano paura di affrontare il dissenso della piazza, più o meno mediatica, pur di fare gli interessi di tutto un popolo, se non di tutta l’umanità.

c.g.


Il Lyndon Johnson che non ti aspetti o che non ricordi…

E’ il 15 marzo 1965 quando Il presidente degli Stati Uniti d’America Lyndon Johnson pronuncia un discorso davanti al congresso in seduta comune. Parole scandite con un tono crescente e sempre più incalzante per portare all’attenzione dell’auditorio il tema dei diritti civili degli afroamericani. Sono gli anni sessanta, anni di marce per il conseguimento dei diritti dei neri. Di lì a poco l’approvazione del Voting rights act che, dopo il Civil rights act del 1964, voleva essere un ulteriore passo avanti nelle lotte per i diritti civili puntando a rimuovere gli ostacoli al pieno esercizio del diritto di voto dei neri.

Soltanto qualche giorno prima del discorso di Johsons, il 7 marzo, in Alabama alcuni attivisti per i diritti civili vennero bloccati e feriti durante un durissimo scontro con la polizia. Tra i manifestanti anche un morto. Quel giorno, che passò alla storia con il nome di Bloody Sunday, viene ricordato da Johnson nel suo discorso e il presidente lo accosta agli altri luoghi della storia della guerra di secessione.

Nel suo discorso il presidente degli Stati Uniti si appropria dello slogan degli attivisti neri, quel ritornello della canzone di Joan Baez che i neri cantavano nelle loro marce: We shall overcome. Un leitmotiv che è il fulcro di tutta la sua orazione. Il reverendo Martin Luther King lo ascolta in diretta televisiva da Selma, si commuove quando sente il presidente pronunciare lo slogan. We shall overcome.


Il presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson nel 1965 di fronte ai membri del congresso

Signor speaker, signor presidente, membri del congresso:

Questa sera voglio parlarvi della dignità dell’uomo e del destino della democrazia.

Esorto tutti i membri di entrambe le parti, gli americani di tutte le religioni e di tutti i colori, in ogni parte di questa nazione a unirsi a me in questa causa.

A volte la storia e il destino si incontrano in un tempo preciso in un luogo preciso per dare forma a un punto di svolta nella ricerca incessante della libertà dell’uomo. Così è stato a Lexington e Concord. Così è stato un secolo fa ad Appomattox. Così è stato una settimana fa a Selma, in Alabama.

Lì uomini e donne, vessati da lungo tempo, hanno protestato pacificamente contro la negazione dei loro diritti come americani. Molti sono stati brutalmente aggrediti. Un uomo per bene, un uomo di Dio, è stato ucciso.

Non vi è alcun motivo di orgoglio per quanto è successo a Selma. Non vi è alcuna ragione all’auto-compiacimento nella lunga negazione della parità dei diritti di milioni di americani. Ma vi è motivo di speranza e di fiducia nella nostra democrazia, in ciò che sta accadendo qui stasera.

Le grida di dolore e gli inni e le proteste dei popoli oppressi hanno portato alla convocazione di questo grande governo in tutta la sua grandiosità – il governo della più grande nazione sulla terra.

La nostra missione è allo stesso tempo la più antica e la più fondamentale di questa nazione: correggere i torti, fare giustizia, servire l’uomo.

In questo nostro tempo abbiamo imparato a vivere momenti di grande crisi. Le nostre vite sono state contrassegnate da dibattiti su grandi temi; questioni di guerra e pace, problemi di prosperità e di depressione. Ma raramente nel corso della storia, un problema ha messo così a nudo il cuore segreto dell’America stessa. Raramente ci si trova ad affrontare una sfida, non in nome di una nostra crescita o dell’abbondanza, del nostro benessere o della nostra sicurezza, ma piuttosto in nome di quei valori e dei fini e del senso stesso della nostra amata nazione.

La causa dell’uguaglianza dei diritti dei negri americani è una questione di sì fatta natura. E se anche dovessimo sconfiggere ogni nemico, raddoppiare la nostra ricchezza e conquistare le stelle, se ancora saremo iniqui verso questo problema allora avremo fallito come popolo e come nazione.

In quanto nazione, come per un individuo: “Che giovamento può avere un uomo se guadagna il mondo intero e poi perde la propria anima?”.

Non è un problema dei negri. Non è un problema del sud. Non è un problema del nord. E’ un problema di tutta l’America. E ci siamo riuniti qui stasera come americani, non come democratici o repubblicani. Ci siamo riuniti qui stasera come americani per risolvere il problema.

Questa è stata la prima nazione nella storia del mondo a essere nata con uno scopo. Le grandi frasi con tali propositi ancora risuonano in ogni cuore americano, a nord e a sud: “Tutti gli uomini sono creati uguali – un governo che deriva i propri poteri dal consenso dei governati – datemi la libertà o datemi la morte”. Ebbene, queste non sono solo parole penetranti, non sono solo teorie vuote. In loro nome, per due secoli, gli americani hanno combattuto e sono morti, e questa sera in tutto il mondo sono lì come guardiani della nostra libertà, mettendo a rischio la propria vita.

Quelle parole sono una promessa a ogni cittadino che avrà diritto a condividere la dignità dell’uomo. Questa dignità non può basarsi sui beni di un uomo; non può basarsi sul suo potere, o sulla sua posizione. Essa si basa in realtà sul suo diritto a essere trattato come uomo avente pari opportunità a tutti gli altri uomini. C’è scritto che deve avere diritto alla stessa libertà, che deve avere diritto di scegliere i suoi leader, di educare i suoi figli, e di provvedere alla sua famiglia secondo le sue capacità e i suoi meriti come essere umano.

Applicare qualsiasi altra prova – negare a un uomo le sue speranze a causa del colore della sua pelle o della razza, della sua religione o del suo luogo di nascita, non è solo un’ingiustizia ma vuol dire anche negare l’America e disonorare i morti che hanno dato la loro vita in nome della libertà americana.

IL DIRITTO DI VOTARE

I nostri padri credevano che se questa visione nobile dei diritti dell’uomo era quella di prosperare, doveva essere radicata nella democrazia. Il diritto più fondamentale di tutti è stato il diritto di scegliere i propri leader. In gran parte la storia di questa nazione è la storia dell’espansione di tale diritto a tutti i nostri cittadini.

Molte delle questioni sui diritti civili sono molto complesse e difficilissime. Ma su questo punto non ci può essere e non ci deve essere alcuna argomentazione. Ogni cittadino americano deve avere lo stesso diritto di voto. Non vi è alcun motivo che può giustificare la negazione di tale diritto. Non esiste impegno che pesi più pesantemente su di noi che il dovere che abbiamo nel garantire tale diritto.

Eppure la dura realtà è che in molti luoghi in questa nazione ad alcuni uomini e ad alcune donne viene negato l’accesso al voto semplicemente perché sono negri.

Ogni meccanismo di cui l’ingegno umano è capace è stato usato per negare questo diritto. Il cittadino negro può andare a registrarsi al voto solo per sentirsi dire che è sbagliato il giorno, o che è troppo tardi, o che il funzionario incaricato è assente. E se egli persiste e se riesce a presentarsi al cancelliere, egli si ritrova non avente diritto perché non ha scritto correttamente il suo secondo nome, o perché ha abbreviato una parola sul modulo di richiesta.

E se riesce a compilare una domanda gli viene dato un test. Il cancelliere è il solo a poter decidere se ha passato questo test o no. Gli può venir chiesto di recitare l’intera costituzione o di spiegare le più complesse disposizioni di legge dello stato. E neppure una laurea risulta sufficiente a dimostrare che sa leggere e scrivere.

Poiché l’unico modo per superare queste barriere è quello di mostrare una pelle bianca.

L’esperienza ha dimostrato chiaramente che l’esistente progresso della legge non può superare la discriminazione sistematica e ingegnosa. Nessuna legge che ora abbiamo presente nei libri – e io ho contribuito a inserirne tre di queste leggi – sono in grado di garantire il diritto di voto quando i funzionari locali sono determinati a negarlo.

In tal caso il nostro dovere deve essere chiaro a tutti noi. La costituzione dice che a nessun individuo può essere impedito di votare a causa della sua razza o del suo colore. Tutti abbiamo giurato davanti a Dio a sostegno e a difesa di quella costituzione. Ora dobbiamo agire in ottemperanza a quel giuramento.

GARANTIRE IL DIRITTO DI VOTO

Per impedire che questo diritto venga negato questo mercoledì sottoporrò al congresso una legge ideata a eliminare queste barriere illegali.

I principi generali di tale disegno di legge, domani, saranno nelle mani dei leader democratici e repubblicani. Dopo averli esaminati, torneranno qui formalmente come disegno di legge. Sono grato per l’opportunità concessami di essere qui stasera su invito della dirigenza per riflettere con i miei amici, per condividere con loro le mie opinioni, e per far visita ai miei ex colleghi.

Avevo preparato un’analisi più completa della legislazione ed era mia intenzione passarla al cancelliere domani, ma la sottoporrò agli impiegati stasera. Ma vorrei discutere seriamente con voi ora brevemente le principali proposte di questa legge dello stato.

Questa legge cancellerà le restrizioni di voto in tutte le elezioni – federali statali, e locali – usate per negare ai negri il diritto di voto.

Questo disegno di legge stabilirà uno standard semplice e omogeneo che non potrà essere utilizzato, per quanto geniale sarà lo sforzo, a non rispettare la nostra costituzione.

Esso fornirà ai cittadini la possibilità di essere registrati dai funzionari del governo degli Stati Uniti, qualora i funzionari dello stato si rifiutassero di registrarli.

Verranno così eliminate le possibilità di intentare delle cause legali tediose e inutili che ritarderebbero il diritto di voto.

Infine, questa normativa garantirà che agli individui correttamente registrati non sia negata la possibilità di votare.

Accoglierò i suggerimenti di tutti i membri del congresso – e non ho dubbi che ce ne saranno – sui modi e i mezzi per rafforzare questa legge e per renderla efficace. Ma l’esperienza ha chiaramente dimostrato che questa è l’unica via per attuare la disposizione della costituzione.

Per coloro che cercheranno di evitare l’azione attraverso il loro governo nazionale nelle loro comunità; che vorranno e che cercheranno di mantenere il controllo puramente locale sulle elezioni, la risposta è semplice:

Aprite i seggi a tutto il vostro popolo. Lasciate che gli uomini e le donne si registrino per votare a prescindere dal colore della loro pelle.

Estendete i diritti di cittadinanza a tutti i cittadini di questa nazione.

LA NECESSITA’ DELL’AZIONE

Non vi è alcun dilemma costituzionale in questo caso. La disposizione della costituzione è chiara.

Non vi è alcun dibattito morale. E’ sbagliato – inequivocabilmente sbagliato – negare a chiunque dei vostri concittadini americani il diritto di voto in questa nazione.

Non vi è alcuna questione riguardante i diritti dello stato o i diritti nazionali. C’è solo la lotta per i diritti umani.

Non ho il minimo dubbio su quale sarà la vostra risposta.

L’ultima volta che un presidente ha inviato una proposta di legge per i diritti civili al congresso vi era all’interno una disposizione per proteggere i diritti di voto nelle elezioni federali. Questo disegno di legge per i diritti civili è stato approvato dopo otto lunghi mesi di dibattito. E quando questo disegno di legge è arrivato sulla mia scrivania dal congresso per avere la mia firma, l’essenza della disposizione di voto era stata eliminata.

Questa volta, su questo tema, non ci devono essere ritardi, nessuna esitazione e nessun compromesso.

Non possiamo, non dobbiamo rifiutarci di tutelare il diritto di ogni americano di votare in ogni elezione alla quale desideri partecipare. E non dovremmo e non possiamo e non dobbiamo aspettare altri otto mesi prima di arrivare a un disegno di legge. Abbiamo già aspettato un centinaio di anni e più, non c’è più tempo per aspettare.

Quindi vi chiedo di unirvi a me alle lunghe ore di duro lavoro – notti e fine settimana, se necessario – per far passare questo disegno di legge. E non faccio questa richiesta alla leggera. Poiché dalla finestra dove mi siedo, con i problemi della nostra nazione, mi rendo conto che fuori da questa aula c’è la coscienza oltraggiata di una nazione, la grave preoccupazione di molte nazioni, e il duro giudizio della storia sulle nostre azioni.

WE SHALL OVERCOME

Ma anche se facciamo passare questo disegno di legge, la battaglia non sarà finita. Quello che è successo a Selma è parte di un movimento molto più grande che penetra in ogni porzione degli Stati dell’America. E’ lo sforzo dei negri americani per garantire a se stessi tutti i benefici della vita americana.

La loro causa deve essere anche la nostra causa. Perché non si tratta solo della questione dei negri, ma in realtà ha a che fare con tutti noi che dobbiamo superare l’eredità paralizzante del bigottismo e dell’ingiustizia. 

We Shall Overcome. 

Come uomo, le cui radici sono profondamente radicate nella terra sud, so bene come possano essere agonizzanti i sentimenti razziali. So quanto sia difficile rimodellare gli atteggiamenti e la struttura della nostra società.

Ma è passato un secolo, più di un centinaio di anni da quando i negri sono stati liberati dalla schiavitù. Ma non sono ancora completamenti liberi.

E’ più di un centinaio di anni fa che Abraham Lincoln, un grande presidente di un altro partito, firmò la proclamazione di emancipazione, ma l’emancipazione è una proclamazione e non un fatto.

Un secolo è passato, più di un centinaio di anni, dal momento in cui è stata promessa l’uguaglianza. Eppure il negro non è ancora uguale. Un secolo è passato dal giorno della promessa. E la promessa non è stata mantenuta.

E’ ora giunto il momento di fare giustizia. Vi dico che credo sinceramente che nessuna forza potrà arrestarla. E’ cosa giusta agli occhi di Dio e dell’uomo che avanzi. E quando questo avverrà, penso che quel giorno renderà più lieta la vita di ogni americano. I negri non sono le uniche vittime. Quanti bambini bianchi non hanno avuto un’istruzione, quante famiglie di bianchi hanno vissuto nella più profonda povertà, quante vite di bianchi sono state segnate dalla paura, perché abbiamo sprecato la nostra energia e la nostra sostanza a mantenere in piedi le barriere dell’odio e del terrore?

Quindi dico a tutti voi qui presenti, e a tutta la nazione questa sera che coloro che si rivolgono a voi per tenere in piedi il passato lo fanno al costo di negarvi il futuro.

Questa grande nazione, ricca, instancabile è in grado di offrire opportunità e istruzione e speranza a tutti: bianchi e negri, al nord e al sud, mezzadri e abitanti della città. Questi sono i nemici: la povertà, l’ignoranza, la malattia. Sono loro i nemici e non i nostri simili, non il nostro vicino di casa. E anche su questi nemici, la povertà, le malattie e l’ignoranza, we shall overcome .

UN PROBLEMA AMERICANO

Che nessuno di noi appartenente a un qualsiasi frammento della società guardi con sprezzante superiorità ai problemi di un altro frammento, o ai problemi dei nostri vicini.

Non c’è davvero nessuna parte dell’America dove la promessa di uguaglianza sia stata completamente mantenuta. A Buffalo così come a Birmingham, a Philadelphia così come a Selma, gli americani stanno lottando per raggiungere i frutti della libertà.

Questa è una nazione. Quello che succede a Selma o a Cincinnati è una questione di legittima preoccupazione per ogni americano. Ma che ognuno di noi guardi nel suo cuore e nelle proprie comunità, e che ognuno di noi contribuisca allo sforzo di sradicare l’ingiustizia ovunque esista.

Mentre ci incontriamo qui questa sera in questa tranquilla e storica aula, degli uomini del sud, alcuni dei quali erano a Iwo Jima, degli uomini del nord che hanno portato la vecchia gloria negli angoli più remoti del mondo e l’hanno riportata indietro immacolata, degli uomini provenienti dall’est e dall’ovest, stanno tutti combattendo insieme senza considerare a che credo appartengono, o al colore della loro pelle, o da che ragione provengono, in Vietnam. Uomini, di ogni regione hanno combattuto per noi in tutto il mondo 20 anni fa.

E in questi pericoli comuni e in questi comuni sacrifici il sud ha dato il proprio contributo di onore e galanteria non meno di ogni altra regione della grande repubblica – e in alcuni casi, di gran lunga di più.

E non ho il minimo dubbio che i retti uomini di ogni parte di questa nazione, dai grandi laghi al golfo del Messico, dal Golden Gate ai porti lungo l’Atlantico, si raduneranno ora in nome di questa causa per rivendicare la libertà di tutti americani. In quanto noi tutti abbiamo questo dovere; e sono certo che saremo tutti pronti a rispondere.

E’ il vostro presidente che lo chiede a ogni americano.

IL PROGRESSO ATTRAVERSO IL PROCESSO DEMOCRATICO

Il vero eroe in questa lotta è il negro americano. Le sue azioni e le sue proteste, il coraggio di mettere a rischio la propria sicurezza e anche quello di rischiare la propria vita, hanno risvegliato la coscienza di questa nazione. Le sue manifestazioni sono state organizzate per richiamare l’attenzione all’ingiustizia, destinate a provocare il cambiamento, concepite per suscitare la riforma.

Egli ci chiede di trasformare in realtà la promessa dell’America. E chi tra noi può dire che avremmo fatto lo stesso progresso se non fosse stato per il suo tenace coraggio, e la sua fede nella democrazia americana.

Poiché alla vera e propria radice della battaglia a favore dell’uguaglianza c’è una convinzione profonda nel processo democratico. L’uguaglianza non dipende dalla forza delle armi o dei gas lacrimogeni, ma sulla forza del diritto morale; non sul ricorso alla violenza, ma sul rispetto della legge e dell’ordine.

Ci sono state molte pressioni sul vostro presidente e ce ne saranno nei giorni a seguire. Ma mi impegno stasera nell’intento di combattere questa battaglia lì dove deve essere combattuta: nei tribunali, e nel congresso, e nel cuore degli uomini.

Dobbiamo preservare il diritto di libertà di parola e il diritto di riunione. Ma il diritto di libertà di parola non porta con sé, come si è detto, il diritto di gridare al fuoco in un teatro affollato. Dobbiamo preservare il diritto alla libertà di riunione, ma la libertà di riunione non porta con sé il diritto di bloccare delle strade pubbliche al traffico.

Noi abbiamo il diritto di protestare, e il diritto di marciare in condizioni che non violino i diritti costituzionali dei nostri vicini. E ho intenzione di proteggere tutti quei diritti finché mi è permesso di servire in questo ufficio.

Staremo a guardia contro la violenza, sapendo che toglie dalle nostre mani le stesse armi che cerchiamo – il progresso, l’obbedienza alla legge, e la fede nei valori americani.

A Selma come altrove cerchiamo e preghiamo per la pace. Noi cerchiamo ordine. Cerchiamo l’unità. Ma non accetteremo la pace dei diritti repressi, o dell’ordine imposto con la paura o l’unità che soffoca la protesta. Poiché la pace non può essere acquistata al prezzo della libertà.

A Selma stasera – e abbiamo avuta una buona giornata lì – e come in ogni città, stiamo lavorando per trovare una soluzione giusta e pacifica. Dobbiamo tutti ricordare che, dopo il discorso che sto facendo questa sera, dopo che la polizia e l’Fbi e gli sceriffi se ne sono andati tutti, e dopo che avrete approvato questo disegno di legge, i cittadini di Selma e delle altre città della nazione dovranno ancora vivere e lavorare insieme. E quando l’attenzione della nazione si sarà spostata altrove dovranno cercare di guarire le loro ferite e di costruire una nuova comunità.

Questo non può essere fatto facilmente su un violento campo di battaglia, come la storia del sud ci mostra. E’ in riconoscimento di questo che gli uomini di entrambe le razze hanno dimostrato una responsabilità così straordinariamente impressionante in questi ultimi giorni, martedì scorso, e di nuovo oggi.

I DIRITTI DEVONO ESSERE OPPORTUNITA’

Il disegno di legge che io vi presento sarà conosciuto come un disegno di legge per i diritti civili. Ma, in un senso più ampio, la maggior parte del programma che sto consigliando è un programma di diritti civili. Il suo scopo è quello di aprire la città della speranza a tutte le persone di tutte le razze.

Poiché tutti gli americani devono avere il diritto di voto. E ci accingiamo a dare loro questo diritto.

Tutti gli americani devono avere i privilegi della cittadinanza a prescindere dalla loro razza di appartenenza.E ora stanno per ottenere quei diritti di cittadinanza a prescindere dalla razza.

Ma vorrei mettervi in guardia e ricordarvi che per esercitare tali privilegi si va oltre i semplici diritti legali. Richiede una mente preparata e un corpo sano. Richiede una casa decente e la possibilità di trovare un posto di lavoro e la possibilità di sfuggire dalle grinfie di povertà.

Naturalmente, le persone non possono dare il loro apporto alla nazione se non hanno mai imparato a leggere e scrivere, se i loro corpi sono rachitici per colpa della fame, se la loro malattia non viene curata, se vivono un’esistenza nella povertà senza speranza con il solo scopo di ritirare un assegno sociale.

Quindi, vogliamo aprire le porte alle opportunità. Ma stiamo anche andando a dare a tutto il nostro popolo, bianchi e negri, l’aiuto di cui ha bisogno per attraversare quei cancelli.

LO SCOPO DI QUESTO GOVERNO

Dopo il college il mio primo impiego è stato come insegnante a Cotulla, nel Texas, in una piccola scuola messicano-americana. Pochi di loro parlavano inglese e io non parlavo molto spagnolo. I miei studenti erano poveri e spesso venivano in classe senza colazione, affamati. Alla loro giovane età conoscevano bene il dolore del pregiudizio. Non riuscivano a capire perché la gente li detestasse. Ma sapevano che era così perché io lo vedevo nei loro occhi. Spesso tornavo a casa nel tardo pomeriggio, una volta terminate le lezioni, con il desiderio di poter fare di più. Ma tutto quello che sapevo fare era insegnare loro il poco che sapevo, sperando che ciò li potesse aiutare ad affrontare i disagi che li attendevano.

In qualche modo non si scorda mai cosa la povertà e l’odio possono fare quando si vedono le cicatrici da essi provocate sul volto fiducioso di un bambino.

Non ho mai pensato, allora, nel 1928, che mi sarei trovato qui nel 1965. Non mi è mai passato per la mente neppure nei miei sogni più appassionati che un giorno avrei avuto la possibilità di aiutare i figli e le figlie di quegli studenti e di aiutare le persone come loro di tutta la nazione.

Ma io ora ho questa possibilità, e vi svelo un segreto, intendo farne uso. E spero che anche voi intendiate farne uso con me.

Questa è la nazione più ricca e più potente di tutto il globo. La potenza degli imperi del passato è poco rispetto alla nostra. Ma io non voglio essere il presidente che ha costruito imperi o cercato grandezza o il potere.

Voglio essere il presidente che ha insegnato ai bambini le meraviglie del loro mondo. Voglio essere il presidente che ha contribuito a nutrire gli affamati e a prepararli a essere contribuenti fiscali e non solo a pagare le tasse.

Voglio essere il presidente che ha aiutato i poveri a trovare la propria strada e che ha protetto i diritti di ogni cittadino e li ha portati a votare in ogni elezione.

Voglio essere il presidente che ha contribuito a porre fine all’odio tra i suoi simili e che ha promosso l’amore tra la gente di tutte le razze e di tutte le regioni e di tutti i partiti.

Voglio essere il presidente che ha contribuito a porre fine alla guerra tra i fratelli di questa terra.

E così, su richiesta del vostro amato relatore e del senatore del Montana; del leader della maggioranza, del senatore dell’Illinois; del leader della minoranza, del signor McCulloch, e degli altri membri di entrambe le parti, sono venuto qui stasera, non come fece una volta il presidente Roosevelt in prima persona a porre il veto su un disegno di legge bonus, non come fece una volta il presidente Truman per sollecitare l’approvazione di un disegno di legge sulle ferrovie, ma sono venuto qui per chiedervi di condividere questo compito con me e di condividerlo con le persone per le quali lavoriamo. Voglio che questo sia il congresso, fatto sia da repubblicani che da democratici, che ha fatto tutte queste cose per tutte queste persone.

Al di là di questa grande aula, laggiù in 50 Stati, ci sono le persone che serviamo. Chi può dire quali profonde e non dette speranze ci sono nel loro cuore questa sera mentre sono seduti lì ad ascoltare. Noi tutti possiamo immaginare, traendo dalle nostre vite, quanto sia spesso difficile la loro ricerca della felicità, quanti problemi ha ogni piccola famiglia. Guardano più che altro a se stessi per il loro futuro. Ma penso che guardino anche verso ciascuno di noi.

Sulla piramide sul Gran sigillo degli Stati Uniti c’è scritto – in latino – “Dio ha protetto il nostro impegno”.

Dio non proteggerà tutto ciò che facciamo. E’ piuttosto nostro dovere indovinare la sua volontà. Ma sono certo che Egli capisca veramente e che protegga realmente l’impresa che stiamo iniziando qui stasera.

Lyndon Johnson



Mr. Speaker, Mr. President, Members of the Congress:

I speak tonight for the dignity of man and the destiny of democracy.

I urge every member of both parties, Americans of all religions and of all colors, from every section of this country, to join me in that cause.

At times history and fate meet at a single time in a single place to shape a turning point in man’s unending search for freedom. So it was at Lexington and Concord. So it was a century ago at Appomattox. So it was last week in Selma, Alabama.

There, long-suffering men and women peacefully protested the denial of their rights as Americans. Many were brutally assaulted. One good man, a man of God, was killed.

There is no cause for pride in what has happened in Selma. There is no cause for self-satisfaction in the long denial of equal rights of millions of Americans. But there is cause for hope and for faith in our democracy in what is happening here tonight.

For the cries of pain and the hymns and protests of oppressed people have summoned into convocation all the majesty of this great Government–the Government of the greatest Nation on earth.

Our mission is at once the oldest and the most basic of this country: to right wrong, to do justice, to serve man.

In our time we have come to live with moments of great crisis. Our lives have been marked with debate about great issues; issues of war and peace, issues of prosperity and depression. But rarely in any time does an issue lay bare the secret heart of America itself. Rarely are we met with a challenge, not to our growth or abundance, our welfare or our security, but rather to the values and the purposes and the meaning of our beloved Nation.

The issue of equal rights for American Negroes is such an issue. And should we defeat every enemy, should we double our wealth and conquer the stars, and still be unequal to this issue, then we will have failed as a people and as a nation.

For with a country as with a person, “What is a man profited, if he shall gain the whole world, and lose his own soul ?”

There is no Negro problem. There is no Southern problem. There is no Northern problem. There is only an American problem. And we are met here tonight as Americans–not as Democrats or Republicans-we are met here as Americans to solve that problem.

This was the first nation in the history of the world to be founded with a purpose. The great phrases of that purpose still sound in every American heart, North and South: “All men are created equal”–“government by consent of the governed”–“give me liberty or give me death.” Well, those are not just clever words, or those are not just empty theories. In their name Americans have fought and died for two centuries, and tonight around the world they stand there as guardians of our liberty, risking their lives.

Those words are a promise to every citizen that he shall share in the dignity of man. This dignity cannot be found in a man’s possessions; it cannot be found in his power, or in his position. It really rests on his right to be treated as a man equal in opportunity to all others. It says that he shall share in freedom, he shall choose his leaders, educate his children, and provide for his family according to his ability and his merits as a human being.

To apply any other test–to deny a man his hopes because of his color or race, his religion or the place of his birth–is not only to do injustice, it is to deny America and to dishonor the dead who gave their lives for American freedom.

THE RIGHT TO VOTE

Our fathers believed that if this noble view of the rights of man was to flourish, it must be rooted in democracy. The most basic right of all was the right to choose your own leaders. The history of this country, in large measure, is the history of the expansion of that right to all of our people.

Many of the issues of civil rights are very complex and most difficult. But about this there can and should be no argument. Every American citizen must have an equal right to vote. There is no reason which can excuse the denial of that right. There is no duty which weighs more heavily on us than the duty we have to ensure that right.

Yet the harsh fact is that in many places in this country men and women are kept from voting simply because they are Negroes.

Every device of which human ingenuity is capable has been used to deny this right. The Negro citizen may go to register only to be told that the day is wrong, or the hour is late, or the official in charge is absent. And if he persists, and if he manages to present himself to the registrar, he may be disqualified because he did not spell out his middle name or because he abbreviated a word on the application.

And if he manages to fill out an application he is given a test. The registrar is the sole judge of whether he passes this test. He may be asked to recite the entire Constitution, or explain the most complex provisions of State law. And even a college degree cannot be used to prove that he can read and write.

For the fact is that the only way to pass these barriers is to show a white skin.

Experience has clearly shown that the existing process of law cannot overcome systematic and ingenious discrimination. No law that we now have on the books-and I have helped to put three of them there–can ensure the right to vote when local officials are determined to deny it.

In such a case our duty must be clear to all of us. The Constitution says that no person shall be kept from voting because of his race or his color. We have all sworn an oath before God to support and to defend that Constitution. We must now act in obedience to that oath.

GUARANTEEING THE RIGHT TO VOTE

Wednesday I will send to Congress a law designed to eliminate illegal barriers to the right to vote.

The broad principles of that bill will be in the hands of the Democratic and Republican leaders tomorrow. After they have reviewed it, it will come here formally as a bill. I am grateful for this opportunity to come here tonight at the invitation of the leadership to reason with my friends, to give them my views, and to visit with my former colleagues.

I have had prepared a more comprehensive analysis of the legislation which I had intended to transmit to the clerk tomorrow but which I will submit to the clerks tonight. But I want to really discuss with you now briefly the main proposals of this legislation,

This bill will strike down restrictions to voting in all elections–Federal, State, and local–which have been used to deny Negroes the right to vote.

This bill will establish a simple, uniform standard which cannot be used, however ingenious the effort, to flout our Constitution.

It will provide for citizens to be registered by officials of the United States Government if the State officials refuse to register them.

It will eliminate tedious, unnecessary lawsuits which delay the right to vote.

Finally, this legislation will ensure that properly registered individuals are not prohibited from voting.

I will welcome the suggestions from all of the Members of Congress–I have no doubt that I will get some–on ways and means to strengthen this law and to make it effective. But experience has plainly shown that this is the only path to carry out the command of the Constitution.

To those who seek to avoid action by their National Government in their own communities; who want to and who seek to maintain purely local control over elections, the answer is simple:

Open your polling places to all your people.

Allow men and women to register and vote whatever the color of their skin.

Extend the rights of citizenship to every citizen of this land.

THE NEED FOR ACTION

There is no constitutional issue here. The command of the Constitution is plain.

There is no moral issue. It is wrong–deadly wrong–to deny any of your fellow Americans the right to vote in this country.

There is no issue of States rights or national rights. There is only the struggle for human rights.

I have not the slightest doubt what will be your answer.

The last time a President sent a civil rights bill to the Congress it contained a provision to protect voting rights in Federal elections. That civil rights bill was passed after 8 long months of debate. And when that bill came to my desk from the Congress for my signature, the heart of the voting provision had been eliminated.

This time, on this issue, there must be no delay, no hesitation and no compromise with our purpose.

We cannot, we must not, refuse to protect the right of every American to vote in every election that he may desire to participate in. And we ought not and we cannot and we must not wait another 8 months before we get a bill. We have already waited a hundred years and more, and the time for waiting is gone.

So I ask you to join me in working long hours–nights and weekends, if necessary–to pass this bill. And I don’t make that request lightly. For from the window where I sit with the problems of our country I recognize that outside this chamber is the outraged conscience of a nation, the grave concern of many nations, and the harsh judgment of history on our acts.

WE SHALL OVERCOME

But even if we pass this bill, the battle will not be over. What happened in Selma is part of a far larger movement which reaches into every section and State of America. It is the effort of American Negroes to secure for themselves the full blessings of American life.

Their cause must be our cause too. Because it is not just Negroes, but really it is all of us, who must overcome the crippling legacy of bigotry and injustice.

And we shall overcome.

As a man whose roots go deeply into Southern soil I know how agonizing racial feelings are. I know how difficult it is to reshape the attitudes and the structure of our society.

But a century has passed, more than a hundred years, since the Negro was freed. And he is not fully free tonight.

It was more than a hundred years ago that Abraham Lincoln, a great President of another party, signed the Emancipation Proclamation, but emancipation is a proclamation and not a fact.

A century has passed, more than a hundred years, since equality was promised. And yet the Negro is not equal.

A century has passed since the day of promise. And the promise is unkept.

The time of justice has now come. I tell you that I believe sincerely that no force can hold it back. It is right in the eyes of man and God that it should come. And when it does, I think that day will brighten the lives of every American.

For Negroes are not the only victims. How many white children have gone uneducated, how many white families have lived in stark poverty, how many white lives have been scarred by fear, because we have wasted our energy and our substance to maintain the barriers of hatred and terror?

So I say to all of you here, and to all in the Nation tonight, that those who appeal to you to hold on to the past do so at the cost of denying you your future.

This great, rich, restless country can offer opportunity and education and hope to all: black and white, North and South, sharecropper and city dweller. These are the enemies: poverty, ignorance, disease. They are the enemies and not our fellow man, not our neighbor. And these enemies too, poverty, disease and ignorance, we shall overcome.

AN AMERICAN PROBLEM

Now let none of us in any sections look with prideful righteousness on the troubles in another section, or on the problems of our neighbors. There is really no part of America where the promise of equality has been fully kept. In Buffalo as well as in Birmingham, in Philadelphia as well as in Selma, Americans are struggling for the fruits of freedom.

This is one Nation. What happens in Selma or in Cincinnati is a matter of legitimate concern to every American. But let each of us look within our own hearts and our own communities, and let each of us put our shoulder to the wheel to root out injustice wherever it exists.

As we meet here in this peaceful, historic chamber tonight, men from the South, some of whom were at Iwo Jima, men from the North who have carried Old Glory to far corners of the world and brought it back without a stain on it, men from the East and from the West, are all fighting together without regard to religion, or color, or region, in Viet-Nam. Men from every region fought for us across the world 20 years ago.

And in these common dangers and these common sacrifices the South made its contribution of honor and gallantry no less than any other region of the great Republic–and in some instances, a great many of them, more.

And I have not the slightest doubt that good men from everywhere in this country, from the Great Lakes to the Gulf of Mexico, from the Golden Gate to the harbors along the Atlantic, will rally together now in this cause to vindicate the freedom of all Americans. For all of us owe this duty; and I believe that all of us will respond to it.

Your President makes that request of every American.

PROGRESS THROUGH THE DEMOCRATIC PROCESS

The real hero of this struggle is the American Negro. His actions and protests, his courage to risk safety and even to risk his life, have awakened the conscience of this Nation. His demonstrations have been designed to call attention to injustice, designed to provoke change, designed to stir reform.

He has called upon us to make good the promise of America. And who among us can say that we would have made the same progress were it not for his persistent bravery, and his faith in American democracy.

For at the real heart of battle for equality is a deep-seated belief in the democratic process. Equality depends not on the force of arms or tear gas but upon the force of moral right; not on recourse to violence but on respect for law and order.

There have been many pressures upon your President and there will be others as the days come and go. But I pledge you tonight that we intend to fight this battle where it should be fought: in the courts, and in the Congress, and in the hearts of men.

We must preserve the right of free speech and the right of free assembly. But the right of free speech does not carry with it, as has been said, the right to holler fire in a crowded theater. We must preserve the right to free assembly, but free assembly does not carry with it the right to block public thoroughfares to traffic.

We do have a right to protest, and a right to march under conditions that do not infringe the constitutional rights of our neighbors. And I intend to protect all those rights as long as I am permitted to serve in this office.

We will guard against violence, knowing it strikes from our hands the very weapons which we seek–progress, obedience to law, and belief in American values.

In Selma as elsewhere we seek and pray for peace. We seek order. We seek unity. But we will not accept the peace of stifled rights, or the order imposed by fear, or the unity that stifles protest. For peace cannot be purchased at the cost of liberty.

In Selma tonight, as in every–and we had a good day there–as in every city, we are working for just and peaceful settlement. We must all remember that after this speech I am making tonight, after the police and the FBI and the Marshals have all gone, and after you have promptly passed this bill, the people of Selma and the other cities of the Nation must still live and work together. And when the attention of the Nation has gone elsewhere they must try to heal the wounds and to build a new community.

This cannot be easily done on a battleground of violence, as the history of the South itself shows. It is in recognition of this that men of both races have shown such an outstandingly impressive responsibility in recent days–last Tuesday, again today,

RIGHTS MUST BE OPPORTUNITIES

The bill that I am presenting to you will be known as a civil rights bill. But, in a larger sense, most of the program I am recommending is a civil rights program. Its object is to open the city of hope to all people of all races.

Because all Americans just must have the right to vote. And we are going to give them that right.

All Americans must have the privileges of citizenship regardless of race. And they are going to have those privileges of citizenship regardless of race.

But I would like to caution you and remind you that to exercise these privileges takes much more than just legal right. It requires a trained mind and a healthy body. It requires a decent home, and the chance to find a job, and the opportunity to escape from the clutches of poverty.

Of course, people cannot contribute to the Nation if they are never taught to read or write, if their bodies are stunted from hunger, if their sickness goes untended, if their life is spent in hopeless poverty just drawing a welfare check.

So we want to open the gates to opportunity. But we are also going to give all our people, black and white, the help that they need to walk through those gates.

THE PURPOSE OF THIS GOVERNMENT

My first job after college was as a teacher in Cotulla, Tex., in a small Mexican-American school. Few of them could speak English, and I couldn’t speak much Spanish. My students were poor and they often came to class without breakfast, hungry. They knew even in their youth the pain of prejudice. They never seemed to know why people disliked them. But they knew it was so, because I saw it in their eyes. I often walked home late in the afternoon, after the classes were finished, wishing there was more that I could do. But all I knew was to teach them the little that I knew, hoping that it might help them against the hardships that lay ahead.

Somehow you never forget what poverty and hatred can do when you see its scars on the hopeful face of a young child.

I never thought then, in 1928, that I would be standing here in 1965. It never even occurred to me in my fondest dreams that I might have the chance to help the sons and daughters of those students and to help people like them all over this country.

But now I do have that chance—and I’ll let you in on a secret—I mean to use it. And I hope that you will use it with me.

This is the richest and most powerful country which ever occupied the globe. The might of past empires is little compared to ours. But I do not want to be the President who built empires, or sought grandeur, or extended dominion.

I want to be the President who educated young children to the wonders of their world. I want to be the President who helped to feed the hungry and to prepare them to be taxpayers instead of taxeaters.

I want to be the President who helped the poor to find their own way and who protected the right of every citizen to vote in every election.

I want to be the President who helped to end hatred among his fellow men and who promoted love among the people of all races and all regions and all parties.

I want to be the President who helped to end war among the brothers of this earth.

And so at the request of your beloved Speaker and the Senator from Montana; the majority leader, the Senator from Illinois; the minority leader, Mr. McCulloch, and other Members of both parties, I came here tonight–not as President Roosevelt came down one time in person to veto a bonus bill, not as President Truman came down one time to urge the passage of a railroad bill–but I came down here to ask you to share this task with me and to share it with the people that we both work for. I want this to be the Congress, Republicans and Democrats alike, which did all these things for all these people.

Beyond this great chamber, out yonder in 50 States, are the people that we serve. Who can tell what deep and unspoken hopes are in their hearts tonight as they sit there and listen. We all can guess, from our own lives, how difficult they often find their own pursuit of happiness, how many problems each little family has. They look most of all to themselves for their futures. But I think that they also look to each of us.

Above the pyramid on the great seal of the United States it says–in Latin–“God has favored our undertaking.”

God will not favor everything that we do. It is rather our duty to divine His will. But I cannot help believing that He truly understands and that He really favors the undertaking that we begin here tonight.

Lyndon Johnson


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21 agosto, 2019

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