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Tribunale - Toghe al chiodo per cinque giorni, sul piede di guerra tutta l'avvocatura viterbese - Le motivazioni della protesta fino al 25 ottobre

“Riforma della prescrizione? Deriva populista e forcaiola, siamo pronti al referendum”

di Silvana Cortignani

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Astensione degli avvocati contro la riforma della prescrizione

Astensione degli avvocati contro la riforma della prescrizione

Viterbo – Astensione in massa dell’avvocatura viterbese contro la riforma della prescrizione. Pronti a sensibilizzare l’opinione pubblica e a promuovere un referendum, o altre forme eclatanti di protesta, se sarà necessario, contro una legge ingiusta e liberticida. A partire dalla cinque giorni di toghe al chiodo” che si è aperta ieri anche al palazzo di giustizia del Riello.

Sul piede di guerra non solo i penalisti, in sciopero da ieri fino a venerdì su tutto il territorio nazionale, ma anche tutti gli altri, che a Viterbo si assoceranno alla protesta dei colleghi nella giornata di venerdì 25 ottobre, quando è prevista un’astensione generale da tutte le attività e una paralisi generale delle udienze, comprese quelle civili. Nel frattempo continueranno a essere celebrati i soli processi penali in cui sono coinvolti imputati agli arresti o sottoposti ad altre misure cautelari.

L’eccezionale stato di mobilitazione è stato presentato ieri nel corso di una conferenza stampa congiunta dell’ordine degli avvocati presieduto da Marco Prosperoni, della camera penale presieduta dall’avvocato Roberto Alabiso, della camera civile presieduta da Rosita Ponticiello, su impulso dell’avvocato Luigi Sini per l’Organismo congressuale forense, allargata anche alle associazioni Aiga (presieduta da Angelo Poli) e Aifa (presieduta da Elisa Tosini).


– Contro la riforma della prescrizione, stop di cinque giorni dei penalisti


“Dobbiamo difenderci dal fine processo mai”

Lo ha detto il presidente dell’ordine degli avvocati Marco Prosperoni, definendo “sentinelle contro le ingiustizie e gli errori dello stato” i giornalisti di cronaca giudiziaria e gli avvocati.

“La prescrizione non è un trucco, ma un diritto fondamentale di ogni essere umano, sancito dall’articolo 111 della carta costituzionale. Un diritto fondamentale, non un lusso“, ha proseguito, sottolineando come lo stop alla prescrizione dopo il primo grado, che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2020, non acceleri i processi, semmai il contrario. 

“Tutto l’opposto di quello che vogliono farci credere. Non va a vantaggio delle vittime o delle parti offese, che hanno diritto a risposte rapide e immediate da parte dello stato, e che invece rischiano di vedere allungare a 20-30 anni i tempi di attesa per avere giustizia”.


“Pronti a chiedere un referendum”

Il presidente della camera penale Roberto Alabiso, coi colleghi Marco Russo, Sergio e Andrea Racioppa, era tra gli 800 penalisti che si sono riuniti domenica a Taormina. “Noi a Taormina, mentre i giovani dell’Aiga erano a Messina. Grande assente il ministro della giustizia, che, nonostante sia anche avvocato, ha preferito invece andare a Eurochocolat a Perugia”, ha esordito polemicamente, portando i dati Eurispes sull’andamento dei processi in Italia, il 63% dei quali rinviati per assenza dei testimoni o vizi di notifica, “anche se il presidente dell’Anm dice di non credere alle statistiche”.

“Le procure non sono in grado di presentare fascicoli completi al giudicante, mentre le indagini, a meno che non siano casi mediatici o eclatanti, vanno avanti anche 3-4 anni. Per questo siamo pronti a iniziative clamorose e a chiedere un referendum”. 

“La riforma della prescrizione è un passo indietro, inutile sul fronte della certezza della pena, mentre toglie anche la certezza del processo. I cittadini devono saperlo, prima di andare a votare. Il primo gennaio 2020 finisce il diritto. Il processo penale è una pistola carica puntata contro tutti i cittadini“.


“Una riforma sciagurata”

Non ha mancato di sottolinearlo l’avvocato Luigi Sini, rappresentante viterbese dell’Organismo congressuale forense, nel ricordare che il progetto di legge in vigore dal primo gennaio è del precedente governo. 

Stop alla propaganda. La chiamano sospensione della prescrizione, ma va chiamata col suo nome, ovvero interruzione della prescrizioneUn 18enne imputato oggi in un caso minore rischia, con la riforma della prescrizione, di vedersi giudicare in via definitiva a 40 anni, quando magari avrà un lavoro, moglie e figli piccoli da crescere. Qualora venisse condannato alla reclusione, dove sta più, dopo 20-30 anni, il fine riabilitativo della pena? Ratio della giustizia non è punire, ma siamo tornati indietro di duemila anni. Il popolo è tornato a volere il sangue nell’arena“, ha detto.


“Deriva populista e forcaiola”

Così ha definito la riforma l’avvocato Angelo Poli per l’Aiga, citando Cesare Beccaria. Rosta Ponticiello della camera civile ha puntato il dito contro le inevitabili ricadute in ambito civilistico. Elana Tosini per l’Aiaf ha rimarcato gli effetti gravissimi in materia di famiglia, col rischio di prolungare per decenni le situazioni di conflitto”. 

Silvana Cortignani


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22 ottobre, 2019

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