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Viterbo - Parla il presidente della società idrica Andrea Bossola - Replica a Erbetti e va oltre: 35 milioni di fatture non pagate, la tariffa che deve coprire il servizio, la politica incapace di decidere, i consumi eccessivi e il Cobalb

“Talete è in crisi e non può investire, le infrastrutture muoiono e la rete è un colabrodo”

di Giuseppe Ferlicca

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Andrea Bossola

Andrea Bossola

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Andrea Bossola

Andrea Bossola

Viterbo – “I crediti Talete li deve ricevere dai cittadini, dalle famiglie. La società ha un debito di 43 milioni, per questo è in crisi”. Andrea Bossola, ingegnere, è il presidente di Talete in un momento difficile e con un compito che lo è ancora di più. Evitare alla società il baratro del fallimento. Al consigliere comunale Massimo Erbetti (M5s), secondo cui la situazione non è così nera come si vorrebbe far credere: “Sbaglia. L’azienda ha una crisi finanziaria molto importante”. Bossola replica coi numeri ma va oltre. I 35 milioni di crediti che non riesce a esigere da cittadini, aziende e comuni, dato aggiornato a domenica primo dicembre. Il problema della tariffa. “L’acqua è democratica, i ricchi pagano di più e i poveri meno e incide per il 3% sul paniere di spese per gas, luce, condominio e rifiuti”. Il consumo eccessivo d’acqua, la dispersione e le infrastrutture obsolete. E una politica distratta a voler essere gentili, chiamata a prendere coscienza: “Dovranno farlo o i loro figli un giorno apriranno i rubinetti ma l’acqua non uscirà”.

Presidente Bossola, Talete oggi è in seria difficoltà. Crediti che non riesce a riscuotere, debiti, infrastrutture malridotte. Come ci si è arrivati?
“Talete da 17 anni è regolata – spiega Andrea Bossola – la sua tariffa dovrebbe coprire i costi. Poi, per meri errori materiali e uso un po’ di sarcasmo in questo, quando bisognava aumentare le tariffe per coprire i costi, non è stato proprio fatto così”.

La tariffa non copre i costi e Talete cosa ha fatto?
“Ha effettuato un’operazione d’efficientamento come poteva: se ne vanno dieci persone e non ne riassumi altre, devi fare alcune cose e non le fai. Così il servizio viene meno, ma è l’unica maniera possibile quando i ricavi non coprono i costi, per avere equilibrio economico. Da qualche anno l’azienda ha un equilibrio economico. I ricavi sono pari ai costi. Ma il ricavo in un conto economico è l’emissione di una fattura ed emettere fattura non corrisponde a un pagamento”.

Talete fattura ma non incassa quanto dovrebbe?
“Come ho più volte sottolineato, il problema di Talete è finanziario. Si fattura 100 incassando 80, di conseguenza si hanno costi per 100 e debiti per 20. Tutte le mattine controllo quanto abbiamo fatturato e quanto abbiamo di crediti. Talete, da quando è nata a oggi, ha fatturato 291 milioni 835mila 350,30 euro. Sfortunatamente ha incassato solo 257 milioni 494mila 349,99 euro. Ha un credito verso i suoi utenti, alla data di stanotte alle 2, di 35 milioni 341mila euro. L’azienda vanta un credito dai cittadini, dalle aziende e non solo. Anche da scuole, caserme, ospedali, carceri. Non avendo questi 35 milioni, guarda caso ha un debito verso i fornitori di un ordine di grandezza identico. Ovvero, l’azienda si sta facendo finanziare dai suoi fornitori”.

E chi sono i fornitori di Talete?
“Sono quelli che effettuano i lavori. Che non paghiamo. Il fisco, che non si paga, sono gli stessi comuni che all’atto del passaggio nella società hanno ceduto i loro mutui, chiedendo di pagare in loro luogo le rate. Ma se i cittadini non pagano, le rate non si possono pagare. E qui nasce un altro problema. Essendo i comuni anche soci Talete, in passato su loro pressione venivano pagati. Da quando ci sono io, li pago pari passi, altrimenti farei bancarotta privilegiata. Se invece di pagare chi mi ha emesso fattura pagassi prima il comune, in caso di fallimento io avrei privilegiato il socio rispetto a un terzo. È esattamente l’inverso quello che bisogna fare. Ecco perché quando il consigliere Erbetti dice che va tutto bene madama la marchesa, sbaglia. L’azienda ha una crisi finanziaria molto importante. Io sto tentando di raggiungere un equilibrio economico e finanziario”.

In che modo?
“Anche attraverso un’istanza al soggetto indipendente che regola il servizio, Arera. Esistono fondi per aziende in difficoltà. Sono prestiti, non sono regali e per accedervi occorre effettuare prima alcuni passaggi. Il mio predecessore un tentativo l’ha fatto, ma è rimasto sospeso, anche perché non erano stati effettuati tutti i passaggi necessari. Invece adesso, grazie a quattro mesi di lavoro, l’istanza è stata predisposta, mandata all’ente di governo locale per inviarla ad Arera”.

L’istanza per richiedere il finanziamento. Cosa prevede?
“Questa istanza cosa può prevedere? Chi è che deve riequilibrare economicamente e finanziariamente una società che fa servizio pubblico. Il cittadino. Non c’è altro soggetto. Se non hanno pagato prima devono pagare dopo. Questo concetto è espresso da anni nelle regole del gioco. Essendo un servizio regolato dove c’è la copertura dei costi, quando i ricavi non coprono i costi, nel futuro i cittadini pagheranno di più per recuperare lo squilibrio nel passato. Quello che ho cercato di spiegare ai miei soci è che prima dobbiamo riequilibrare Talete e poi accedere al finanziamento che consentirebbe all’azienda d’iniziare a mettere mano all’altro problema esistente”.

L’altro problema, ovvero gli investimenti?
“Essendo una società poco capitalizzata e non potendo accedere al credito, gli investimenti non si possono effettuare. La tariffa copre solo i costi operativi. Se io non faccio investimenti, ovviamente le infrastrutture invecchiano e muoiono. Non esiste santa Madre Teresa di Calcutta, o i caschi blu o l’Onu che possano pagare gli investimenti dei cittadini al posto dei cittadini. A meno che qualcuno non finanzi con la fiscalità diretta. Ma sapendo l’attuale situazione dello stato italiano e la discussione all’interno del governo, conoscendo molto bene il ministro delle Finanze, non credo che abbiano appostato soldi da investire in infrastrutture. Perché non li hanno”.

Da più parti, e non è la prima volta, è stata invocata la regione Lazio per ottenere fondi.
“Quando si dice ci metterà i soldi la regione, comunque siamo sempre noi. Lo stato siamo sempre noi, la provincia siamo sempre noi. Sempre noi mettiamo i soldi. Non c’è un terzo soggetto che può farlo”.

Quindi a pagare sono i cittadini, non c’è alternativa?
“Ma l’acqua è molto democratica. I ricchi pagano di più e i poveri meno. In più esiste il bonus idrico e i molto poveri non pagano proprio. La regolazione tariffaria del servizio idrico è una delle migliori in Europa. La stessa utilizzata per l’energia elettrica. Quello che non si vuole comprendere è che qui c’è un errore di fondo. L’azienda è poco capitalizzata e non ha accesso al credito. Il capitale lo devono mettere i soci, ovvero i comuni. Se i comuni non avevano i soldi per capitalizzare non si dovevano mettere in quest’avventura. Dovevano delegare altri che avevano soldi da mettere e controllarli. Ma non voglio alimentare polemiche. Io ho solo chiesto ai soci come intendessero muoversi in questa situazione. Se vogliono, possono chiedere un parere ad altri. Fin quando non mi diranno quanti soldi sono in grado di metterci, io non ho soluzioni. Non sono Mago Zurlì”.

Ma un’idea ce l’avrà, in generale.
“Bisogna fare una tariffa unica nazionale, ristatalizzare le infrastrutture idriche, perché il problema dei sindaci che sono molto coinvolti, dipende da un fatto banalissimo. Le infrastrutture oggi sono demanio comunale, mentre quelle del gas e dell’energia elettrica sono statali. Conseguentemente, i sindaci sono costretti a essere responsabili della tariffa idrica e questo da un punto di vista elettorale è un argomento molto difficile da gestire e crea il problema stesso della tariffa”.

Il problema della tariffa può provare a spiegarlo?
“La tariffa dell’acqua incide per il 3% sul paniere delle spese elettriche, gas, condominio e rifiuti in una famiglia, ma è argomento di dibattito inutile, mi consenta questo aggettivo, da anni. Di cosa parliamo? Perché quando l’energia elettrica aumenta del 7% nessuno dice nulla e quando arriva un incremento del 7% per l’acqua, pur essendo più basso, accade il contrario?

Un’attenzione così forte verso i costi del servizio idrico e non per altri come luce o gas come se la spiega?
“Non riusciamo a spiegare ai cittadini che è vero che l’acqua è un bene comune, ma la merda non è sicuramente un bene comune. Spero che riporterà questa battuta in modo più anglosassone… la tariffa dell’acqua è per il 64,5% per fognature e depurazione. Come possiamo pensare che non vogliamo far pagare ai cittadini i liquami che invadono laghi e fiumi della provincia di Viterbo? Io mi aspetterei dalla politica una discussione più alta”.

Lei ha parlato anche di un eccessivo consumo d’acqua nella Tuscia. Da collegare sempre alla tariffa?
“Non avendo valore, la gente l’acqua la spreca. Una soluzione da sempre prospettata ai miei soci, è di seguire l’esempio della Danimarca. Avevano lo stesso problema, il sindaco di Copenaghen ha triplicato da un giorno all’altro la bolletta, il risultato è che per i cittadini il costo è rimasto lo stesso. Prima consumavano 285 litri al giorno per abitante e oggi 109. Questa è politica alta”.

Ci vorrebbe una presa di coscienza forte da parte di una politica locale che pare guardare altrove.
“Ho una speranza. I miei interlocutori della politica sanno che prima o poi si dovranno sedere tutti insieme. Questo è un argomento in cui l’appartenenza politica non dovrebbe proprio esistere. Ne va del futuro della prossima generazione. Come ho sottolineato più volte ai miei amici sindaci, avranno il problema che i loro figli apriranno il rubinetto e l’acqua non uscirà”.

Si torna al problema d’infrastrutture obsolete e condutture che perdono acqua lungo il percorso?
“Quando si parla di un’infrastruttura che si è invecchiata, quelle dell’acqua nel viterbese perdono più del 60%. Quando la soglia del 60 diventa 70 è come se lei buttasse l’acqua dentro a uno scolapasta. Al rubinetto non arriva più niente. Io più di una volta l’ho detto e nessuno su tutto il territorio nazionale mi ha smentito: bisogna investire per mantenere le infrastrutture. Lo dicevo quindici anni fa. Cento euro ad abitante l’anno. Altrimenti le infrastrutture moriranno. Siccome sono quindici anni che non s’investe, tra dieci anni sarà finito tutto. Morto tutto. È come non riparare il ponte di Genova. La stessa identica cosa. Se non si cambia un contatore, dopo sette anni non funziona. Una pompa dopo sette anni non funziona. Quarant’anni fa ho progettato il sottopasso di San Pietro, nessuno ha mai cambiato la pompa e quando piove lo devono chiudere”.

Pompe che si guastano fa venire in mente il Cobalb, sistema di depurazione per i comuni del lago di Bolsena. Tanto per cambiare, è in enorme difficoltà.
“Il Cobalb è fallito perché nessuno ha mai pagato quanto avrebbe dovuto. Sono tutti buoni a parlare. Lì i tubi perdono e siccome portano liquame, il liquame finisce nel lago. Ma quelle pompe chi le doveva riparare? Con quali soldi? Chi glieli dà i soldi al Cobalb se non i cittadini? Se nessuno aumenta le tariffe, con quello che pagano alcuni comuni che si fanno belli dicendo che loro hanno una tariffa idrica pari a 0,8 dove si va? Ho distribuito un documento ai consiglieri comunali in cui è riportato come la tariffa dell’acqua nella Tuscia sia più bassa di Chiscinau, comune della Moldavia, dove ho fatto il direttore d’acquedotto. Non credo che la capacità di pagare da parte dei cittadini viterbesi sia inferiore a quella dei moldavi. Il problema è politico e demagogico. Chi parla mi deve dare la soluzione. Forse pensano di stampare denaro per finanziare le infrastrutture? Non ci è più concesso di stamparlo, grazie a Dio. Stampando denaro siamo finiti dove siamo finiti, con uno dei debiti pubblici fra i più alti al mondo”.

Giuseppe Ferlicca


Articoli: Franco Caprioli: “A Talete servono capitali e la soluzione è aumentare la tariffa”– Erbetti (M5s):  “40 milioni di crediti e dicono che la Talete è sull’orlo del fallimento…”


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2 dicembre, 2019

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